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La scena metal nella repubblica di Malta continua ad essere
sempre più florida, grazie soprattutto al movimento doom capitanato dai
Forsaken. Ed è proprio da Albert Bell, bassista appunto dei
Forsaken, in collaborazione con i rockers Frenzy Mono che ha
preso il via il progetto Nomad Son: doom metal classico, che
pesca alla grande le sonorità Candlemass e Trouble.
"The Eternal Return" secondo full-length della band inizia con The
vigil, un pezzo che pur non escludendo le radici heavy metal con
i suoi riff veloci e granitici, sa generare quelle atmosfere decadenti
che caratterizzano questo sound. Da evidenziare fin da subito la prova
ai microfoni di Jordan Cutajar, con il suo cantato a tratti energico e
rabbioso e a tratti sofferente. Sigma draconis è invece
impostata su ritmi più lenti, ma soprattutto infarcita di
accompagnamenti e solos di organo Hammond, che a mio parere potrebbe
essere uno dei punti di forza dello stile dei Nomad Son se solo
fosse più presente anche negli altri brani. Sullo stesso stile troviamo
anche Can't turn the tide. Comatose souls
con la sua melodia cupa e gli strazianti acuti di Jordan Cutajar, è
forse la traccia più sofferente di questo album, come anche una delle
meglio riuscite. Si torna a premere l'acceleratore, tornando a sonorità
più heavy oriented con Guilty as sin, che si rifà molto
all'opener The vigil, chiudendosi con un intenso e
funambolico solo di chitarra. L'organo Hammond torna di nuovo
protagonista con Winds of Golgotha, un'epica suite di
undici minuti che in un continuo crescendo passa da momenti di pura
malinconia e oscurità ad altri (nella seconda metà) di pura energia e
velocità sprigionando un heavy metal incredibilmente esilarante. Molto
particolare per struttura compositiva la title-track The eternal
return: la prima parte è praticamente una ballad dalle atmosfere
gotiche, per poi esplodere nella seconda in un caustico e frenetico doom
metal. Il contrasto che viene a crearsi è davvero piacevole da
ascoltare. La conclusione è affidata a Throne of judgement
in pieno stile Candlemass, ma arricchito con un altro fantastico
solo di organo Hammond.
In conclusione, è chiaro che i Nomad Son ci avevano
già sorpresi due anni fa con "First Ligth" e il successivo e
appena analizzato "The Eternal Return" è la piacevole conferma
della loro qualità tecnica. Un full-length assolutamente da ascoltare se
siete amanti del classico doom metal.
Daniele Fuligno |