La prima cosa che salterà subito all'occhio, come qualcuno mi faceva
notare, è l'assenza del leone Aslan in copertina. Certamente simbolo
di Cristo nelle Cronache di Narnia, ma leggendo tra le righe non
potrebbe essere interpretato, anche, come l'assenza della voce da
leone di Rivel? Eh si, infatti, è ormai appurato che il noto
cantante ha lasciato l'aspetto esecutivo per dedicarsi solo
all'aspetto "amministrativo" con la sua etichetta discografica, la
Rivel Records, che cambia il nome in Christian Music Sweden (CMSweden).
Lascia, quindi, il microfono (speriamo non per sempre) nei vari
gruppi in cui era impegnato; ne cito alcuni:
Divinefire,
Wisdom Call,
Audiovision e, per l'appunto,
Narnia.
Quindi la prima nota critica non può che essere dedicata al nuovo
cantante German Pascual. Ovviamente non è la voce calda e matura di
Rivel, ma devo dire che non ha molto da invidiare al suo
predecessore, ci si deve solo abituare alle nuove sonorità e colori.
Sicuramente la scelta non è caduta a caso sul primo di passaggio,
infatti nelle parti graffiate la voce è notevolmente simile a quella
di Christian Rivel; invece nelle parti in tessitura (ottava/e di
voce naturale, senza uso di registri come falsetto e testa) ho
notato una certa somiglianza con quella di Joey Tempest (Europe):
ascoltate le prime parole in One way to freedom. prima
di passare al resoconto complessivo del full-length composto da
dieci tracce, farei solo notare una cosa curiosa, scoperta mentre
ero alla caccia di info sulla nuova formazione: il bassista, che fa
capolino in numerose bands come Rob Rock, Divinefire,
Harmony, ecc., ora si fa chiamare Andreas Passmark, mentre io
lo conoscevo come Andreas Olsson. E dopo questa nota passiamo
all'ascolto di "Course Of Generation". Fin dalle prime
battute della rompighiaccio Sail around the world,
notiamo un ulteriore appesantimento stilistico rispetto al
precedente "Enter The Gate", che a sua volta cambiava
rispetto ai precedenti: partiti con uno stile neoclassico, con largo
uso di tastiere a mo' di clavicembali e simili, e giri
spudoratamente rinascimentali, i Narnia hanno poi abbandonato
già in "Enter The Gate" il voler a tutti i costi attenersi a
questa forma stilistica, anche se ogni tanto qualche riff ci ricorda
le loro origini. Qui, invece, l'indurimento del suono è sensibile e
il quasi abbandono delle tastiere ne è un valido campanello
d'allarme. Dita veloci sulle corde basse di chitarre molto sporche e
l'incessante uso della doppia cassa non lasciano molto spazio a
linee melodiche né tantomeno epicizzanti. Le numerose influenze
thrash e i ritmi molto serrati di quasi tutti i pezzi fanno
risultare il tutto un po' ripetitivo e pesante. Fanno prendere un
po' di fiato all'ascoltatore Scared, One way to
freedom e Behind the courtain. Nel complesso
non ci sono brani che rimangono particolarmente impressi per estro
inventivo, in compenso la parte riguardante arrangiamenti,
equalizzazioni e registrazione è molto ben fatta e merita un ascolto
attento.
Forse con questo lavoro i Narnia si sono voluti affacciare
ad un pubblico più heavy; album, quindi, non molto consigliato per
chi predilige la linea più classica e melodica del power, ma forse
un ottimo ascolto per chi cerca sonorità più ai limiti e cerca
soprattutto aggressività. Livello tecnico sempre alle stelle e
nessuna sbavatura lasciata al caso.