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OBLITERATION
Dying Age   (Ep)
death
1998 - Self
(USA)
www.myspace.com/obliterationmusic

 

Ensemble da Oklahoma City, gli Obliteration ebbero vita breve: si fondarono nel 1997, nel 1998 già avevano cambiato monicker in Death List sotto il quale produssero l’unico full-length della loro storia, e ciò proprio nello stesso 1998, anno nel quale aveva visto la luce anche l’unico parto degli Obliteration, l’Ep "Dying Age", oggetto di questa recensione. Quattro tracce di death metal con influenze brutal e accenni grind per un’estensione complessiva appena superiore al quarto d’ora, l’autoproduzione di questo Cd è professionale, tanto che gli permise di uscire successivamente anche come release discografica, all’interno dello Split "Chords Of the Grave" della Cross Rhythms Music, in compagnia di altre tre death band underground, almeno una delle quali sicuramente cristiana, gli Oblation.

I cinque whitemetalheads nordamericani introducono la loro opera prima con un campionamento di pugna spadaccina, pochi secondi e in Torn in two si affaccia privo di galateo il brutal dal prorompente gutturale su partiture ritmiche esplosive ma anche su affondi in blastbeats e persino qualche breakdown: bridge di chitarroni ribassati e un paio di assoli schizoidi completano la carne al fuoco. Inflicted si fonda su ritmiche detonanti e ondeggianti intervallate da brevi blastbeats, tuttavia la partitura più interessante è una strumentale centrale con chitarre ardite che sfoga in un lungo guitar solo. Mood senza alcuna luce e interessanti intelaiature chitarristiche ad ergersi attorno alle linee di basso e al drumming diveltente per By His blood (la cui lirica tratta dell’unica salvezza dell’uomo che è nel sangue redentore di Cristo), a conclusione del lavoro è posta la title-track Dying age, cupa e a tratti vorticosa, non mancano gli assoloni, non mancano i breakdown (se non in stile metalcore poco ci manca); buono il finale costituito di pause e ripartenze con letterali pestaggi alla strumentazione.

L’esecuzione è complessivamente apprezzabile, non si arriva certo alla chirurgica brutalità e alla furia cataclismatica di headliner e mostri "sacri" (si fa per dire) del brutal quali Nile, Hate Eternal e Mortician, ma questo era senz’altro un gruppo che sapeva il fatto suo.

Valerio Mei

VOTO

80

 

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