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Gli Once Dead nascono nel 2004 come reunion della
storica band dei Vengeance Rising, con ovviamente la triste
esclusione del cantante Roger Martinez, che, come molti sapranno, non
solo lasciò il movimento white metal, ma sembrò addirittura rinnegare la
fede e i principi in cui credeva. Se all’inizio la line-up era composta
da quattro membri dei vecchi Vengeance Rising, più il singer
Scott Waters (Ultimatum), quella odierna è composta da Devin
Shaeffer (Fase Down) ai microfoni, Doug Thieme (chitarra), Jim
Chaffin (batteria), Angelo Espino (basso) e Larry Farkas (chitarra).
Questo primo full-length, "Visions Of Hell", si apre
con Body parts, un brano che fonde thrash old school con
linee vocali in stile metalcore. Questo è ancora più evidente nelle
successive The contract e Devotion, che se
non fosse per alcuni back vocals e i soli di chitarra, sarebbero state
considerabili metalcore a tutti gli effetti. Già dopo l’ascolto di
queste tre tracce, non posso fare a meno di esprimere qualche
perplessità. Il fatto è che dei vecchi Vengeance Rising è rimasto
purtroppo ben poco, non è più quel potente thrash grezzo che fece
storia, un thrash sincero e concreto, non confuso come questo dei
Once Dead. Se dal punto di vista del sound si poteva fare meglio, lo
stesso non si può dire delle lyrics, sicuramente molto dirette.
Si
mettono su tutte in mostra quelle della title-track Visions of
hell: "We are called to love, we are called to give / We are
called to do, called to live as Christ once did".
Anche la seconda metà dell’album segue l’andamento della
prima. Un altro difetto è che le canzoni risultano piatte e spesso molto
simili. Qualcosa di buono si trova in canzoni come Grave diggers –
The forgotten genocide e Defy man, che, lasciando
più spazio alle sonorità old school, guadagnano sicuramente in termini
di sentimento, rendendole più travolgenti. Concludendo, era inevitabile
fare il paragone con i pionieri del thrash cristiano, ma i Vengeance
Rising erano un'altra cosa. "Visions Of Hell" non è del tutto
da buttare, ma se siete dei puristi del thrash, quello vero, allora non
ascoltatelo, e continuate a mettere nel vostro lettore quel capolavoro
che era "Human Sacrifice". Questo è appena sufficiente.
Daniele Fuligno |