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Direttamente dagli
Stati Uniti, i nostri Northern Ash si formarono nel 2007 e,
immediatamente nell’anno successivo, sfornano il loro primo album
"The Age Of Irrationality" senza anteporre ad esso nessuna demo. La
band è formata da due artisti di tutto rispetto Felipe Diez (voce) e
Todd Brandt (chitarre, basso, batteria); i nostri hanno alle spalle già
un’elevata esperienza nel mondo del metal estremo, essendo già membri
attivi di importanti christian band quali SorrowStorm,
Ministros Del Santuario, Rehumanize, Encryptor.
Sarebbe un grosso errore definire i Northern Ash come comune band
unblack metal, loro sono molto di più: il loro modo di fare musica è
estremamente creativo e originale; le sonorità composte sono l’armoniosa
fusione dei tre maggiori generi estremi di metal, parliamo della lugubre
austerità black metal, della fredda furia death metal ed infine della
potenza devastante del thrash metal.
Addentriamoci nel
loro album
"The Age Of Irrationality"
gustandone i particolari sonori e le intense atmosfere che il nostro duo
americano ha così abilmente concepito. Partiamo subito alla carica con
Those who fall away, implacabile e martellante, con riff
affilati quanto rasoi, dai gorgoglianti scream/growl, si abbatte come
una violentissima grandinata nei nostri poveri timpani non ancora
abituati ad atmosfere di apocalittica devastazione e fermento
spirituale. Stupendamente concepito è il successivo brano
Messianic oversight, che fonde sonorità unblack/death/thrash in
una letale carica contro le fila nemiche: riff pesanti quanto magli
sembrano spezzare la corazza dei nemici, un olocausto si sta perpetrando
ai danni del maligno, grazie all’inarrestabile furia della batteria che
guida questa crociata e all’inesorabile furia sanguinaria delle
chitarre; profondissimi scream/growl si abbattono come fulmini. Veniamo
a The age of irrationality, dal sapore particolarmente
unblack, si abbatte violenta come una tempesta divina, riff distensivi e
prolungati seguono il ritmo veloce ed implacabile, abbastanza austera da
far accapponare ogni fedele cristiano, profondi scream/growl
intensificano quest’aura di penitenza e redenzione. Stupenda e
terribile, con il suo intenso martellare è Sufre el justo:
riff velocissimi seguono la coppia di scream/growl che impersonano una
sorta di narratori, incredibile la loro intensità e lo struggimento
d’animo con cui eseguono il brano. Intermezzo breve e molto tecnico con
Realization of our inner need, va ad introdurre il
successivo brano Give us this day, costituito della stessa
matrice death/thrash metal, veloce e leggero scorre il ritmo, si libra
audace e per mezzo di poderosi rullate coglie l’attimo per manifestare
tutta la sua aggressività; particolarmente lenta e introversa la parte
finale che va a spegnere ogni impeto attraverso candidi strimpellamenti
di chitarra acustica. Recuperiamo il prodigioso furore con Chalice
of wrath, pezzo veloce e martellante dal riff avvelenato,
suggestivi voci baritonali si susseguono in una lugubre cantilena di
morte mentre tutto sembra sbriciolarsi davanti ai nostri occhi.
Inquietante e apocalittica è The great and terrible day of God,
una scarica di riff velocissimi spazza via ogni calma terrena, batteria
al vetriolo rulla con impaziente ferocia, apportando nel nostro stereo
forti dosi di sana devastazione: siamo nel bel mezzo dell’Apocalisse,
vorticosi growl si disperdono in nell’aere contaminato dalla furia degli
angeli. Continua con Vital suffering quest’annientamento
globale, queste laceranti melodie che strappano con poderosi riff
artigliati grossi cumuli di banale quotidianità terrena, percussioni
martellanti fanno da trampolino di lancio per una tormenta di taglienti
scream.
In puro stile
death/thrash metal ascoltiamo Remnant (Back to paradise),
con sovrumana furia si scaglia percuotendo tutto ciò che incontra: riff
veloci e decisi seguono rullate da capogiro, mentre ammorbati scream
lasciano lo spazio a cori ancestrali, protagonisti di eterni scontri e
rivalità. Ad un certo punto tutto tace per un po’, ma poi si manifesta
la hidden track che scarica powereggiante death melodico mischiato a
litri di adrenalina, che vanno inesorabilmente ad infiammare la sete di
distruzione; assoli pirotecnici, growl cavernosi, un mix terribile molto
ben orchestrato. I Northern Ash hanno fatto un ottimo lavoro, la
loro innata capacità di mischiare i vari sottogeneri metal li fanno
apparire già maturi al loro debut album, dall’altronde non essendo
novellini, ma anzi veterani del metal estremo, era quasi scontato che
dall’unione di due artisti tanto rilevanti non potesse che venire fuori
un così bell'album.
Fabio Manna |