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Ritorna
l’immancabile leone Aslan in copertina, ritornano i Narnia
con il loro terzo album. Se "Long Live The King" li ha
consacrati nell’universo del white, questo "Desert Land" fa
esplodere tutto il potenziale della band, qui espresso in maniera
davvero impeccabile. Le nove tracce dell’album in questione offrono
un heavy melodico dallo stile fortemente neoclassico in cui non
mancano momenti power e speed, presenti soprattutto nella prima
parte del disco. Il gruppo
svedese conta sempre sui già noti e validissimi elementi: il leader
e singer Christian Liljegren - di certo più conosciuto col cognome
Rivel - convincente su tutti i fronti: carismatico, energico…una
conferma e oramai una certezza. Non potevano poi mancare gli
splendidi assoli del grande Carljohan Grimmark (chitarre, ma anche
basso e tastiere in alcune tracce) le cui influenze malmsteeniane
sono sempre evidentissime; ascoltate su tutti i due brani
strumentali, la velocissima The light at the end of the tunnel
e la solenne e cadenzata Misty morning, in cui il
nostro sale in cattedra: da applausi. A completare Jacob Persson al
basso, Andreas Johansson (Hammerfall) dietro le pelli e
Martin Claesson alle tastiere.
A fare da
apripista la ritmata e trascinante Inner sanctum,
velocissima nella seconda parte grazie alla sfuriata di Grimmark.
Sullo stesso alto livello l’energica The witch and the lion
ispirata nelle lyrics dalla saga fantasy-cristiana "Le cronache di
Narnia" dello scrittore irlandese C.J. Lewis: "Aslan’s broken the
spell / They can't face the truth / They will all go to hell(burn) /
The witch & the lion / The battle between good and evil".
Nel disco non
sono presenti solo brani sparati e veloci: Falling from the
throne ma anche la solenne Revolution of mother earth,
aperta da toccanti note di tastiera, offrono il limpido esempio di
come i Narnia sappiano arpeggiare le giuste corde anche con
brani dalle ritmiche lente e modulate. In questi casi emerge ancora
di più l’ottima prova dietro il microfono di Mr. Rivel…e poi quegli
incredibili assoli…non ce n’è uno che non funzioni e che non faccia
emozionare! Sullo stesso livello abbiamo Angels are crying,
un accattivante heavy ritmato, seguita dalla veloce Walking
the wire: sferzata di pura e martellante energia. Conclude
l’intensa Trapped in this age, brano di ben 9 minuti
di pura maestosità ed epicità, costruita quasi in un crescendo di
emozione e di trasporto. Scontata la palma di miglior brano.
Per quanto
riguarda le lyrics, appare sempre in primo piano l’attenzione del
gruppo alla caducità e all’inclinazione verso il male dell’essere
umano la cui unica speranza risiede in Colui che si è fatto carico
di tutti i nostri peccati. I Narnia
sembrano davvero migliorare disco dopo disco; è quindi evidente e
scontato come l’ascolto di questi 42 minuti di un perfetto heavy
neoclassico sia obbligatorio. Per tutti.
Ilaria Ricci |