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Band alquanto in auge in quel brasiliano, e non
solo in ambito strettamente rock cristiano considerate le loro nomine ai
"Latin Grammy Awards" nel 2005 e nel 2007, gli Oficina G3 si son
dati vita nel remoto 1987 proponendo un hard rock in stile Petra,
per poi evolvere, nel dispiegarsi della loro lunga discografia, verso
lidi pop rock; l'approdo al metal è recentissimo, complice anche
l'entrata in line-up del nuovo singer Mauro Henrique, dotato di una
timbrica che ricorda spesso Jørn Lande. Così l'ultima fatica dei nostri
è un decisamente testosteronico prog metal, dalla produzione perfetta,
che rimanda proprio a moniker quali Ark e Masterplan.
Henrique subentra al microfono al fondatore ed unico membro primigenio
dell'act, Juninho Afram, che ora si dà tutto alla sei corde, strumento
nel quale eccelle, essendo peraltro considerato uno dei migliori
chitarristi del Brasile al pari di Kiko Loureiro degli Angra.
Francamente quest'album mi ha sorpreso da tutti i
punti di vista. Già anticipato della produzione a cinque stelle e della
tracotanza strumentale, brillano anche l'esecuzione, la tecnica e la
varietà del songwriting; aggiungiamo che la monotonia mai subentra
nonostante le 15 tracce per ben 70 minuti di estensione, ma pure come
sia elegantemente aggirato il possibile scoglio costituibile dal cantato
in portoghese (si ricorre all'inglese solo nelle ultime tre tracce), e
viene da sé quindi che ci si trovi al cospetto di un disco senza
sostanziali falle. Le lyrics, poi, sono testimonianti, ardenti di
passione di fede, mai scialbe o banali; il fine della band è chiaramente
l'evangelizzazione. Si tira su il sipario, e ad apparire precipua in
scena è D.A.G., con un piano drammatico ed effetti
ambient, sui quali si innesta la strumentazione che ci conduce diretti a
Meus próprios meios, prog metal massivo dalle tracce
articolate e dalle melodie robuste, ottima è la progressività finale
impreziosita da chirurgici solos. Tastierosità alla ribalta e chorus
convincente per Eu sou, con Meus passos
accenni sintetici lasciano il campo ad un prog peso sinfonicheggiante e
tecnicista. Giungiamo alla prima ballad, Continuar,
emozionale, dal guitar solo strappalacrime prime del trionfo del
refrain. Arrangiamenti ricchissimi in De joelhos, dopo il
lentone dal bel bridge melodico (Tua mão), rieccoci al
prog metal in Ark style con Muros, e qui la
fantasia brasilera sale in cattedra. Gran pezzo la title-track Depois da guerra
col guitar work di Afram a sciorinare preziosismi, cui succede la
notevole predicatoria A ele, introdotta da un etereo
ambient misticheggiante. Incondicional è ballad intensa
con chitarre acustiche e cantato soffuso, con Obediência
torna il prog metal randellante e melodico; meraviglioso il drumming in
Better, People get ready è ballad solare al
limite del mellifluo, la closer Unconditional ondeggiante
tra alti e suffusi registri del bravo Mauro Henrique.
La splendida front cover riflette appieno il tema
concettuale di questo imponente disco degli Oficina G3: le rovine
di una città, con i petali che cadono dal cielo e una rosa adornata di
foglie nata in mezzo alla distruzione. Dichiarano: "la copertina
raffigura ciò che noi crediamo, che noi viviamo. La lotta, la battaglia,
ma la gioia di arrivare con l'aurora". Release rivelazione, tutta da
godere.
Valerio Mei
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