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NECROMANCE
White Gothic
 
 

 

NECROMANCE
Tribulation Force
gothic
2001 - Pleitegeier Records
(Germania)
www.myspace.com/necromancefans

 

"Tribulation Force", questo è il titolo del terzo e, fino ad ora, ultimo lavoro della band tedesca Necromance, disco che giunge dopo altri due full-length rilasciati dalla Pleitegeier e un paio di demo autoprodotti agli inizi degli anni '90. Il gruppo, quindi, non si può certo definire di primo pelo visto che, almeno nella scena underground, gravita oramai da 15 anni. Il sound proposto dalla band è decisamente ibrido, un mix di pezzi industrial/dark wave (la maggior parte) e gothic metal, che strizzano l'occhio ai connazionali (almeno per i natali) Lacrimosa.

L'album si apre con il brano Wohl angetan von dieser welt (ad avviso di chi vi scrive uno dei più riusciti del disco) che, pur proponendo una linea vocale maschile eccessivamente rauca per un cantante goth (le sonorità sono più simile al tipico cantato thrash metal), riesce comunque a convincere, toccando i canoni tipici del goth germanico e utilizzando sapientemente l'ottima voce della singer Raphaela Poltermann. Il secondo pezzo, title track del disco, invece apre la lunghissima parentesi industrial/dark wave che ci accompagnerà senza sosta fino a The beyound (quinta traccia dell'album). Il sound proposto è eccessivamente sperimentale con uso ampio di drum machine e poco spazio alla fantasia. La voce è relegata ad un ruolo di comparsa, che si intervalla fra suoni metallici e staffilate di batteria sintetizzata. La terza traccia (Eternal life), pur non abbandonando synth e sonorità "sui generis", riesce comunque a differenziarsi dal resto del disco, richiamando alla mente alcuni brani (certamente non i più riusciti) dei Lacrimosa. La voce maschile è colma di effetti elettronici, e la melodia del brano è fortemente cantilenante, tanto da far apparire il ritornello quasi una filastrocca. Il brano successivo, Schwarze sonne, richiama con forza la dark wave dei primi Lacrimosa (cui questa band sembra ispirarsi davvero molto), contrapponendo batteria e basso estremamente distorti, ad un canto angelico di sottofondo. Le atmosfere sono gotiche e decisamente singolari, ma il pezzo non sembra convincere fino in fondo, forse a causa di un certa stanchezza nello sviluppo della traccia, che non riesce a far godere appieno le atmosfere evocative che si cerca di provocare.

The beyond, quinto pezzo di questo full-length, si inquadra, invece, su sonorità più vicine alla musica metal, proponendo un inizio thrash metal con buoni inserimenti goticheggianti della linea vocale femminile. Il brano è intervallato da gradevoli intermezzi growl, in pieno stile death/goth, che fanno di questo uno dei migliori pezzi del disco. Sesta, settima e ottava traccia (rispettivamente The Beast, He is risen e Der schläfer) sono ancora una volta brani decisamente sperimentali, sviluppati attraverso suoni molto distorti, assenza quasi totale di parti cantate, e presenza di brevi brani recitati; in particolare The Beast presenta un sottofondo costellato degli ordini di un comandante dell'esercito ai propri soldati. Discorso a parte va fatto, invece, per I believe, brano abbastanza melodico e gradevole, portato avanti dalla stupenda voce di  Raphaela Poltermann, e da intermezzi estremamente effettati del singer Runhardt Scheffler, che sembra gradire in modo particolare l'effect dal sapore leggermente "oltretombale/demoniaco" che usa per mascherare la sua voce. Il disco si chiude con Under the sign of the pyramid, pezzo decisamente industriale che incarna perfettamente i canoni dell'industrial metal teutonico e che, a tratti, sembra far scorgere dei  forti rimandi ai connazionali Rammstein.

Complessivamente un disco eclettico, particolare e decisamente sperimentale, che strizza l'occhio alle migliori tradizioni goth ed industrial tedesche ma che, in molte parti, risulta essere eccessivamente carico di volontà innovativa finendo per risultare di difficile comprensione. Disco adatto ai fan più sfegatati dei Lacrimosa, a patto che amino anche il loro periodo dark wave, e adatto a chi, comunque, è alla ricerca costante di qualcosa di innovativo. Sconsigliato ai fautori di un goth pulito o più staticizzato su canoni classici.

Luca Sileni

VOTO

56

 

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