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ORACULO
The Victory
power
2005 - MD Music
(Brasile)
www.oraculo.art.br

 

Sulla scia dei celeberrimi Angra ma anche su quella dei cristiani Eterna ecco affacciarsi sul mercato un'altra power band brasiliana, dallo stile inconfondibilmente (e inevitabilmente) contaminato dal sound dei suddetti act: gli Oraculo, quintetto al debutto assoluto che riesce a piazzare un full-length al primo colpo. Due dati emergono immediati dall'ascolto del disco: i nostri sudamericani sono notevolissimi musicisti, ma il prodotto d'insieme è purtroppo deturpato dalla voce del singer Augusto Angelis che, seppur volenteroso, è scevro da quella potenza, acutezza ed estensione vocale che è ormai altissimo standard per le power band. Questo vizio capitale a parte, il resto del lavoro è decisamente di livello: la produzione non è affatto male, l'esecuzione strumentale apprezzabile, il songwriting seppur derivativo ha in sé una forte personalità, sovraccarico di partiture tastieristiche sinfoniche ma al contempo possente, rabbioso e tecnico. Un particolare elogio va indirizzato al pezzo da novanta del platter che risiede nel lavoro chitarristico del bravo Paulo Marcio, capace sia di ritmiche ispirate, che di esser guida di complessi break prog, nonché di splendidi e assoli che ben risultano sinergici al pezzo.

Molto buoni sono gli arrangiamenti ed il tessuto intrecciato dell'opener Birth, ma fin da subito le parti vocali appaiono piatte, persino nel chorus polifonico solenne. Riffing esplosivo e teatralità del sound colpiscono in Broken love, mentre sono le partiture progressive e l'oscuro noir finale con sirene ed elicotteri ad emergere in Party of pain. Il power più canonico e stilemizzato si alterna con l'ottimo mood prog in stile Fates Warning nella quarta e interessante Dsnger, ma la perla dell'album è l'entrante Tears of sorrow: piano marcatamente drammatico e a tratti minimale, voce più intensa che mai, per quello che è un brano da brividi. Sontuosa, aggressiva e nostalgica nel bel solo risulta Time to renounce, un gradevole mid tempo Glorian Dei nella quale il buon Augusto Angelis azzarda anche un acuto che neanche viene fuori malaccio. D'evidente ispirazione Angra è il refrain della progressiva ed impetuosa Workaholic. Giri acustici, note evocative e sentimentali, ma poi protagoniste di Light in the world divengono la lead guitar e le sinfonie tastieristiche generate dalle dita di Leandro Leonello. Final track è la song che dà il titolo all'album, The victory, oscura, pomposa, solenne, molto elaborata e varia, ma tarpata come al solito dall'inadeguato vocals work.

"The Victory" è un debut interessante per questa nuova white band, ma con ben delineati limiti: forte di una voce all'altezza di tutto il resto probabilmente staremmo parlando ben più che di un discreto disco il quale però cadrà presto nella dimenticanza mnemonica dell'astante, soverchiato dal marasma di perfezione che è oramai connotato marchiato a fuoco dell'attuale produzione power metal mondiale.

Vaake

VOTO

70

 

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