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"Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e
si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio". Le tenebre
giungevano dunque al loro massimo imperio allorché sembrava adombrarsi la
sconfitta di Dio, appeso impotente ad una croce - narrano i vangeli. Per
il capovolgimento sempiterno di questo terrificante status quo si
dovranno attendere tre giorni: la chiave di volta cosmica emergerà
umilmente dalla terra, un sepolcro aperto inonderà di luce tutto il creato. La
cover del demo d'esordio del one man project norvegese Nattesorg
è un concept che molto affascina in questo odierno, piovoso, venerdì di
Passione.
Musicalmente tuttavia è un disco che fatica a stare
in piedi. Raw black mono-tono reiterato fino al raggiungimento dei 40 minuti utili per
approdare idealmente al full-length, che poi siano divisi in nove
episodi conta relativamente, essendo questi distinguibili solo con
sperimentazioni da laboratorio. Impossibile quindi un'analisi delle
tracce, questo "Born Again" è un blocco monolitico di bestiale
ancestralità, ma ripetitivo e realizzato con mezzi scadenti. Con le
tenebre impazza il caos, la luce intrinsecamente ordina, ma giungerà poi,
per ora è notte. Il nostro si immedesima fin troppo in questa
visione e non prova neppure per sbaglio a conferire varietà al suo
songwriting, emulo non massimalista quanto invece "superficiale" di
Horde, in tipica scuola unblack polacca. "Born Again" è una
mitragliata di oscure passioni istintuali della creatura (qui
paradossalmente anche Creatore) intrappolata in eventi che la
costringono in una interrogata ineluttabile realtà, che presto - e lo sa -
vedrà lo splendore glorioso alla fine del cunicolo, ma che tuttavia ancora
cammina nel buio più impenetrabile. Nattesorg rappresenta questo
passaggio esistenziale con massacri
in blastbeats, loop oscurissimi (Fire and death) che
giungono a risvolti epici (Eternal fire, inclusiva di un
inatteso down-tempo) o ipnotici (With Christ in my heart).
Il brano più "diverso" è il conclusivo Doom and revelation,
tempi medi con chitarra a pretendere quel che non può, ovvero tessere di classe fino ad arrabattarsi in solo distorto che diventa un
pasticcio inestricabile.
L'intento concettuale di Nattesorg è
lodevole, in modo inversamente proporzionale al risultato musicale
ottenuto. A questo "Born Again" segue ora, dopo pochi mesi
dunque, "Power Of God" e qui dai primi sospettosi approcci sembra
le cose migliorino. Se così è, o meno, lo scopriremo presto.
Valerio Mei
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