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Questo combo statunitense ha
un che di incredibile: nel solo 2009, anno di formazione, ha licenziato
quattro full-length ed un Ep! Un altro Ep è stato poi inciso con il
moniker Funeral Eclipse. Con un altro nome, Njiqahdda, dal
2005, i lavori usciti sono 25!!!!! Veramente roba da matti, credo siano
numeri sicuramente da registrare nel Guinness dei primati. Storditi da
questi dati andiamo ad analizzare il primo(?!) disco di queste "querce".
Il sound si pone nella precisa intersezione fra drone, black metal e
dark ambient (con leggera predominanza del primo). Giusto per dare una
vaga idea potremmo chiamare in causa Sunn O))) e Flaskavsae.
Come accade in questi casi, le tematiche cristiane si mischiano a quelle
filosofiche, citazioni culturali in generale ed antiche leggende.
Due sole, ma lunghissime, le
canzoni che compongono il disco. La prima song, la titletrack, di 18
minuti e rotti, si preannuncia subito molto ardua. Le dissonanze sono
totali, le urla filtratissime e/o oltretombali. A tratti i suoni
compaiono cyber. Quando alla fine della traccia si sente un ambient con
canto di uccelli, sembra veramente di uscire da un incubo. I primi 5
minuti degli oltre 26 di Ghosts of fallen winter oaks
iniziano inaspettatamente in modo soave con prolungati arpeggi e voce
arcana; poi ritorna il suono della prima canzone, ma più ovattato, quasi
"dolce".
In questi casi è veramente difficile capire dove finisca l’interessante
sperimentazione ed inizino i rumorismi gratuiti. Chi si accinge ad
affrontarlo sappia che il semplice ascolto comporta un grande dispendio
di energie mentali, a volte anche per la semplice "sopportazione".
Coloro che amano qualcosa di realmente disturbante e disturbato, e tali
aggettivi si adattano perfettamente anche nel white, potrebbero
ascoltare un disco su queste frequenze.
Daniele E.
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