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Un anno dopo l'uscita del loro debutto, i Nodes
Of Ranvier ritornano sulla scena con un self-titled parecchio
anticipato. I fans erano curiosi di sapere se sarebbero riusciti a
mantenere stabile il loro stile e le loro caratteristiche impostate nel
debutto, e non solo i fans!, Jimmy Page vuole sentire del rock and roll!
(se non capite di che cavolo sto parlando, allora non avete ascoltato il
Cd).
L'album esplode con A clean head & a clear conscience, che
prende tutto ciò che il gruppo ha espresso nel debutto e lo rende
maggiormente aggressivo. I growl sono più profondi, anche se alle volte
il vocalist Thomas Hentges fa uso di scream ben realizzati. Anche le
vocals in clean trovano spazio in questo pezzo. Alcune volte anche
qualche tecnicismo salta qua e là, niente di altamente spettacolare, ma
sicuramente di buon gusto. La seguente track è Eight weeks of
privilage, no time for regret che continua sulla stessa traccia
dell'opener, solamente con qualche breakdown in più. Fanno ritorno in
questo brano, reduci del debutto, le vocals parlate in sottofondo, che
ormai sono entrate a far parte del sound caratteristico del gruppo. In
Butcher the baker & the candlestick maker fanno comparsa
nuovamente le chitarre acustiche arpeggiate, che poi vengono uccise da
scream esasperati, mentre Number four è la prima delle due
instrumental nel platter. Dopo qualche giro lento e malinconico torna
l'aggressività, che però ritiene tutta la malinconia iniziale;
bellissimo pezzo per dividere l'album a metà. Senza pause si arriva a
Don't blink (or we may miss it) che prosegue sulla scia
lasciata dalla precedente, per poi esplodere nell'aggressività stabilita
a inizio disco. Pezzo particolare, in quanto la maggior parte delle
vocals in clean di tutto l'album si trova qua. Con Oh yeah, well
my daddy died with a needle in his arm si rivà alle origini:
ottimo lavoro di chitarre ed un breakdown che sovrasta tutta la parte
iniziale; mentre si torna melodici con New York City, 1963,
ma non bisogna illudersi: solamente l'introduzione è melodica, perché
una volta finita, malinconica, il gruppo torna alla carica più violento
di prima. Proseguiamo con Kyrie, che vede i Nodes
avvicinarsi verso ritmi mosh, e Faith in the faux, che fa
tornare le vocals in clean in sottofondo. Da citare è quest'ultima per
il bellissimo breakdown finale. Dopo che il pezzo sfuma si apre la
conclusiva The end, che è la seconda instrumental. Molto
breve, ma potentemente malinconica, fa concludere l'album in modo
piacevole e dolce.
Dopo lo spettacolare "Lost Senses, More
Innocence", questo disco è tutto ciò che mi aspettavo dal quintetto:
una versione più violenta e aggressiva del debut. I Nodes Of Ranvier
con tale lavoro raggiungono l'apice della loro carriera: hanno creato un
sound che sarà apprezzato da tutti gli amanti dell'hardcore in generale.
Ce n'è infatti per gli amanti di mosh, emocore, metalcore, swedish, math
e la lista prosegue. Non importa quindi che tipo di hardcore ti piace,
questo album fa per te!
Christopher Warman
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