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I Nodes Of Ranvier
sono uno di quei pochi gruppi ad essere entrati nella mia playlist dopo
un paio di ascolti. Il metalcore complesso del loro debutto, "Lost
Senses, More Innocence", mi ha stregato da subito. Poi, con il loro
secondo album self-titled sono venuto a capire che i Nodes Of Ranvier
sono tra i gruppi metalcore migliori di tutti i tempi. E dopo due album
spettacolari e un repertorio da far paura, è naturale che mi aspettassi
un seguito maestoso. Però è capitato che nei due anni di pausa tra
questo album e il suo predecessore, tutti i membri del gruppo, tranne il
batterista, se ne sono andati; così il batterista Ryan Knudson, decise
di ricostruire il gruppo, mantenendo lo stesso nome, cosa, a mio parere,
inutile, dato che si tratta di due gruppi completamente diversi.
Apre il disco The renewal, che ironicamente vuol dire "il
rinnovamento": interamente strumentale, fa molto post-metal, non male. A
seguire, aperta da un riff tipico del metalcore, troviamo
Relentless, che ci dimostra in modo enorme il cambiamento subito
dal gruppo. Prima cosa che notiamo, le vocals. Il nuovo vocalist, Nick
Murphy, fa utilizzo di growl vomitati, che si differenziano enormemente
da quelli di Thomas Hentges, molto simili allo stile di Weyandt degli
Zao. Il pezzo è abbastanza buono, ma rischia di annoiare
l’ascoltatore. Segue il singolo The dawning age, che è di
un metalcore troppo commerciale che non fa impazzire per niente. Due
buoni brani, però, sono i seguenti Dolores, abbastanza
orecchiabile, con dei breakdown che fanno molto thrash, e la title
track, che si avvicina al mosh. Segue quella che è la song migliore del
platter, Grave, che è anche l’unica ballad, interamente
melodica, con dei bellissimi arrangiamenti. Seguono dei pezzi molto
simili tra di loro nella struttura, di cui nomino solo la scatenatissima
What comes around..., senza un minimo di riposo. Dopo un
altra traccia musicale troviamo Second hand syndrome, che
poco si differenzia dal mucchio, e la closer In too deep,
che chiude l’album in modo decente.
Cambia il gruppo, cambia lo stile. Dal metalcore complesso dei primi due
album i Nodes Of Ranvier sono diventati un tipico gruppo
metalcore che mette l’economia al primo posto, e la creatività al
secondo. Mi ha molto deluso questo seguito, molto! Continuando su questa
strada i Nodes farebbero meglio a cambiare direttamente il loro
nome, perché un album del genere è un insulto a una delle migliori band
metalcore di tutti i tempi. Nel complesso, però, "The Years To Come"
è un buon disco metalcore, anche se altamente commerciale. Il voto, in
quanto dato da un fan arrabbiato, risente molto del fatto che, come ho
già detto, questi non sono i Nodes Of Ranvier che conosco ed amo.
Christopher Warman
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