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Chitarre fredde e liquide introducono il demo dei
Nefesh, metal band di Ancona. Un coro di "Misericordias" si
staglia sull'atmosfera plumbea prima che chitarre impazzite spezzino
l'incanto. E poi la melodia che piomba selvaggia, una voce che passa dal
thrash sulla scia di Anselmo ad un cantato melodico molto più vicino
all'hard rock. Non è una band clone, non è una band comune. Di sicuro
non si può imputare ai Nefesh di avere scarsa originalità, al
limite qualcuno potrebbe accusarli di essere indecisi su "cosa suonare".
Eppure sembra proprio questa la peculiarità ed il punto forte del
gruppo. Si, perché i nostri qui tendono a mischiare le carte e di
parecchio, consegnandoci un lavoro che si dona volentieri a vari
frangenti del metal, passando per il thrash, il gothic, l'heavy, l'epic,
il power ed anche sfuriate più estreme e ritmiche death, condite da un
sano gusto per l'alternative. Minestrone senza senso? Non direi proprio.
Innanzitutto perché i nostri riuniscono ogni minima influenza in un
collage sapiente e dosato, dove non c'è riff, assolo, melodia, parte
vocale melodica o distorta che non sia in linea con l'armonia del pezzo.
Tutto ciò rende i pezzi dei Nefesh
particolarmente coinvolgenti e divertenti. Capita facilmente di
lasciarsi catturare dalle melodie che si evolvono, mentre il basso
zompetta e l'assolo cavalca come un purosangue nel Colorado, sempre più
intricato, melodico e sanguigno. Capita di rimanere impassibili ad
ascoltare il lavoro anche solo per la curiosità di sapere come si
evolverà ancora il pezzo e quali sorprese potrà riservare il prossimo.
L'iniziale Act of contrition si dimostra un capolavoro di
poliedricità strumentale e vocale, dove violenza, melodia, tutto sta
insieme nelle influenze più disparate con classe ed eleganza. Un ottimo
biglietto da visita, ma i pezzi successivi non sono da meno.
Keriot's cry è apocalittica nel suo incedere solenne, intriso di
tastiere gotiche, di chitarre in palm-mute e voce che si contorce come
nella migliore tradizione nu metal. E poi riff che omaggiano il thrash e
cantato che si fa subito evocativo. Continuando ad ascoltare si avverte
una vena ambient che rende tutto più intriso di atmosfera malsana e
soffocante, il che contrasta non poco con la sfuriata thrash che è
appena dietro l'angolo. Non poche volte mi sono chiesto cosa gli passava
per la testa a questi cinque ragazzi mentre componevano i loro brani.
Tutto è splendidamente arrangiato e coinvolgente pur bazzicando nei
territori più disparati del metal e non solo. A volte mi hanno persino
ricordato la genialità dei primi System Of A Down quando
mischiavano la violenza più cieca ad un atmosfera densa di ironia. Con
Dream Yesu'ha è il momento di riprendere fiato. Almeno, in
teoria: perché l'armonia del pezzo rimane sempre tesa ed instabile,
pronta a rompersi al minimo accenno. Tutta l'atmosfera è pronta a
rompersi a metà pezzo, con riff che cavalcano maledetti ed un Michelle
Prince che pesta la sua batteria come se fosse stato assunto da un
qualche fabbro nell'aldilà. La ritmica passa al death col basso che
continua a pulsare, e c'è persino ancora spazio per nuove intrusioni
melodiche.
Ogni pezzo dei Nefesh è un continuo
inventare ed evolversi, una fucina di idee che vengono sputate ogni
minuto sull'ascoltatore, ed è una goduria concedersi a tanta inventiva.
La melodia non cede nemmeno con l'ultima Son of Life, il
pezzo sicuramente più rassicurante e dolce del demo, dove fa intrusione
anche il cantato in italiano, azzeccatissimo, e ci si avvicina quasi ad
una sensibilità pop anche nelle stesse chitarre. "Mare, mare vorrei
annegare, portami lontano a naufragare, portami lontano da queste rive,
portami lontano sulle tue onde". I Nefesh invocano le onde del
mare, ma sembrano crearle loro queste onde, con melodie che si
increspano tra basso, voce e chitarre e fanno dondolare proprio come
un'onda. Perfette sinfonie di calma dopo la tempesta dei pezzi iniziali.
Ovviamente da elementi così, però, non possiamo aspettarci niente di
tranquillo. Il pezzo è destinato a trasformarsi in una cavalcata thrash
come già visto nello stile del gruppo, feroce e sanguigno, con doppie
voci a martellare insistentemente e riffoni che si spezzano nuovamente
nella malinconia. Ecco che quando sembra arrivato definitivamente il
sereno, nuovamente un urlo si scaglia all'orizzonte ed un assolo
ossessivo conduce il pezzo verso la sua conclusione. Impossibile stare
dietro alla vena compositiva dei cinque, impossibile fare previsioni.
Posso solo complimentarmi per tanta verve artistica in un gruppo
semi-sconosciuto ma che sicuramente è destinato a fare strada. Le
liriche del gruppo poi, anche se ciò non è specificato nella loro
biografia, rimandano inevitabilmente al cristianesimo, con vere e
proprie invocazioni al Signore, e rabbia thrash espressa verso il
tradimento di Giuda, senso di impotenza e dolore per il peccato ma
speranza nella fede. Tutto ripercorso in senso poetico e denso di amore
verso il Cristo. Anche gli stessi testi riescono ad amalgamarsi bene con
la musica e questo rende il lavoro ancor più interessante. I Nefesh
ci sanno indubbiamente fare e, anche se 4 pezzi sembrano un po' poco per
giudicarli, penso che ne sentiremo ancora parlare, e bene. Li aspettiamo
al varco del debut album (dove si spera anche in una produzione
migliore).
Stefano Pentassuglia
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