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Sono ormai due anni che i
nostri cari amichetti Norma Jean non si fanno sentire. Poco prima
di uscire con questo lavoro, "Meridional" (titolo ovviamente
dedicato a noi terroni), i nostri annunciarono che il loro prossimo
disco sarebbe stato quello del ritorno alle radici caotiche e
sperimentali. Incrociando le dita, speravo che il gruppo si riferisse al
loro secondo lavoro "O’God, The Aftermath" invece del loro
debutto "Bless The Martyr And Kiss The Child", che, pur essendo
una colonna portante del genere (chiunque ascolti Memphis will be
laid to waste non se la dimentica più), era un disco
relativamente stancante. Sorprendentemente però "Meridional"
musicalmente non è simile né all'uno né all’altro. E allora perché
annunciare un ritorno alle origini? Innanzitutto bisogna dire che "Meridional"
è mathcore: non un mathcore puro alla The Chariot, ma mischiato
con diverso post-hardcore, riportato dai loro ultimi due album, e
sludge, che un po’ ricorda di "O’God, The Aftermath", ma molto
più composto. Quanto alla composizione e alle strutture, i Norma Jean
sono sicuramente tornati alle origini. I pezzi non hanno più quella
pulizia da studio contenuta nei due ultimi lavori, e gli arrangiamenti
sono molto più sciolti e liberi. Non so come spiegarlo, ma un album come
"Meridional" me lo aspetterei da un gruppo appena formatosi, e
non da capostipiti della musica hardcore americana come i Norma Jean,
nel senso che le idee presentate in questo lavoro sono fresche ed
innovative. In tale aspetto i nostri sono sicuramente ritornati alle
origini. Ma ora basta parlare: ascoltiamo un po’ di musica!
Apre l’album Leaderless and self enlisted, che ci
introduce questi "nuovi" Norma Jean ritornati alle origini. Il
pezzo è un'ottima introduzione al disco, presentandoci ritmi complessi,
breakdown assolutamente devastanti e vocals da parte di Cory
notevolissime; quasi sembra che questo ragazzo abbia benzina nelle vene
anziché sangue! Passiamo ora a The anthem of the angry brides:
ad un primo ascolto il riff di chitarra principale sembrerà avere poco
senso. Anzi, a dirla tutta, anche dopo decine di ascolti; ma è proprio
il “non capire” che lo rende uno dei brani migliori del disco. Poi il
breakdown finale è uno spettacolo assoluto che vi rimarrà in testa per
un sacco di tempo (You’re not getting under my skin!!!). Purtroppo ora
si passa a Deathbed atheist, il singolo: come traccia non
è male, anzi è un ottimo post-hardcore, ma sono le vocals che sono poco
riuscite, e rovinano tutto. Da aggiungere anche il fatto che il pezzo,
pur essendo di soli cinque minuti, sembra interminabile! Se volete
ascoltarvi "Meridional" senza pecche, allora saltate questo
brano. Saltiamo dunque alla successiva Bastardizer. Come
fa un pezzo con un titolo del genere non essere di gran potenza? Se già
il titolo sembra uno schiaffo in faccia, il pezzo dimostrerà di essere
un vero e proprio "bastardo", prendendo l’ascoltatore a pugni nello
stomaco, a calci in faccia, per poi lasciarlo moribondo ed insanguinato
sul lato della strada. Bastardizer è una gemma! A
media frendly turn for the worse, rallenta un po’ l’andatura del
disco, contenendo melodie anziché scream. Come brano melodico è anni
luce avanti a Deathbed atheist, dimostrando che anche le
tracce melodiche possono spaccare.
Dopo il misterioso interlude Septentrional si passa a
Blood burner, che, come un tornado, è furia inarrestabile,
che però verso il finale cade nel limbo del ripetitivo: il breakdown
viene ripetuto troppe volte per i miei gusti. La seguente High
noise low output riprende la strada melodica, questa volta su
una strada un po’ catchy, senza mai entrare in zona commerciale.
Passiamo ora al pezzo più diverso mai realizzato dai Norma Jean:
Falling from the sky: day seven. Si tratta di una ballad,
e prima di condannare i poveri Norma Jean, ascoltatela! In sei
minuti i nostri vi porteranno in un viaggio angosciante partendo dalla
cima del cielo per poi finire sul fondo dell’oceano. Con questo album i
Norma Jean hanno riservato parecchie sorprese, e Falling
from the sky: day seven è forse la maggiore.. Ed ecco
che...boom!, si passa ad Everlasting tapeworm!, la tipica
pezzo song che dura troppo poco e che vorresti durasse per il resto
dell’album. Ci è voluto solo il riff a farmi innamorare di questa
bestia! Purtroppo però, come dicevo, finisce troppo presto, tuffandosi
nel secondo interlude, Occidental, freddo e gelido come la
brezza del mare d’inverno. Segue The people that surround you on a
regular basis, un buon pezzo tuttavia oscurato dalla bellezza
della closer, Innocent bystanders united. La closer parte
con diversi suoni ambient per poi trasformarsi in un brano che saltella
sul confine del post-metal. A mio parere è forse il meglio riuscito del
platter. Dopo un interminabile silenzio di quasi 15 minuti, appare
Oriental, l’ultimo interlude, caotico e distorto: una fine
azzeccata per questo capolavoro. Ed è proprio un capolavoro questo "Meridional",
sperando che i capolavori da parte dei Norma Jean non finiscano
qui. Da avere assolutamente!
Christopher Warman
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