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NODES OF RANVIER
Lost Senses, More Innocence
 
NODES OF RANVIER
The Years To Come
 
 

 

NODES OF RANVIER
Nodes Of Ranvier
metalcore
2003 - Facedown Records
(USA)
www.myspace.com/nodesofranvier

 

Un anno dopo l'uscita del loro debutto, i Nodes Of Ranvier ritornano sulla scena con un self-titled parecchio anticipato. I fans erano curiosi di sapere se sarebbero riusciti a mantenere stabile il loro stile e le loro caratteristiche impostate nel debutto, e non solo i fans!, Jimmy Page vuole sentire del rock and roll! (se non capite di che cavolo sto parlando, allora non avete ascoltato il Cd).

L'album esplode con A clean head & a clear conscience, che prende tutto ciò che il gruppo ha espresso nel debutto e lo rende maggiormente aggressivo. I growl sono più profondi, anche se alle volte il vocalist Thomas Hentges fa uso di scream ben realizzati. Anche le vocals in clean trovano spazio in questo pezzo. Alcune volte anche qualche tecnicismo salta qua e là, niente di altamente spettacolare, ma sicuramente di buon gusto. La seguente track è Eight weeks of privilage, no time for regret che continua sulla stessa traccia dell'opener, solamente con qualche breakdown in più. Fanno ritorno in questo brano, reduci del debutto, le vocals parlate in sottofondo, che ormai sono entrate a far parte del sound caratteristico del gruppo. In Butcher the baker & the candlestick maker fanno comparsa nuovamente le chitarre acustiche arpeggiate, che poi vengono uccise da scream esasperati, mentre Number four è la prima delle due instrumental nel platter. Dopo qualche giro lento e malinconico torna l'aggressività, che però ritiene tutta la malinconia iniziale; bellissimo pezzo per dividere l'album a metà. Senza pause si arriva a Don't blink (or we may miss it) che prosegue sulla scia lasciata dalla precedente, per poi esplodere nell'aggressività stabilita a inizio disco. Pezzo particolare, in quanto la maggior parte delle vocals in clean di tutto l'album si trova qua. Con Oh yeah, well my daddy died with a needle in his arm si rivà alle origini: ottimo lavoro di chitarre ed un breakdown che sovrasta tutta la parte iniziale; mentre si torna melodici con New York City, 1963, ma non bisogna illudersi: solamente l'introduzione è melodica, perché una volta finita, malinconica, il gruppo torna alla carica più violento di prima. Proseguiamo con Kyrie, che vede i Nodes avvicinarsi verso ritmi mosh, e Faith in the faux, che fa tornare le vocals in clean in sottofondo. Da citare è quest'ultima per il bellissimo breakdown finale. Dopo che il pezzo sfuma si apre la conclusiva The end, che è la seconda instrumental. Molto breve, ma potentemente malinconica, fa concludere l'album in modo piacevole e dolce.

Dopo lo spettacolare "Lost Senses, More Innocence", questo disco è tutto ciò che mi aspettavo dal quintetto: una versione più violenta e aggressiva del debut. I Nodes Of Ranvier con tale lavoro raggiungono l'apice della loro carriera: hanno creato un sound che sarà apprezzato da tutti gli amanti dell'hardcore in generale. Ce n'è infatti per gli amanti di mosh, emocore, metalcore, swedish, math e la lista prosegue. Non importa quindi che tipo di hardcore ti piace, questo album fa per te!

Christopher Warman

VOTO

90

 

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