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"Tribulation Force", questo è il titolo del terzo e, fino ad ora, ultimo
lavoro della band tedesca Necromance, disco che giunge dopo altri
due full-length rilasciati dalla Pleitegeier e un paio di demo
autoprodotti agli inizi degli anni '90. Il gruppo, quindi, non si può
certo definire di primo pelo visto che, almeno nella scena underground,
gravita oramai da 15 anni. Il sound proposto dalla band è decisamente
ibrido, un mix di pezzi industrial/dark wave (la maggior parte) e gothic
metal, che strizzano l'occhio ai connazionali (almeno per i natali)
Lacrimosa.
L'album si apre con il brano Wohl angetan von dieser
welt (ad avviso di chi vi scrive uno dei più riusciti del disco)
che, pur proponendo una linea vocale maschile eccessivamente rauca per
un cantante goth (le sonorità sono più simile al tipico cantato thrash
metal), riesce comunque a convincere, toccando i canoni tipici del goth
germanico e utilizzando sapientemente l'ottima voce della singer
Raphaela Poltermann. Il secondo pezzo, title track del disco, invece
apre la lunghissima parentesi industrial/dark wave che ci accompagnerà
senza sosta fino a The beyound (quinta traccia
dell'album). Il sound proposto è eccessivamente sperimentale con uso
ampio di drum machine e poco spazio alla fantasia. La voce è relegata ad
un ruolo di comparsa, che si intervalla fra suoni metallici e staffilate
di batteria sintetizzata. La terza traccia (Eternal life),
pur non abbandonando synth e sonorità "sui generis", riesce comunque a
differenziarsi dal resto del disco, richiamando alla mente alcuni brani
(certamente non i più riusciti) dei Lacrimosa. La voce maschile è
colma di effetti elettronici, e la melodia del brano è fortemente
cantilenante, tanto da far apparire il ritornello quasi una filastrocca.
Il brano successivo, Schwarze sonne, richiama con forza la
dark wave dei primi Lacrimosa (cui questa band sembra ispirarsi
davvero molto), contrapponendo batteria e basso estremamente distorti,
ad un canto angelico di sottofondo. Le atmosfere sono gotiche e
decisamente singolari, ma il pezzo non sembra convincere fino in fondo,
forse a causa di un certa stanchezza nello sviluppo della traccia, che
non riesce a far godere appieno le atmosfere evocative che si cerca di
provocare.
The beyond, quinto pezzo di questo full-length, si inquadra, invece,
su sonorità più vicine alla musica metal, proponendo un inizio thrash
metal con buoni inserimenti goticheggianti della linea vocale femminile.
Il brano è intervallato da gradevoli intermezzi growl, in pieno stile
death/goth, che fanno di questo uno dei migliori pezzi del disco.
Sesta, settima e
ottava traccia (rispettivamente The Beast, He is
risen e Der schläfer) sono ancora una volta brani
decisamente sperimentali, sviluppati attraverso suoni molto distorti,
assenza quasi totale di parti cantate, e presenza di brevi brani
recitati; in particolare The Beast presenta un sottofondo
costellato degli ordini di un comandante dell'esercito ai propri
soldati. Discorso a parte va fatto, invece, per I believe,
brano abbastanza melodico e gradevole, portato avanti dalla stupenda
voce di Raphaela Poltermann, e da intermezzi estremamente effettati del
singer Runhardt Scheffler, che sembra gradire in modo particolare l'effect
dal sapore leggermente "oltretombale/demoniaco" che usa per mascherare
la sua voce. Il disco si chiude con Under the sign of the pyramid,
pezzo decisamente industriale che incarna perfettamente i canoni
dell'industrial metal teutonico e che, a tratti, sembra far scorgere
dei forti rimandi ai connazionali Rammstein.
Complessivamente un disco eclettico, particolare e
decisamente sperimentale, che strizza l'occhio alle migliori tradizioni
goth ed industrial tedesche ma che, in molte parti, risulta essere
eccessivamente carico di volontà innovativa finendo per risultare di
difficile comprensione. Disco adatto ai fan più sfegatati dei
Lacrimosa, a patto che amino anche il loro periodo dark wave, e
adatto a chi, comunque, è alla ricerca costante di qualcosa di
innovativo. Sconsigliato ai fautori di un goth pulito o più staticizzato
su canoni classici.
Luca Sileni |