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NARCISSUS
Crave And Collapse
metalcore
2004 - Century Media
(USA)
www.myspace.com/narcissusrip

 

Mettete in un tritatutto "Satellite" e "Payable On Death" dei P.O.D., unite "Start Something" dei Lostprophets, qualcosa dei Creed, un tocco degli As I Lay Dying, un cantato che oscilla fra una lamentela e un classico screamo metalcore, e la voglia di non fare un brano che sia uno che possa essere accusato di essere commerciale (ma purtroppo neppure comprensibile). Ecco, avete fra le mani "Crave And Collapse" dei Narcissus. Se siete fan dei Manowar o metallari con una mente non troppo aperta potete anche evitare di leggere questa recensione su un Cd che probabilmente fischiereste dalla finestra dopo cinque minuti. Fatta questa premessa bisogna dire che i Narcissus si divertono a spiazzare l'ascoltatore con una continua alternanza all'interno dei brani di parti dilatate ed eteree ed altre più pesanti. Purtroppo per ottenere questo effetto sacrificano notevolmente la piacevolezza dell'ascolto costruendo pezzi che sembrano molto simili, forse anche troppo... Devo ammettere che arrivata all'ottava canzone sono stata tentata dall'idea di mettermi a fare una versione di latino, perché Seneca sarebbe stato più interessante... (certo se avessi avuto voglia di fare greco sarebbe stato anche peggio).

Quasi tutte le canzoni di "Crave And Collapse" seguono lo stesso schema, con la parte della strofa posata su una base di chitarra "meditativa" e con il ritornello condotto da uno screamo carino ma sentito e risentito troppe volte in troppi altri gruppi. Ogni tanto le chitarre diventano più pesanti e poi subito dopo ricadono nell'apatia. Salire, scendere, salire, scendere... e su tutto questo una voce che rischia di far venire il nervoso quando eccede nel lamentarsi. Uno dei pezzi migliori è l'iniziale Division of the figureheads in cui il cantante sembra in preda ad una crisi isterica e ad un attacco di panico, e questo se non altro rende il pezzo interessante. Crave and collapse ha un inizio cristallino e gentile, prosegue poi nell'alternanza fra pesantezza e leggerezza come tutti gli altri pezzi se non fosse per uno sfogo più melodico e comprensibile. Sounds of silver ricorda molto da vicino i P.O.D., però riesce a farsi apprezzare per la dolcezza. Pride/Politics è più energica rispetto alla media, e per questo si fa notare positivamente. To James si annuncia come un pezzo post grunge più deciso e se avessero limitato la voce pulita quasi da orante il pezzo ne avrebbe certo avuto giovamento. Indifference of living riesce a rilassare dopo tutto quanto è stato combinato in precedenza, e anche il finale con la campana che invita alla preghiera è decisamente azzeccato. A chiudere il tutto Grey, 1'38'' di chitarra classica che rispecchiano il titolo del brano. Ecco, questi sono i pezzi che secondo me riescono a distinguersi maggiormente. Gli altri...be', un po' troppo simili fra di loro, sono la mescolanza fra i gruppi citati in precedenza seguendo le stesse percentuali, e la loro presenza non fa altro che rendere l'album meno digeribile.

Per il resto: limitare la lunghezza dell'album scegliendo solo gli episodi migliori non avrebbe certo procurato un danno, così come evitare di inseguire l'originalità a tutti i costi, originalità che comunque è limitata per la facilità con cui vengono richiamati alla mente altri gruppi. L'idea di base non è certamente malvagia, ma la realizzazione purtroppo non ne è all'altezza.

Sofia Agostini

VOTO

65

 

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