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NEAL MORSE
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NEAL MORSE
Testimony
prog
2003 - InsideOut Records
(USA)
www.myspace.com/nealmorse

 

Neal Morse, un nome che è un'icona del nuovo progressive rock, movimento che oltre a dover rivaleggiare contro gli "illustri antenati" vede una buona parte del pubblico appassionato di questo genere distratta dal più energico e blasonato prog metal. Una musica quindi ormai di nicchia, che però ha saputo stupire tra gli altri con un gruppo chiamato Spock’s Beard, formato più di dieci anni fa dal nostro Neal Morse e dal fratello Alan. Con questo gruppo il cantante e frontman ha conosciuto grandi successi, ma ha anche maturato un proprio percorso spirituale che l’ha portato alla decisione di dedicarsi ad una carriera da solista e a presentarsi al pubblico con il manifesto della sua nuova "conquista" religiosa, ovvero questo "Testimony" datato 2003 ed edito da InsideOut.

Il disco è scritto tutto da Morse, da lui arrangiato e da lui quasi interamente cantato e suonato (è un ottimo polistrumentista peraltro endorsed da Yamaha, Gibson e Rode Mics); è importante sottolineare il "quasi" in quanto i suoi due piccoli aiutanti non sono nient’altro che il signor Mike Portnoy, suo compagno nel supergruppo Transatlantic e il signor Kerry Livgren, eccezionale chitarrista dei Kansas.

I toni dell’album sono abbastanza leggeri, molto puliti con un bellissimo utilizzo di tastiere e strumenti d’orchestra (negli ospiti figurano violinisti, contrabbassisti, flautisti…) che danno un tocco naturale al sound; il linguaggio spesso e volentieri è il progressive, con ottimi intrecci vocali e ritmici, bellissimi assoli di tastiera e uno stile che ricorda sia gli Spock’s Beard sia i Dream Theater del Cd2 di "Six Degrees Of Inner Turbulence" (il loro album più prog rock). Vi sono comunque ottimi inserti AOR, come in California nights (con citazione agli Eagles) e ballads di ottimo gusto come Sleeping Jesus. Melodie più dure e più rock oriented si possono trovare ben congegnate in pezzi come The prince of the power of the air, con hammonds di lordiana memoria, o in Oh Lord my God, ove chitarre più sature portano avanti un brano abbastanza easy ma con un ottimo lavoro di arrangiamento alle spalle. Nonostante tutte queste numerose anime Morse riesce a mantenere la sua creatura su binari di solida continuità, sfruttando ovviamente la sua voce, sempre pulitissima e impeccabile in ogni situazione, e le lyrics, che raccontano la sua conversione e rinnovano la sua fiducia verso il Dio cristiano. Ogni parola trova magnificamente il proprio commento in termini di suono, delicato e poetico come nelle riflessioni di Wasted life, o celebrativo e anthemico come in Power of the air.

In conclusione questo è un ottimo disco, che conferma le immense capacità compositive e interpretative di Neal Morse, eccelse anche senza il supporto dei grandi Spock’s Beard, e che regala all’ascoltatore più di 130 minuti di purissimo e modernissimo progressive rock, fatto di intrecci, delicatezza, energia e movimento.

Marco Gandini

VOTO

88

 

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