|
Siamo alla quarta
uscita per l'ormai consolidato combo di Cory Brandan e compagni, ovvero
i Norma Jean, che con "The Anti Mother" ripropongono il
loro sound complesso e particolare, con spiccate dosi di mera violenza
mathcore e splendidi passaggi noise; ma non è solo il comparto
strumentale ad essere complesso, in quanto anche sotto l'aspetto
tematico i nostri non brillano certo per chiarezza. Nonostante ciò, non
risulta molto difficile riuscire a trovare il significato generale delle
lyrics, indirizzate principalmente verso una denuncia dei peccati che
affliggono l'uomo, e questo lo si può cogliere già nella opening track,
Vipers, snakes and actors, che, come si può notare per certi
versi dal titolo, cerca di spiegare come l'ipocrisia porti ad avvelenare
i cuori, come il veleno di una vipera, rendendo chi se ne macchia un
attore che marcia per una causa fittizia. Questa song è un concentrato
di energia, con massicci riffs hardcore distorti accompagnati dalle
sequenze di batteria dell'ottimo Chris Raines.
Self
employed chemist apre con una venatura meno aggressiva, il
cantato di Brandan è più vicino al clean voice che al growl, e anche le
chitarre danno al sound un tocco più melodico; poco prima della metà i
nostri danno libero sfogo alla rabbia: i riff pur mantenendo note simili
sono molto più veloci, dietro le pelli Raines si sbizzarrisce nel dare
maggiore profondità al sound e Brandan comincia a urlare come un pazzo.
Passiamo a Birth of the anti mother, la "madre" dei mali
che affliggono il mondo e che si nutre con il sangue dei peccatori;
sebbene molte sfaccettature delle lyrics rimangano un punto di domanda,
il tema centrale è sicuramente l'angelo decaduto (A demon's heart, but
with the face of God). Questa traccia è un connubio di violenza ed
energia: Day ed Henry sembrano intendersi alla grande durante
l'esecuzione dei riff perfettamente armonizzati e accompagnati
dall'onnipresente basso di Schultz; peccato per la chiusura un po'
confusionaria e che lascia leggermente l'amaro in bocca. Robots 3
humans 0 apre con groove e riff distorti, e nel complesso dà un
impatto molto più noise e meno mosh rispetto alle precedenti; anche lo
screaming di Brandan è molto meno esasperato e in alcuni tratti tende ad
un graffiato per stabilizzarsi definitivamente sul clean durante il
refrain. Nella seconda metà della song il duetto Day-Henry si diletta in
un intermezzo strumentale con un discreto breakdown. Delle note lente e
cadenzate di basso e chitarra ci danno il segnale che è cominciata
Death of the anti mother, traccia molto noir e post-metal, in
grado di portarci in un viaggio verso la distruzione, condita con frasi
brevi ma di grande impatto (We all have our own personal hell / no more
blood will be shed / I hope you burn forever).
Se siamo rimasti
favorevolmente colpiti dalle atmosfere decadenti e depressive di
Death of the
anti mother
allora certamente non strizzeremo gli occhi ascoltando la successiva
Surrender your sons...: da un'intro quasi funerea e
depressiva con delle strofe cantate in un malinconico clean sopraggiunge
la tempestosa violenza da ottimo post-metal, che nella seconda metà si
fa ancora più confusionario ma riesce a coinvolgere e emozionare anche
dopo 4 o 5 ascolti. Leggermente criticabile è però l'idea di inserire in
questa seconda parte dei coretti emo in sottofondo allo scream, che a
mio parere tolgono un po' all'impatto da onda d'urto dello screaming
esasperato di Brandan. Sul finale la song tende addirittura verso uno
screamo tipico di Underoath e compagni, con riff di chitarra
ritmica più alti e cori più accentuati. Murphy was an optimist
apre con una vena hardcore depressiva ma la componente metal non tarda a
farsi sentire nei riff di chitarra ritmica e nei fill di batteria. Il
corpo centrale della song raggiunge un buon equilibrio tra
l'aggressività metal e la violenza core e chiude con dei riff sfumati.
Opposite of left and wrong rappresenta il desiderio di
conoscere ciò che è giusto, come si può capire dalla frase "so tell me
what's right, / not what's wrong" ripetuta più volte nelle varie parti
della song, articolata eccellentemente tra un'opening metalcore con
pesanti riff e fill tipicamente thrash, e tra massicce escalation di
violenza pura e follia condite da velocissimi groove; non mancano
neppure momenti in cui ogni strumentista prende un piccolo spazio
esclusivamente per sé. L'unica pecca di questa song sta proprio nella
scarsa lunghezza, e data la grande varietà di elementi concentrata in
poco più di 3 minuti, questo vi indurrà a ascoltarla e riascoltarla più
volte di seguito per gustarla al meglio. Segue ...Discipline your
daughters, che si distacca dall'aggressività metalcore,
proponendo un sound a tratti malinconico quasi stoner, per poi deviare
verso l'hardcore tipico del quintetto, mai banale e ripetitivo. Chiude
il platter And there will be a swarm of hornets,
caratterizzata da fill rapidi e martellanti e da ottimi riff. Davvero
un'ottima chiusura vista anche la lunghezza (quasi 9 minuti e mezzo!)
che permette di cogliere ogni minima sfaccettatura del sound proposto
dai nostri.
Tirando le somme,
certamente questo non è un platter da valutare con un singolo ascolto,
per chiunque si avvicini per la prima volta a questo genere potrebbe
sembrare un'accozzaglia di rumori, soprattutto nei momenti più caotici e
grezzi, ma considerata la non linearità dello stile delle tracks,
difficilmente si può rimanere annoiati da questo disco, complice anche
una produzione eccellente. Non ci resta che augurare a questi ragazzi di
continuare a mantenere questi ottimi livelli, prendendo il meglio dalla
scena esistente e amalgamando il tutto, creando un lavoro assolutamente
personale e di qualità.
Francesco Pellegrino |