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NEAL MORSE
Lifeline
prog
2008 - Radiant Records
(USA)
www.myspace.com/nealmorse

 

La produzione musicale di Neal Morse dopo aver lasciato gli Spock’s Beard sembra ormai inarrestabile. Tra registrazioni live, realizzazione di due DVD e una lunga lista di progetti esterni (dedicandosi anche al praise & worship), arriva quest’anno un nuovo full-length, "Lifeline". La line-up è il riconfermato trio composto appunto da Neal, l’instancabile batterista Mike Portnoy (Dream Theater, Transatlantic, Liquid Tension Experiment, tanto per citare le band più famose) e il bassista Randy George, tutti nomi sicuramente di spicco nella scena progressive.

"Lifeline" si apre subito con la title-track, più di tredici minuti, che richiamano lo stile degli Spock’s Beard, con lunghissimi riff di tastiera che danno origine a melodie e refrain orecchiabilissimi, di quelli che ascoltati una volta vi torneranno in testa tutti i giorni. Tra soli di tastiera e chitarra parte anche il cantato di Morse, sempre molto caldo e piacevole. Alla conclusione di questa prima traccia si ha già l’impressione che questo full-length sarà a dir poco eccellente, non ci resta quindi che proseguire con l’ascolto delle successive. The way home è la prima ballad, dolcissima e delicata, grazie al largo uso della chitarra acustica. Gradevole, questo forse è il termine esatto per questa canzone, fa piacere ascoltarla ma non vi colpirà particolarmente. Discorso diverso per Leviathan, intro cupo e ritmi schizofrenici, cambi improvvisi e imprevedibili di mood, finale molto dreamtheateriano (esclusi gli ultimi 30 secondi), ne fanno un brano da ascoltare e riascoltare per assaporare al meglio questa folle, ma perfetta, struttura compositiva, e questa volta Neal tornerà a sorprendervi. Sulla falsa riga di The way home. Troviamo quindi God’s love, seconda ballad in acustico, ma più convincente, a mio avviso, della precedente, con una migliore interpretazione vocale di Neal. Giunto a questo punto dell’album, la mia previsione espressa all’inizio non viene del tutto confermata. E’ vero, finora "Lifeline" è davvero buono, ma non è sempre costante: affianco a trovate geniali, ci sono anche momenti in cui il livello scende, soprattutto con la monotona e quasi scialba Children of the chosen. Ma il full-length è ancora lungo, mancano all’appello la sesta traccia (una suite di quasi mezz'ora) e poi il brano conclusivo. Andiamo allora con ordine. Sesta traccia: So many roads, suite divisa in sei parti (So many roads, Star for a day, The humdrum life, All the way to the grave, The eyes of the Savior, So many roads reprise). Nonostante la lunghezza, il brano è molto piacevole da ascoltare, mai scontato, e perciò non annoia. I sei movimenti sono collegati tra di loro in modo eccellente da ottimi bridge, senza stacchi improvvisi o confusionari. Non è facile descrivere a parole un pezzo simile, tanto estremamente vario (vengono proposti un po’ tutti gli stili che siamo soliti ascoltare con Neal Morse), ma allo stesso tempo strutturalmente perfetto, ricco di sentimento e gusto, che vanno ben oltre al mero tecnicismo strumentale spesso criticato nel prog, e, fidatevi di me, non resterete indifferenti dopo averlo ascoltato.

La conclusione del Cd è affidata a Fly high, terza ballad, la migliore rispetto alle due precedenti, decisamente più evocativa e ricchissima di pathos (ascoltate l’assolo di chitarra in conclusione per capire cosa intendo). E’ inevitabile che si rimanga sempre un po’ scossi, se non a bocca aperta, quando si finisce di ascoltare un album di Neal Morse, e anche per "Lifeline" è così. D’altronde c’era da aspettarselo, fin dalla prima canzone si poteva intendere il livello dell’intero lavoro. A parte qualche lieve calo (nessuno è perfetto), il livello è quasi sempre eccellente. Confermata ancora una volta la professionalità e la bravura di Mr. Morse, un nome una garanzia.

Daniele Fulgino

VOTO

87

 

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