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Narnia
 
 

 

NARNIA
The Great Fall
neoclassical
2003 - Nuclear Blast
(Svezia)
www.myspace.com/narniaofficial

 

Quarta fatica degli svedesi Narnia capitanati da Christian Rivel questo "The Great Fall", che è probabilmente dopo "Desert Land" il lavoro più riuscito e completo della serie. 54 minuti di un heavy neoclassico molto melodico con influenze power e progressive scorrono che è una meraviglia dall’inizio alla fine, alternando momenti di forte carica ad altri maggiormente introspettivi ed intensi, arricchiti da bei cori, brevi accenni orientaleggianti, note di chitarra acustica.

L’intro War preludium ci spalanca le porte al mondo dei Narnia fungendo da ottimo biglietto di presentazione per lo scoppiettante inizio di The countdown has begun che vanta un bel riff di chitarra. Il tono è sempre alto anche nella successiva track di ben sette minuti, Back from hell, caratterizzata da un ritmo incalzante prodotto dal lavoro della batteria e dai trascinanti riff che danno una scossa di carica fino alla fine del brano, che si conclude con in sottofondo un suono di sirena, seguito immediatamente dalla voce accompagnata da tristi note di piano; perfetta introduzione per No time to lose, dal ritmo lento, tipicamente heavy, con un arpeggio dolce e malinconico che emerge a metà brano, accompagnato dalla batteria e da una tastiera che la fa davvero da protagonista. Innocent blood, altra track di sette minuti, è aperta da dolci note tastieristiche che lasciano ben presto il posto a ritmi più incalzanti. Questa traccia dal testo trattante la straziante questione in Terra Santa chiude la prima parte dell’album. Come preludio alla seconda abbiamo Ground zero, brano strumentale, aperto dal basso e accompagnato per i suoi 5 minuti da tastiere e profondi riff di chitarra, con molti cambi di ritmo. Nonostante la bella tastiera, seguita da un energico riff, e la presenza di Anders Johansson (Hammerfall) Judgment day risulta essere a mio avviso il momento più debole dell’intero album, superato però magnificamente da un altro brano strumentale di sola chitarra acustica seguita dalla maestosa ed epica title track di ben 14 minuti e 19. Bellissimo l’effetto sinfonico dato dal sapiente uso delle tastiere e dal coro che dà proprio un qualcosa in più al brano, perfetto in ogni sua parte e dal forte impatto emotivo; e per questo bisogna anche ringraziare la partecipazione di Eric Clayton, leader dei Saviour Machine, che accresce con la sua splendida voce ed interpretazione l’effetto epico e teatrale del brano.

Unici appunti da fare ad un buon lavoro. La cover innanzitutto, decisamente inadatta ad un progetto di questo calibro, non tanto per la scelta del soggetto (il leone, simbolo di Cristo, ricorre in tutte le copertine dei precedenti album) quanto per la qualità dell’immagine, decisamente scarsa. La brusca fine cui è soggetta l’ultima traccia poi non va davvero giù, ma forse è legata al significato del brano, intitolato The great fall of man. In definitiva un album che sarà sicuramente apprezzato da tutti gli amanti di un heavy melodico aperto a diverse influenze.

Ilaria Ricci

VOTO

82

 

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