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Ricalcando le orme dei connazionali, ormai "mostri
sacri", As I Lay Dying, i Neocracy non riescono di certo a
bissarne successo e fama, tuttavia possono lo stesso vantare di aver
prodotto musica che in questo "Instruments Of Abandonment" è
quasi al livello delle loro Muse ispiratrici. Già autori del full-length
"Burning An Empire", qui la qualità complessiva del rilascio si
impenna, cosa che non gli consente tuttavia di approdare ad una label,
cosicché - tristemente - questo bel Cd rimarrà confinato nella distesa
uggiosa dell'underground riservato a pochi cercatori avventurieri. Non
che si sia al cospetto di un disco "crack", affatto, ma che sicuramente
avrebbe meritato maggior fortuna, questo sì. Il sound del quintetto
dalla Pennsylvainia (stato sorprendentemente fertile di christian
metalcore act) accampa una massiccia componente swedish death che
tuttavia molla le redini per abbandonarsi a soluzioni tipicamente core.
Anche una certa componente thrash fa timido capolino, ed in ciò ricorda
in modo sfocato gli Shadows Fall.
Traccia swedish con guttural vocals, bordate
chitarristiche e detonazioni core è l'opener Blood and bone
tranquility, simile ne è la subentrante Cease of decay
(Celebrate the cease of decay / lay down your hammer and nails / Take
the spear and self impale. / My breath, Your pain / Your Death, My
gain), cupa sul finale e contornata di un puntale lavoro solistico. Un
tocco di black melodico, corposi breakdown e screams che fendono l'aria
conferiscono fascino a Violence solved everything, mentre
minimalità parasilenti e conseguenti rarefazioni strumentali doom
oriented soccorrono Death of harmony dall'essere una
troppo stilemizzata swedish track. L'ombrosa In the dark
aggiunge solo cupezza alle soluzioni fin qui presentate, Dreadful
things è invece una strumentale, nostalgica e marziale bridge
track di cinquanta secondi che ci accompagna alla gradevole (e
denunziante l'ipocrisia americana) The citadel. Finale del
platter interessante: la prepotente Sanctum fall (Construct
these walls with instruments of abandonment / the blind eye use to
fortify / with our rejection spread the mortor, with our pride lay the
brick / comfort comes at a high cost, the souls lost. / It's the goodbye
faith), e soprattutto la polimorfa ma affatto leziosa Killing
integrity, nei cui dieci minuti i nostri si sbizzariscono
emozionalmente: qualche partitura swedish come intro ed ecco
sopraggiungere minimalismi, marzialità, post-metal, declamazioni
recitate ed infine un lungo ambient temporalesco.
Disco ricco e talentuoso, che però a volte si perde
purtroppo nel volere ricercare la varietà a tutti i costi a scapito di
una sempre apprezzata compattezza d'insieme. Release comunque notevole,
quanto sfortunata nel non essere riuscita a salire sul treno del grande
giro del core cristiano (Solid State, Facedown), che a mio avviso
avrebbe senz'altro meritato.
Vaake
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