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Quarta fatica
degli svedesi Narnia capitanati da Christian Rivel questo "The
Great Fall", che è probabilmente dopo "Desert Land" il lavoro più riuscito e
completo della serie. 54 minuti di un heavy neoclassico molto melodico con
influenze power e progressive scorrono che è una meraviglia
dall’inizio alla fine, alternando momenti di forte carica ad altri
maggiormente introspettivi ed intensi, arricchiti da bei cori, brevi
accenni orientaleggianti, note di chitarra acustica.
L’intro War
preludium ci spalanca le porte al mondo dei Narnia
fungendo da ottimo biglietto di presentazione per lo scoppiettante
inizio di The countdown has begun che vanta un bel
riff di chitarra. Il tono è sempre alto anche nella successiva track
di ben sette minuti, Back from hell, caratterizzata da
un ritmo incalzante prodotto dal lavoro della batteria e dai
trascinanti riff che danno una scossa di carica fino alla fine del
brano, che si conclude con in sottofondo un suono di sirena, seguito
immediatamente dalla voce accompagnata da tristi note di piano;
perfetta introduzione per No time to lose, dal ritmo
lento, tipicamente heavy, con un arpeggio dolce e malinconico che
emerge a metà brano, accompagnato dalla batteria e da una tastiera
che la fa davvero da protagonista. Innocent blood,
altra track di sette minuti, è aperta da dolci note tastieristiche
che lasciano ben presto il posto a ritmi più incalzanti. Questa
traccia dal testo trattante la straziante questione in Terra Santa
chiude la prima parte dell’album. Come preludio alla seconda abbiamo
Ground zero, brano strumentale, aperto dal basso e
accompagnato per i suoi 5 minuti da tastiere e profondi riff di
chitarra, con molti cambi di ritmo. Nonostante la bella tastiera,
seguita da un energico riff, e la presenza di Anders Johansson (Hammerfall)
Judgment day risulta essere a mio avviso il momento
più debole dell’intero album, superato però magnificamente da un
altro brano strumentale di sola chitarra acustica seguita dalla
maestosa ed epica title track di ben 14 minuti e 19. Bellissimo
l’effetto sinfonico dato dal sapiente uso delle tastiere e dal coro
che dà proprio un qualcosa in più al brano, perfetto in ogni sua
parte e dal forte impatto emotivo; e per questo bisogna anche
ringraziare la partecipazione di Eric Clayton, leader dei Saviour
Machine, che accresce con la sua splendida voce ed
interpretazione l’effetto epico e teatrale del brano.
Unici appunti da
fare ad un buon lavoro. La cover innanzitutto, decisamente inadatta
ad un progetto di questo calibro, non tanto per la scelta del
soggetto (il leone, simbolo di Cristo, ricorre in tutte le copertine
dei precedenti album) quanto per la qualità dell’immagine,
decisamente scarsa. La brusca fine cui è soggetta l’ultima traccia
poi non va davvero giù, ma forse è legata al significato del brano,
intitolato The great fall of man. In definitiva un
album che sarà sicuramente apprezzato da tutti gli amanti di un
heavy melodico aperto a diverse influenze.
Ilaria Ricci |