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Dopo un debutto spettacolare come "Bless The
Martyr And Kiss The Child", i Norma Jean tornano sulla scena
con il loro seguito chiamato "O' God, The Aftermath".
Innanzitutto c'è da fare un po' di storia. Dopo il loro primo album (che
poi in realtà è il loro terzo), il cantante, Joshua Scogin, decise di
lasciare il gruppo per fondarne un altro (The Chariot). Allora il
gruppo decide di andare in un breve hiatus, per poi proclamare al
pubblico che è stato trovato un nuovo vocalist: Cory Brandan. A
differenza di Scogin, Brandan urla molto di più e, a mio parere, urla
meglio.
Al primo impatto l'album non mi ha detto nulla. Sembrava solamente una
versione più caotica di "Bless The Martyr And Kiss The Child".
Solamente di recente, con qualche ascolto in più, sono riuscito ad
apprezzarlo. Le tracce sono un agglomerato di urla, anti-melodie,
sonorità che spaccano e distruzione pura! I titoli dei pezzi invece sono
delle parole "portmanteau", ovvero la fusione di due parole per
ottenerne un'altra: l'effetto e' quello di creare parole utilizzando
condizioni o azioni dell'uomo con il loro risultato ("murderotica", "dilemmachine",
ecc...). Musicalmente il gruppo è migliorato enormemente. Dalla opener
Murderotica l'ascoltatore capirà di che parlo. E non è
solo musicalmente che i Norma Jean sono migliorati, ma anche nel
coinvolgimento. Da citare per il furioso headbang che producono ci sono
Dilemmachine e Charactarantula. Da notare
che per quelli che sono forse gli arrangiamenti più riusciti dei
Norma Jean c'è Disconnecktie, di ben 10 minuti.
Questo è un album che non ha pause. Raramente ci
sono quei pochi secondi di rilassamento, che serviranno per farvi
prendere l'aria. Nemmeno con la closer, Scientifiction,
l'album rallenta. È come un bufalo imbestialito che ti assale e tu non
te ne accorgi neanche. Forse ci vorrà qualche ascolto per farsi piacere
questo album, come è successo a me. Ma di sicuro non si rimarrà delusi
con quello che è probabilmente il miglior lavoro mai realizzato dai
Norma Jean.
Christopher Warman
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