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La Nokternal Hemizphear
scopre un altro gruppo, giovanissimo, all’esordio totale per quanto ci è
dato sapere. I sudamericani attingono a piene mani dalla discografia di
Dimmu Borgir e Naglfar, regalandoci un disco
sorprendentemente curato (anche nella lussuosa confezione). Drummer e
tastierista sono destinati a lasciare il segno, talentuosissimi, mentre
nota di biasimo va al growling talmente grottesco da sfiorare il
ridicolo. Le liriche sono suddivise piuttosto equamente fra lingua
inglese, spagnolo e latino (!), con testi che spaziano dalla guerra
spirituale ai salmi, dall’Apocalisse alla vita e morte. Produzione a
livello dei maestri norvegesi, ma si denota a tratti una eccessiva
monotonia compositiva.
Si parte con Vae victus intro da colonna sonora, la prima
vera e propria song, Sangre immortal, rende ragione di
quanto scritto sopra, con echi di thrash bay area. Il disco prosegue con
Tormentors of sin, impreziosita da numerosi cambi di
tempo; impressionanti le mitragliate di batteria, belle le keys, ora
neoclassiche, ora evocative. Quindi Death I will be your death,
potente e veloce con notevoli suggestioni cinematografiche, live sarà
irresistibile (il nome è un programma). Poi ecco le trame più cadenzate
e marziali di Fortaleza eterna, con influssi nu.
Psalmorum è tutta incentrata sulle svisate delle chitarre
soliste. Poi la maestosa Sentence darkness, ballad che
diventa cavalcata. Inter armas silent leges,
contraddistinta da splendide vocals, finisce in ambient bellico che
introduce la sontuosa A cold breath. L’orchestrale
Symphony of war precede la chiusura di Apocalypsis 15
, con sofferte voci clean, quello che si dice sorrow metal.
Un disco di grande spessore, tecnicamente pregevolissimo, emotivamente
coinvolgente. Certo che note negative sono presenti, gran parte forse
"errori di gioventù": quel tipo-growling da evitare come la peste, la
dipendenza eccessiva dagli stilemi compositivi dei Borgir. Il
saldo comunque rimane decisamente positivo.
Daniele E.
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