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Un’istituzione in campo metalcore cristiano. Ecco
cosa sono i No Innocent Victim: un’icona dell’hardcore old school
che ha fatto scuola. I californiani non si sono mai staccati dal terreno
al loro noto, mai sperimentato, mai accozzagliato fronzoli nella loro
proposta, ma sempre e solo si sono limitati ad attaccare i jack e ad
aggredire come panzer. Quando si mettono d’impegno, bisogna dire che la
potenza di fuoco di Jason Moddy & Co. è notevole: un riffing
incazzatissimo, un’attitudine che più "in your face" non si può, e
certamente gli stilemi old school ben spiccati, ma sempre al confine tra
vecchio e nuovo. La produzione, stavolta, è eccellente, e aiuta ogni
singolo strumento a mietere vittime.
Sicuramente se c’è qualcosa che manca ai nostri, quella è l’originalità
(e non poteva essere altrimenti). Nei dischi precedenti, come "Tipping
The Scales", aleggiava il fantasma dei Killswitch Engage (un
punto di riferimento per chiunque si appresti a suonare metalcore a metà
strada tra l’emo e il death melodico svedese), e soprattutto il riffing
di slayeriana memoria. Ma se con "To Burn Again" dovessi mettere
in evidenza una band che, più di tutte, sembra trasparire violentementye
da queste note, la risposta è una sola: Hatebreed. Il
blasonatissimo gruppo di Jamey Jasta e compagni d’armi è il primo che
viene in mente se si vuole descrivere la musica degli No Innocent
Victim, che ne sono il più credibile corrispettivo cristiano. Tutta
la rabbia del gruppo di Jasta la ritroverete qui dentro, con la voce
scazzata di Moddy a tirar le redini del lavoro. La batteria pesta
insistentemente mantenendosi spesso e volentieri sul mid-tempo, mentre i
giri di chitarra rasentano la pesantezza granitica e girano in tondo
stordendo e massacrando, in riff bicorde e circolari come mamma
tradizione insegna. Non si può non gioire ascoltando questo lavoro, non
si può non lanciarsi in un’headbanging forsennato e incazzatissimo, non
si può non immedesimarsi a piena pelle nell’irresistibile attitudine
stradaiola che questi californiani, come pochi, sanno trasmettere.
Certo, i cliché ci sono tutti. Se volete l’innovazione, state alla larga
dagli No Innocent Victim, che questo sia chiaro a tutti. Eppure
non importa quando questo o quel riff sappia di già sentito: il loro
sound è semplicemente irresistibile e non vi è nemmeno l’ombra della
noia su queste note, nemmeno il tempo di annoiarsi mentre si canta a
squarciagola To burn again, Your freedom o
Cut it off, e ad un loro concerto ci si sbatte a destra e
sinistra inconsciamente, senza paura di farsi male o uscirne con una
costola fracassata. Perché la loro musica è così: agisce, non pensa.
Loro sono tra i più grandi rappresentati della scena metalcore
cristiana, e forse i veri eredi degli Hatebreed. E quest’album
puzza di sangue, sudore e fiamme: io non me lo lascerei scappare.
Stefano Pentassuglia
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