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E' questo "Long Live The King" l'album che consacra
gli svedesi
Narnia tra i grandi del white melodico; siamo al secondo
full-length dopo il promettente "Awakening", uscito solo
l'anno prima, e già la band esplode in tutto il suo imponente
potenziale. Stile heavy neoclassico che si affida alla straordinaria
chitarra del malmsteeniano Carljohan Grimmark, leone, simbolo
lewissiano di
Cristo, sempre in primo piano nella front cover (sarà una
caratteristica costante per tutta la discografia), cristocentrismo
totale delle lyrics ed appassionata interpretazione al microfono di
Christian Rivel rendono il disco a tratti davvero entusiasmante.
Rintocchi decisi ed il portone si apre: è Gates of cair
paravel (Introduction). Oscure note a sorpresa ci
introducono nell'album, subito rimpiazzate dal caratteristico heavy
neoclassicheggiante, e dal sempre presente assolo del fantastico
Grimmark, che si è occupato anche della produzione, di alcune parti
di tastiera oltre a partecipare alle backing vocals. Segue
Living water, dai tempi abbastanza sostenuti, dove a farla
da padrona è ancora una volta l'ispiratissimo guitar hero
(espressione da interpretare nel senso più letterale possibile).
Tastiere ed heavy più lento che si apre a refrain e cori stile anni
'80, variazioni di intensità ed il solito gran solo emergono come
elementi cardini della terza Shelter through the pain.
Tastiere sinfoniche ma anche la presenza di un violino accompagnano
invece in The mission l'intensa interpretazione di
Rivel, molto sentita anche nella seguente What you give is
what you get dove l'assolo è a tratti rabbioso a tratti
evocativo. La sesta The lost son ha ritmi più
sostenuti ma al contempo tastiere sinfoniche: al limite del power
contiene anche un bel refrain. Arriviamo ad uno dei momenti più alti
del platter, Can't get enough of you calda, enfatica,
imperiosa, dove magistrale è Rivel ma dove un p0' sottotono è il
lungo assolo di Grimmark. Una tastiera inquietante apre la
title-track Long live the King, caratterizzata da cori
anni '80 e da un assolo che qui lascia per un attimo da parte il
neoclassical per farsi più rozzamente heavy. La nona Dangerous
game (comunque l'ordine delle track è qui spesso sconvolto
tra le tre versioni, giapponese, europea ed americana) alterna heavy
spinto tastieristico e melodico ad uno stile più aspro: bella
davvero è la linea melodica e da brividi è il delirio neoclassico
finale!
La decima traccia Star over Bethlehem parte
sinfonicheggiante ma contenuta: al generarsi del solito splendido
assolo e di oscure note con in sottofondo indomita la sei corde di
Grimmark l'intensità esplode, per poi però cessare improvvisamente.
Ripartono assolo e tastiere che vanno sfumando per quella che
sembrerebbe la canzone di chiusura, ma c'è ancora la strumentale
Shadowlands (Outro): drumming marziale, tastiere, giro di
chitarra, ed ecco che il portone si chiude! Gran bel lavoro. Se vi capita tra le mani fatelo vostro senza
pensarci su: i Narnia sono una garanzia.
Vaake |