|
Demo giunto in redazione per vie diciamo "traverse", di questa band non si sa nulla data la pressoché
assoluta misconoscenza che di loro ha il web. Dall'evidente cantato in portoghese
si direbbero
brasiliani (ormai la patria adottiva dell'unblack), probabilmente -
almeno così
li immagino - provenienti dal più desaparecido e impenetrabile
underground amazzonico; anche l'anno di release è dubbio, propendo per il 2004 ma è
solo un'ipotesi. Di loro conosciamo dunque il monicker,
il titolo del demo e la track-list, nient'altro con certezza. Premesso
tutto ciò, non
ci aspettiamo di certo una produzione professionale, e infatti non lo è,
ma il sonoro strumentale e il bilanciamento del mix non è affatto male, un po'
lontano sì, ma si sente di peggio a questo livello; il neo grosso è invece nello screaming,
registrato in modo decisamene mediocre. Peccato perchè il sound prende: forti di una esecuzione
notevole quello che i sudamericani
sviluppano è un black atmosferico avvolto da coltri nebbiose, canonico
ma di impatto.
Apre un sermone in lingua natia con classico
riecheggio da ambient di chiesa: si parla dell'impero di Satana nel
mondo, del suo potere sull'uomo al quale fa sortire ogni genere di orrore
e di peccato: la salvezza è solo in Cristo, e il suo trionfo splenderà
nella Nuova Gerusalemme. Introitus, questo il titolo
dell'open-track, è accompagnata da lontane distorsioni e vibrati di
chitarra, e si conclude con un lugubre "Amen" in screaming. Arriva così la prima
vera song, The unblack from light I, mid tempo
atmosferico-tastieroso che innesta partiture accelerate, ma che si
abbandona anche a rarefazioni doom di un certo fascino: nel minimalismo
trova addirittura espressione un drums solo affatto invasivo, anzi
rispettoso della solennità del silenzio nel quale si genera. Un po' di
ieraticità doom e si torna a pestare. Shekkinah è pezzo
con linea melodica, declamazioni, e una cavalcata thrash con lead guitar
in esaltato sfogo. Giungiamo all'episodio più riuscito, The chance, raw
black turbinoso e nero come la pece, ma aperto ad offuscata luce in ampie
spianate, le quali si realizzano appieno nella dark sognante
Instrumental, pezzo afono di intriganti armonie, supportate da
interessanti fill, mood epici ma anche sinistri. Ed è proprio l'epicità
atmosferica a dominare la dolorosa e ritmicamente, The
unblack from light II.
Produzione a parte questo lavoro spacca!
Complimenti al nostro umbratile combo, la speranza è i ragazzi (quanti
sono? boh...)
riescano ad emergere - professionalizzandosi - quantomeno nella scena unblack, le potenzialità espresse
in "The Unblack From Light" si farebbero rimpiangere, accadesse il contrario.
Vaake
|