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NOIZ
Seeds Of The Living
grind
1999 - Self
(Germania)
www.noiz.de

 

Band di indubbio talento sono i Noiz, ma nella loro carriera si sono dovuti piegare a soverchianti limitazioni nel poter esprimere appieno le proprie doti. Il risultato di ciò è quasi scontato: dieci anni di attività e una sola release, che almeno è un full-length. È tedesco il quartetto, e "Seeds Of The Living" risulta quindi la loro unica creatura musicale: l'amarezza di fronte al dato di fatto si autoimplementa pensando che questo è davvero un gran bel lavoro. Una produzione che i Vomitorial Corpulence si sognano ogni volta che entrano in sala prove, il sound che ci regalano i teutonici è un assai variegato grind/death incastonato di diverse eccentricità, molto ben eseguito a livello chitarristico ad opera dei due (fratelli?) Golz, con un growl borbottante ma comprensibile e solo di rado gutturale tout court, ma anche, però, con un drumming non sempre in pieno feeling col pezzo, a volte quasi fuori tempo: va detto che preso di per sé il lavoro percussionistico di Thomas Schulze sarebbe anche discreto. I pezzi seppur brutali sono maggiormente volti all'articolazione strutturale che alla mera distruzione, e ciò per un disco grind qual'è questo è sempre un limite: la pulizia si antepone al caos, ne guadagna l'ascoltabilità e la ricerca della raffinatezza intellegibile, ma ne perde l'eruttiva e viscerale voglia di rabbia e violenza sonora.

Dicevamo dell'eccentricità dell'opera. Questa si manifesta tramite bizzarrie inattese, com'è spesso proprio delle frange più pazzoidi e schizofreniche del grind: i Noiz evidentemente ne fanno parte, altrimenti come giustificare i due minuti organistici dell'intro Leaving despair's empire? oppure il Venite adoremus in chitarra e basso innestato all'interno di una delle song a più alta magnitudo nonchè oscurità del lavoro, ossia Pathway? È il grind tecnicistico che domina la scenografia acustica, ma non tiranneggia la sua presenza immanente aprendosi invece a variegate possibilità: ecco che troviamo così loop coinvolgenti (Stronger), tempistica sperimentale che sfocia nell'asfissiante (la doomosa Charity), melodie elegiache pulite e violenza seppur ammaliante nonché quasi progressiva come in Radical. La varietà ritmica è la specialità della casa, così in Save siamo vittime di ondeggiamenti imponenti; la spoken track doom-oriented Final day ci approda a innovazioni tempistiche, che culminano nell'imprevedibile grind'n'roll di God's love. Intravediamo la fine con Crown of thorns, poderose pestate con growl ringhiante, e vi giungiamo con la sognante prima, ma burrascosa poi, Baptism and new life.

Non pensate di trovare spartanità triviale o furia annichilente in questo disco: come "dichiara" il composto latrato di Stefan Schulze, questo è un grind comprensibile e pulito, ma pur sempre buonissimo grind. Liriche da trincea volte all'esaltazione dell'amore di Dio, alla Sua lode, ma anche propulsive di crush-evil (sono disponibili sul sito ufficiale), se volete possedere tutto il meglio del christian death metal allora dovete rimediare anche i Noiz.

Vaake

VOTO

83

 

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