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NEOCRACY
The Instinct For Conflict 
 
 

 

NEOCRACY
Instruments Of Abandonment
swedecore
2006 - Self
(USA)
www.myspace.com/neocracy

 

Ricalcando le orme dei connazionali, ormai "mostri sacri", As I Lay Dying, i Neocracy non riescono di certo a bissarne successo e fama, tuttavia possono lo stesso vantare di aver prodotto musica che in questo "Instruments Of Abandonment" è quasi al livello delle loro Muse ispiratrici. Già autori del full-length "Burning An Empire", qui la qualità complessiva del rilascio si impenna, cosa che non gli consente tuttavia di approdare ad una label, cosicché - tristemente - questo bel Cd rimarrà confinato nella distesa uggiosa dell'underground riservato a pochi cercatori avventurieri. Non che si sia al cospetto di un disco "crack", affatto, ma che sicuramente avrebbe meritato maggior fortuna, questo sì. Il sound del quintetto dalla Pennsylvainia (stato sorprendentemente fertile di christian metalcore act) accampa una massiccia componente swedish death che tuttavia molla le redini per abbandonarsi a soluzioni tipicamente core. Anche una certa componente thrash fa timido capolino, ed in ciò ricorda in modo sfocato gli Shadows Fall.

Traccia swedish con guttural vocals, bordate chitarristiche e detonazioni core è l'opener Blood and bone tranquility, simile ne è la subentrante Cease of decay (Celebrate the cease of decay / lay down your hammer and nails / Take the spear and self impale. / My breath, Your pain / Your Death, My gain), cupa sul finale e contornata di un puntale lavoro solistico. Un tocco di black melodico, corposi breakdown e screams che fendono l'aria conferiscono fascino a Violence solved everything, mentre minimalità parasilenti e conseguenti rarefazioni strumentali doom oriented soccorrono Death of harmony dall'essere una troppo stilemizzata swedish track. L'ombrosa In the dark aggiunge solo cupezza alle soluzioni fin qui presentate, Dreadful things è invece una strumentale, nostalgica e marziale bridge track di cinquanta secondi che ci accompagna alla gradevole (e denunziante l'ipocrisia americana) The citadel. Finale del platter interessante: la prepotente Sanctum fall (Construct these walls with instruments of abandonment / the blind eye use to fortify / with our rejection spread the mortor, with our pride lay the brick / comfort comes at a high cost, the souls lost. / It's the goodbye faith), e soprattutto la polimorfa ma affatto leziosa Killing integrity, nei cui dieci minuti i nostri si sbizzariscono emozionalmente: qualche partitura swedish come intro ed ecco sopraggiungere minimalismi, marzialità, post-metal, declamazioni recitate ed infine un lungo ambient temporalesco.

Disco ricco e talentuoso, che però a volte si perde purtroppo nel volere ricercare la varietà a tutti i costi a scapito di una sempre apprezzata compattezza d'insieme. Release comunque notevole, quanto sfortunata nel non essere riuscita a salire sul treno del grande giro del core cristiano (Solid State, Facedown), che a mio avviso avrebbe senz'altro meritato.

Vaake

VOTO

78

 

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