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The Great Fall
 
NARNIA
Enter The Gate

NARNIA
Narnia
 
 

 

NARNIA
Curse Of A Generation
power
2009 - Massacre Records
(Svezia)
www.myspace.com/narniaofficial

 

La prima cosa che salterà subito all'occhio, come qualcuno mi faceva notare, è l'assenza del leone Aslan in copertina. Certamente simbolo di Cristo nelle Cronache di Narnia, ma leggendo tra le righe non potrebbe essere interpretato, anche, come l'assenza della voce da leone di Rivel? Eh si, infatti, è ormai appurato che il noto cantante ha lasciato l'aspetto esecutivo per dedicarsi solo all'aspetto "amministrativo" con la sua etichetta discografica, la Rivel Records, che cambia il nome in Christian Music Sweden (CMSweden). Lascia, quindi, il microfono (speriamo non per sempre) nei vari gruppi in cui era impegnato; ne cito alcuni: Divinefire, Wisdom Call, Audiovision e, per l'appunto, Narnia.

Quindi la prima nota critica non può che essere dedicata al nuovo cantante German Pascual. Ovviamente non è la voce calda e matura di Rivel, ma devo dire che non ha molto da invidiare al suo predecessore, ci si deve solo abituare alle nuove sonorità e colori. Sicuramente la scelta non è caduta a caso sul primo di passaggio, infatti nelle parti graffiate la voce è notevolmente simile a quella di Christian Rivel; invece nelle parti in tessitura (ottava/e di voce naturale, senza uso di registri come falsetto e testa) ho notato una certa somiglianza con quella di Joey Tempest (Europe): ascoltate le prime parole in One way to freedom. prima di passare al resoconto complessivo del full-length composto da dieci tracce, farei solo notare una cosa curiosa, scoperta mentre ero alla caccia di info sulla nuova formazione: il bassista, che fa capolino in numerose bands come Rob Rock, Divinefire, Harmony, ecc., ora si fa chiamare Andreas Passmark, mentre io lo conoscevo come Andreas Olsson. E dopo questa nota passiamo all'ascolto di "Course Of Generation". Fin dalle prime battute della rompighiaccio Sail around the world, notiamo un ulteriore appesantimento stilistico rispetto al precedente "Enter The Gate", che a sua volta cambiava rispetto ai precedenti: partiti con uno stile neoclassico, con largo uso di tastiere a mo' di clavicembali e simili, e giri spudoratamente rinascimentali, i Narnia hanno poi abbandonato già in "Enter The Gate" il voler a tutti i costi attenersi a questa forma stilistica, anche se ogni tanto qualche riff ci ricorda le loro origini. Qui, invece, l'indurimento del suono è sensibile e il quasi abbandono delle tastiere ne è un valido campanello d'allarme. Dita veloci sulle corde basse di chitarre molto sporche e l'incessante uso della doppia cassa non lasciano molto spazio a linee melodiche né tantomeno epicizzanti. Le numerose influenze thrash e i ritmi molto serrati di quasi tutti i pezzi fanno risultare il tutto un po' ripetitivo e pesante. Fanno prendere un po' di fiato all'ascoltatore Scared, One way to freedom e Behind the courtain. Nel complesso non ci sono brani che rimangono particolarmente impressi per estro inventivo, in compenso la parte riguardante arrangiamenti, equalizzazioni e registrazione è molto ben fatta e merita un ascolto attento.

Forse con questo lavoro i Narnia si sono voluti affacciare ad un pubblico più heavy; album, quindi, non molto consigliato per chi predilige la linea più classica e melodica del power, ma forse un ottimo ascolto per chi cerca sonorità più ai limiti e cerca soprattutto aggressività. Livello tecnico sempre alle stelle e nessuna sbavatura lasciata al caso.

Ivan Zucchi

VOTO

78

 

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