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NORMA JEAN
The Anti Mother
post-hardcore
2008 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/normajean

 

Siamo alla quarta uscita per l'ormai consolidato combo di Cory Brandan e compagni, ovvero i Norma Jean, che con "The Anti Mother" ripropongono il loro sound complesso e particolare, con spiccate dosi di mera violenza mathcore e splendidi passaggi noise; ma non è solo il comparto strumentale ad essere complesso, in quanto anche sotto l'aspetto tematico i nostri non brillano certo per chiarezza. Nonostante ciò, non risulta molto difficile riuscire a trovare il significato generale delle lyrics, indirizzate principalmente verso una denuncia dei peccati che affliggono l'uomo, e questo lo si può cogliere già nella opening track, Vipers, snakes and actors, che, come si può notare per certi versi dal titolo, cerca di spiegare come l'ipocrisia porti ad avvelenare i cuori, come il veleno di una vipera, rendendo chi se ne macchia un attore che marcia per una causa fittizia. Questa song è un concentrato di energia, con massicci riffs hardcore distorti accompagnati dalle sequenze di batteria dell'ottimo Chris Raines.

Self employed chemist apre con una venatura meno aggressiva, il cantato di Brandan è più vicino al clean voice che al growl, e anche le chitarre danno al sound un tocco più melodico; poco prima della metà i nostri danno libero sfogo alla rabbia: i riff pur mantenendo note simili sono molto più veloci, dietro le pelli Raines si sbizzarrisce nel dare maggiore profondità al sound e Brandan comincia a urlare come un pazzo. Passiamo a Birth of the anti mother, la "madre" dei mali che affliggono il mondo e che si nutre con il sangue dei peccatori; sebbene molte sfaccettature delle lyrics rimangano un punto di domanda, il tema centrale è sicuramente l'angelo decaduto (A demon's heart, but with the face of God). Questa traccia è un connubio di violenza ed energia: Day ed Henry sembrano intendersi alla grande durante l'esecuzione dei riff perfettamente armonizzati e accompagnati dall'onnipresente basso di Schultz; peccato per la chiusura un po' confusionaria e che lascia leggermente l'amaro in bocca. Robots 3 humans 0 apre con groove e riff distorti, e nel complesso dà un impatto molto più noise e meno mosh rispetto alle precedenti; anche lo screaming di Brandan è molto meno esasperato e in alcuni tratti tende ad un graffiato per stabilizzarsi definitivamente sul clean durante il refrain. Nella seconda metà della song il duetto Day-Henry si diletta in un intermezzo strumentale con un discreto breakdown. Delle note lente e cadenzate di basso e chitarra ci danno il segnale che è cominciata Death of the anti mother, traccia molto noir e post-metal, in grado di portarci in un viaggio verso la distruzione, condita con frasi brevi ma di grande impatto (We all have our own personal hell / no more blood will be shed / I hope you burn forever).

Se siamo rimasti favorevolmente colpiti dalle atmosfere decadenti e depressive di Death of the anti mother allora certamente non strizzeremo gli occhi ascoltando la successiva Surrender your sons...: da un'intro quasi funerea e depressiva con delle strofe cantate in un malinconico clean sopraggiunge la tempestosa violenza da ottimo post-metal, che nella seconda metà si fa ancora più confusionario ma riesce a coinvolgere e emozionare anche dopo 4 o 5 ascolti. Leggermente criticabile è però l'idea di inserire in questa seconda parte dei coretti emo in sottofondo allo scream, che a mio parere tolgono un po' all'impatto da onda d'urto dello screaming esasperato di Brandan. Sul finale la song tende addirittura verso uno screamo tipico di Underoath e compagni, con riff di chitarra ritmica più alti e cori più accentuati. Murphy was an optimist apre con una vena hardcore depressiva ma la componente metal non tarda a farsi sentire nei riff di chitarra ritmica e nei fill di batteria. Il corpo centrale della song raggiunge un buon equilibrio tra l'aggressività metal e la violenza core e chiude con dei riff sfumati. Opposite of left and wrong rappresenta il desiderio di conoscere ciò che è giusto, come si può capire dalla frase "so tell me what's right, / not what's wrong" ripetuta più volte nelle varie parti della song, articolata eccellentemente tra un'opening metalcore con pesanti riff e fill tipicamente thrash, e tra massicce escalation di violenza pura e follia condite da velocissimi groove; non mancano neppure momenti in cui ogni strumentista prende un piccolo spazio esclusivamente per sé. L'unica pecca di questa song sta proprio nella scarsa lunghezza, e data la grande varietà di elementi concentrata in poco più di 3 minuti, questo vi indurrà a ascoltarla e riascoltarla più volte di seguito per gustarla al meglio. Segue ...Discipline your daughters, che si distacca dall'aggressività metalcore, proponendo un sound a tratti malinconico quasi stoner, per poi deviare verso l'hardcore tipico del quintetto, mai banale e ripetitivo. Chiude il platter And there will be a swarm of hornets, caratterizzata da fill rapidi e martellanti e da ottimi riff. Davvero un'ottima chiusura vista anche la lunghezza (quasi 9 minuti e mezzo!) che permette di cogliere ogni minima sfaccettatura del sound proposto dai nostri.

Tirando le somme, certamente questo non è un platter da valutare con un singolo ascolto, per chiunque si avvicini per la prima volta a questo genere potrebbe sembrare un'accozzaglia di rumori, soprattutto nei momenti più caotici e grezzi, ma considerata la non linearità dello stile delle tracks, difficilmente si può rimanere annoiati da questo disco, complice anche una produzione eccellente. Non ci resta che augurare a questi ragazzi di continuare a mantenere questi ottimi livelli, prendendo il meglio dalla scena esistente e amalgamando il tutto, creando un lavoro assolutamente personale e di qualità.

Francesco Pellegrino

VOTO

85

 

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