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Band di indubbio talento sono i Noiz, ma nella
loro carriera si sono dovuti piegare a soverchianti limitazioni nel
poter esprimere appieno le proprie doti. Il risultato di
ciò è quasi scontato: dieci anni di attività e una sola release, che
almeno è un full-length. È tedesco il quartetto, e "Seeds Of The Living"
risulta quindi la loro unica creatura musicale: l'amarezza di fronte al dato
di fatto si autoimplementa pensando che questo è davvero un gran bel
lavoro. Una produzione che i Vomitorial Corpulence si sognano ogni volta
che entrano in sala prove, il sound che ci regalano i teutonici è
un assai variegato grind/death incastonato di diverse eccentricità,
molto ben eseguito a livello chitarristico ad opera dei due (fratelli?) Golz, con un growl borbottante ma
comprensibile e solo di rado gutturale tout court, ma anche, però, con
un drumming non sempre in pieno feeling col pezzo, a volte quasi fuori
tempo: va detto che preso di per sé il lavoro percussionistico di Thomas Schulze sarebbe
anche discreto. I pezzi seppur brutali sono maggiormente volti
all'articolazione strutturale che alla mera distruzione, e ciò per un disco grind qual'è
questo è sempre un limite: la pulizia si antepone al caos,
ne guadagna l'ascoltabilità e la ricerca della raffinatezza
intellegibile, ma ne perde l'eruttiva e viscerale voglia di rabbia e
violenza sonora.
Dicevamo dell'eccentricità dell'opera. Questa si
manifesta tramite bizzarrie inattese, com'è spesso proprio delle
frange più pazzoidi e schizofreniche del grind: i Noiz
evidentemente ne fanno parte, altrimenti come
giustificare i due minuti organistici dell'intro Leaving despair's
empire? oppure il Venite adoremus in chitarra e basso innestato all'interno
di una delle song a più alta magnitudo nonchè oscurità del lavoro,
ossia Pathway? È il grind tecnicistico che domina la scenografia
acustica, ma non
tiranneggia la sua presenza immanente aprendosi invece a variegate possibilità:
ecco che troviamo così loop coinvolgenti (Stronger), tempistica
sperimentale che sfocia nell'asfissiante (la doomosa Charity),
melodie elegiache pulite e violenza seppur ammaliante nonché quasi progressiva come
in Radical. La varietà ritmica è la specialità della casa, così in
Save
siamo vittime di ondeggiamenti imponenti; la spoken track doom-oriented
Final day ci approda a innovazioni tempistiche, che culminano
nell'imprevedibile grind'n'roll di God's love.
Intravediamo la fine con
Crown of thorns, poderose pestate con growl ringhiante, e
vi giungiamo con la sognante prima, ma burrascosa poi, Baptism and
new life.
Non pensate di trovare spartanità triviale o furia
annichilente in questo disco: come "dichiara" il composto latrato di Stefan Schulze,
questo è un grind comprensibile e pulito, ma pur sempre buonissimo
grind. Liriche da trincea volte all'esaltazione dell'amore di Dio, alla
Sua lode, ma anche propulsive di crush-evil (sono disponibili sul sito
ufficiale), se volete possedere tutto il meglio del christian death
metal allora dovete rimediare anche i Noiz.
Vaake
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