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È una pratica abbastanza comune che le più
importanti case discografiche (in questo caso mi riferisco alla Solid
State Records, famosa per trattare alcune tra le migliori christian
metalcore bands) prendano sotto la loro cura band emergenti che ancora
non hanno pubblicato alcuna release, così da permettere loro di aver un
esordio abbastanza pubblicizzato e anche un certo margine di "garanzia"
sulla qualità del platter per chi si avvicinasse al lavoro della band
pur non avendo ascoltato alcuna traccia. Non sempre le band emergenti
soddisfano le aspettative richieste, ma in questo caso posso dire che il
risultato è più che soddisfacente, in quanto basta poco per rendersi
conto di come "Unbreakable", debut release dei MyChildren MyBride,
sia degna di portare il marchio di fabbrica Solid State.
La song di apertura Faithless
presenta una struttura molto interessante: apre con la chitarra solista
e con la ritmica in accompagnamento che eseguono riff di stampo swedish
death, per poi passare entrambe a suonare core appena il vocalist
comincia a urlare a squarciagola; nel refrain vengono eseguiti riff
melodici, subito dopo si passa a un breakdown molto lento e possente
finché quest'ultimo viene trasformato in un'ondata di violenti fill,
rapidissimi riff e growling non gutturale che tiene il passo degli
strumenti. Nel finale ritorna l'apertura ma questa volta la ritmica
esegue un riff core a parte, seguito anche dal basso. Nella successiva
On wings of integrity manca completamente la componente
death melodica vista nella prima song, in quanto questa traccia è
puramente metalcore: il growl spesso è molto vicino a un cantato in
clean voice, i fill di batteria sono caratterizzati principalmente da
doppio pedale e piatti, con qualche colpo di rullante negli stacchi, le
chitarre e il basso eseguono riff molto simili ma abbastanza profondi, e
la durata breve della song (appena 2:40) contribuisce a non renderla
ripetitiva e noiosa. The machinist presenta dei riff
tecnici anche se con una struttura molto semplice (riff principale -
breakdown - riff melodico) che si ripete spesso negli abbondanti 4
minuti di durata. A compensare questo troviamo però batterista e
vocalist che danno il meglio di loro: il primo esegue dei fill
velocissimi e fantasiosi, che necessitano di più ascolti per essere
apprezzati al meglio, mentre il secondo si lancia dapprima in uno
screaming molto basso e dopo utilizza anche il growl gutturale, per poi
tornare a cantare in un growl core.
Passiamo a Headshot!, una bella track
che apre in modo devastante con fill martellanti e riff core, per
passare poi a breakdown e a arrangiamenti swedish più lenti. Peccato che
il growl sia dilettantistico e in alcuni casi decisamente troppo vicino
al clean voice, per una canzone con un impatto ritmico così trascinante
sarebbe stato opportuno dedicare un po' più di attenzione al cantato. Ma
non facciamoci influenzare troppo da questa nota dolente dato che il
meglio deve ancora venire: già con Boris the blade abbiamo
un assaggio di come sarà la seconda parte del platter: voce impeccabile
che passa dallo scream a un growl grezzo e cupo per poi tornare su
quello non gutturale, sugli arrangiamenti più veloci e martellanti,
batteria che non si smentisce, chitarra solista che si sbizzarrisce in
riff swedish e ritmica che a tratti segue il riff principale e a tratti
crea un'atmosfera quasi orchestrale con note melodiche. Severance
ha un'ottima apertura core ma poi diventa piuttosto confusionaria e
ripetitiva; non incide abbastanza ma non è certo pessima. Versus
è una splendida track, i riff sono coinvolgenti e puliti, i fill mai
noiosi e prevedibili, anche il growl non è male e regge alla perfezione
il confronto con l'impatto strumentale. Nemmeno ce ne rendiamo conto e
siamo già in Waves of oppression, che riprende lo stile
della precedente e si dimostra addirittura migliore in quanto si
aggiunge un possente breakdown dal quale segue uno splendido intreccio
melodico di chitarre e fill martellanti; è possibile anche sentire i
colpi di basso che danno un tocco di profondità in più. Circle in
the sky apre con una cavalcata di chitarra alla quale si unisce
il violento rullante della batteria prima di esplodere in violenza
moshcore con l'inizio del cantato. La seconda parte della traccia è più
malinconica e riflessiva, anche se non mancano possenti stacchi core.
Chiude il platter Chocke, sullo stile delle precedenti,
con un refrain particolarmente melodico e evocativo a livello
strumentale, ma cantato in scream; nella parte finale troviamo un ottimo
inserimento orchestrale di violini e pianoforte, della cui registrazione
si è occupato l'ottimo batterista Brian Hood.
In sostanza quella che abbiamo tra le mani è un'ottima release nel
panorama metalcore statunitense. Il platter è caratterizzato da tante
sfumature che a volte vengono trascurate in un primo ascolto; per chi
preferisse qualcosa di più immediato e orecchiabile sicuramente potrebbe
sembrare scarso ma non è così, sotto l'apparenza si nasconde una delle
tante giovani promesse del metalcore odierno. Anche in questo caso Solid
State Records ha fatto un ottimo lavoro.
Francesco Pellegrino
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