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I My Silent Wake
rappresentano una fra le band di punta nella seconda ondata di white
metal. Pregi di questo gruppo sono la grande classe, i moltissimi mezzi,
spesso anche economici, la determinazione impressionante che spesso fa
rabbrividire i cugini del secular. Fatalmente però è quasi sempre troppo
facile rintracciare in questi dischi riferimenti, a volte pure troppo
marcati, nei confronti di gruppi-icona nella musica che si suona.
Ovviamente per i britannici, fin dal nome, si va a parare sui
conterranei My Dying Bride.
Et lux perpetua apre l’opera, canzone pesante che si
risolve inaspettatamente in una coda suadente. Con Death becomes
us nostri rendono omaggio ad un altro monumento del doom: i
lisergici ed ovviamente inglesi Cathedral, influenza
riscontrabile in tutto il pezzo ed in particolare sulla voce. Segue la
bellissima Bleak endless winter, profonda e catacombale,
in cui si alternano sapientemente tenebre e luce. Quindi
l’interlocutoria Father, prog e prolissa. Graven
years sembra riecheggiare le atmosfere dell’immortale "Icon"
dei Paradise Lost. Non poteva certo mancare la canzone
sabbathiana ed eccola qua: My silent wake servita fresca e
saporita. Con Between wake and sleep i MSW
riprendono addirittura gli anni ’60 alla The Doors e Grateful
Dead. Si chiude con un’altra perla: Journey's end, che
pur fra suggestioni elettroniche rimanda a tempi andati.
Rischiamo di assuefarci al grandissimo spessore musicale e
lirico-visionario dei My Silent Wake. Certi, i mostri sacri sono
citati a iosa, ma il déjà-vu e la stanchezza non affiorano quasi mai.
Per gli appassionati delle atmosfere retrò acquisto obbligato. Vivamente
consigliato a tutti gli altri.
Daniele E.
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