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NORMA JEAN
Bless The Martyr And Kiss The Child
 
NORMA JEAN
O' God, The Aftermath
 
NORMA JEAN
The Anti Mother
 
NORMA JEAN
Meridional
 
 

 

NORMA JEAN
Redeemer
post-hardcore
2006 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/normajean

 

Giunti con questo lavoro al terzo Lp, i Norma Jean sono a presentarci il loro noise-postcore che amalgama influenze di band quali Botch ed Isis e per l’occasione non si risparmiano ingaggiando niente di meno che Ross Robinson al mixer, il quale svolge il suo compito egregiamente conferendo al sound quel colore sbiadito e quella compattezza granitica che ben si addice alla musica del quintetto georgiano. Tratti caratteristici della loro proposta musicale sono l’incedere sempre in bilico fra dissonanze e melodia, sposato ad un’attitudine stoner-sludge nei passaggi cadenzati per un suono Mastodontico, andando a condire il tutto con testi (e titoli) contorti quanto le note con cui vanno ad intrecciarsi.

La descrizione delle canzoni non può che dare un’idea vaga per una serie di ragioni: aspettatevi architetture complesse, il duo di chitarre Day/Henry continuamente impegnato ad incesellare riff ora stridenti ora martellanti, un basso sempre in primo piano e lo screaming esasperato di Cory Brandan, che sembra quasi non aver bisogno di respirare, due corde vocali invero di cuoio. L’opener A grand scene for a color film dà un benvenuto straight-in-your-face all’ascoltatore mentre nella successiva Blue prints for future homes incominciano molto timidamente a far capolino aperture melodiche con accenni di clean vocals. Arriviamo ad uno dei pezzi migliori dell’album con A small spark vs a great forest che alza il piede dall’acceleratore per lasciare spazio ad andamenti metallici ipnotici ed arpeggi al limite dello psichedelico. Tutto da assaporare è il groove di A temperamental widower, mentre altra highlight è The end of all things will be televised, canzone varia con continui cambi di tempo. Con Songs sound much sadder abbiamo più cantato clean, The longest lasting statement è invece molto cupa, mentre altra traccia da segnalare è Amnesty please dove troviamo maggior spazio per la melodia. Like swimming circles e Cemetery like a stage segnano episodi con spunti interessanti, ma non sufficientemente sviluppati. L’ottima produzione di Robinson si fa notare anche nell’ossessiva No passengers: no parasite, la cui prima abbondante metà è occupata da voci stratificate in clean e scream, e che segna la conclusione del platter, una song però forse troppo penalizzata da un testo a dir poco scarno e ripetitivo.

Certo un album di non facile ascolto, ma anche uno dei più accessibili della categoria per orecchie non avvezze a queste sonorità, lavoro che per di più ci mostra una band più matura e sapiente nella gestione del caos sonoro, nonostante qualche sensibile pecca nella ripetizione di alcuni passaggi. Consigliato a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al genere, dedicategli più di un ascolto, già al secondo tentativo vi accorgerete di quante sfumature vi siano sfuggite al primo impatto.

Daniel Djouder

VOTO

77

 

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