Italian Christian Metal Website  -  Il sito italiano dedicato al Metallo Cristiano

Menu

 
 
Band Links
 
 
 
 

 

MYCHILDREN MYBRIDE
Unbreakable
swedecore
2008 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/mcmb

 

È una pratica abbastanza comune che le più importanti case discografiche (in questo caso mi riferisco alla Solid State Records, famosa per trattare alcune tra le migliori christian metalcore bands) prendano sotto la loro cura band emergenti che ancora non hanno pubblicato alcuna release, così da permettere loro di aver un esordio abbastanza pubblicizzato e anche un certo margine di "garanzia" sulla qualità del platter per chi si avvicinasse al lavoro della band pur non avendo ascoltato alcuna traccia. Non sempre le band emergenti soddisfano le aspettative richieste, ma in questo caso posso dire che il risultato è più che soddisfacente, in quanto basta poco per rendersi conto di come "Unbreakable", debut release dei MyChildren MyBride, sia degna di portare il marchio di fabbrica Solid State.

La song di apertura Faithless presenta una struttura molto interessante: apre con la chitarra solista e con la ritmica in accompagnamento che eseguono riff di stampo swedish death, per poi passare entrambe a suonare core appena il vocalist comincia a urlare a squarciagola; nel refrain vengono eseguiti riff melodici, subito dopo si passa a un breakdown molto lento e possente finché quest'ultimo viene trasformato in un'ondata di violenti fill, rapidissimi riff e growling non gutturale che tiene il passo degli strumenti. Nel finale ritorna l'apertura ma questa volta la ritmica esegue un riff core a parte, seguito anche dal basso. Nella successiva On wings of integrity manca completamente la componente death melodica vista nella prima song, in quanto questa traccia è puramente metalcore: il growl spesso è molto vicino a un cantato in clean voice, i fill di batteria sono caratterizzati principalmente da doppio pedale e piatti, con qualche colpo di rullante negli stacchi, le chitarre e il basso eseguono riff molto simili ma abbastanza profondi, e la durata breve della song (appena 2:40) contribuisce a non renderla ripetitiva e noiosa. The machinist presenta dei riff tecnici anche se con una struttura molto semplice (riff principale - breakdown - riff melodico) che si ripete spesso negli abbondanti 4 minuti di durata. A compensare questo troviamo però batterista e vocalist che danno il meglio di loro: il primo esegue dei fill velocissimi e fantasiosi, che necessitano di più ascolti per essere apprezzati al meglio, mentre il secondo si lancia dapprima in uno screaming molto basso e dopo utilizza anche il growl gutturale, per poi tornare a cantare in un growl core.

Passiamo a Headshot!, una bella track che apre in modo devastante con fill martellanti e riff core, per passare poi a breakdown e a arrangiamenti swedish più lenti. Peccato che il growl sia dilettantistico e in alcuni casi decisamente troppo vicino al clean voice, per una canzone con un impatto ritmico così trascinante sarebbe stato opportuno dedicare un po' più di attenzione al cantato. Ma non facciamoci influenzare troppo da questa nota dolente dato che il meglio deve ancora venire: già con Boris the blade abbiamo un assaggio di come sarà la seconda parte del platter: voce impeccabile che passa dallo scream a un growl grezzo e cupo per poi tornare su quello non gutturale, sugli arrangiamenti più veloci e martellanti, batteria che non si smentisce, chitarra solista che si sbizzarrisce in riff swedish e ritmica che a tratti segue il riff principale e a tratti crea un'atmosfera quasi orchestrale con note melodiche. Severance ha un'ottima apertura core ma poi diventa piuttosto confusionaria e ripetitiva; non incide abbastanza ma non è certo pessima. Versus è una splendida track, i riff sono coinvolgenti e puliti, i fill mai noiosi e prevedibili, anche il growl non è male e regge alla perfezione il confronto con l'impatto strumentale. Nemmeno ce ne rendiamo conto e siamo già in Waves of oppression, che riprende lo stile della precedente e si dimostra addirittura migliore in quanto si aggiunge un possente breakdown dal quale segue uno splendido intreccio melodico di chitarre e fill martellanti; è possibile anche sentire i colpi di basso che danno un tocco di profondità in più. Circle in the sky apre con una cavalcata di chitarra alla quale si unisce il violento rullante della batteria prima di esplodere in violenza moshcore con l'inizio del cantato. La seconda parte della traccia è più malinconica e riflessiva, anche se non mancano possenti stacchi core. Chiude il platter Chocke, sullo stile delle precedenti, con un refrain particolarmente melodico e evocativo a livello strumentale, ma cantato in scream; nella parte finale troviamo un ottimo inserimento orchestrale di violini e pianoforte, della cui registrazione si è occupato l'ottimo batterista Brian Hood.

In sostanza quella che abbiamo tra le mani è un'ottima release nel panorama metalcore statunitense. Il platter è caratterizzato da tante sfumature che a volte vengono trascurate in un primo ascolto; per chi preferisse qualcosa di più immediato e orecchiabile sicuramente potrebbe sembrare scarso ma non è così, sotto l'apparenza si nasconde una delle tante giovani promesse del metalcore odierno. Anche in questo caso Solid State Records ha fatto un ottimo lavoro.

Francesco Pellegrino

VOTO

88

 

 Best view:  No Firefox!   Optimized:  FONT: Old-English ( —> download Old-English font <—); SCHERMO: 1280x1024   Credit:  Template by Vocinelweb.it