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NORMA JEAN
Bless The Martyr And Kiss The Child
mathcore
2002 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/normajean

 

Debutto sulla lunga distanza per i Norma Jean, che dopo un album sotto il monicker di Luti-Kriss e uno split con il nuovo nome, rilasciano questo Lp, che segnerà un momento di passaggio per la band poiché dopo la sua registrazione ci sarà la defezione del vocalist Josh Scogin ed alcuni avvicendamenti al basso. Oltre ai soliti titoli lunghissimi e cervellotici la musica della formazione americana presenta i consueti caratteri di caoticità a cui ci hanno abituato in altre release, anche se nel nostro caso si rinvengono qua e là, seppur seppelliti sotto palate di rumore, marcati influssi rock e mosh.

L’attacco dell’opener The entire world is counting on me and they don’t even know it è efficace e d’impatto, dissonante e scandito, ma già dopo un minuto la canzone perde un po’ di tono, forse per l’utilizzo di un riffing abbastanza minimale ed un’eccessiva enfasi su ritmi ossessivi, il disco quindi si presenta già con i suoi alti e bassi. La successiva Face:face presenta un buon lavoro di chitarre e batterie, con una struttura molto più articolata con momenti quasi groovy, riscattandosi sicuramente rispetto alla traccia precedente, ma è la successiva Memphis will be laid to waste a dare una spallata ad ogni dubbio, senz’altro una delle canzoni migliori del platter, con i suoi breakdown spaccaossa ed una densa cupezza che avvolge le melodie. Promossa anche la quarta Creating something to destroy it, interessanti ancora i breakdown che ricordano certe sonorità deathcore tanto in voga oggi, fra tutti ultimi Despised Icon ed Emmure, peccato la coda finale di due minuti assolutamente inutile, che sembra buttata là giusto per allungare il brodo, potete tranquillamente skipparla. Giungiamo così a metà album e i NJ propongono un pezzo che è l’incubo di qualunque recensore, Pretty soon I don’t know what but something is going to happen dura la bellezza di sedici minuti e bisogna aspettarne ben sei e mezzo prima di udire le familiari urla di Scogin, di certo inserire nel bel mezzo di un disco una composizione del genere è una scelta coraggiosa, poiché in grado di distruggere completamente l’andamento trasmesso all’ascoltatore, una canzone del genere si finisce per odiarla od amarla, ammetto di appartenere al secondo gruppo. Il modo migliore per descriverla è con una sola parola: nero; come se i nostri da una tavolozza monocromatica stendessero su di una tela plettrata dopo plettrata una spessa patina oscura, un non-colore, fino a ricoprirla totalmente di una coltre, che neanche nel punto più piccolo vira ad un’altra tonalità. Nella seconda parte del disco troviamo alcuni passi falsi come The shotgun message e It was as if the dead man stood upon the air, con buoni assalti straight in your face, ma che non vengono sviluppati a sufficienza fermandosi entrambe le tracce intorno al minuto e mezzo; un po’ fiacca invece Sometimes it's our mistakes that make for the greatest ideas, con partiture sognanti che però risultano solo noiose. Buona invece I used to hate cell phones but now I hate car accidents, con abbozzi di growl ben eseguito, così come in The human face, divine, mentre un po’ troppo prolissa, nonostante gli spunti interessanti è la finale Organized beyond recognition.

In definitiva un album apprezzabile, con una band che presenta buoni stimoli ed un lodevole spirito di osare, ma non credo si possa gridare al miracolo né affermare che questo sia il miglior prodotto dei Norma Jean, troppe volte i musicisti inciampano durante i 58 minuti, promossi senza infamia e senza lode. Consigliato ai fan del genere e della band.

Daniel Djouder

VOTO

63

 

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