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ORPHAN PROJECT
Spooning Out The Sea
 
 

 

ORPHAN PROJECT
Orphan Found
prog
2003 - Self
(USA)
www.myspace.com/orphanproject

 

"Orphan Found" viene definito un concept "sugli aspetti fisici e spirituali dell’adozione". Tema delicato ma trattato da Shane Lankford, frontman e cantante degli Orphan Project, con una grande sensibilità, propria solo di chi ha personalmente vissuto questo tipo di esperienza. Quel che dovrete aspettarvi sono quindi 60 minuti di emozioni, momenti densi, resi benissimo dal songwriting di questo debut: un misto di prog, hard rock che non disdegna passaggi heavy o addirittura sinfonici grazie all’utilizzo di violino e clavicembalo. Il gruppo, che nasce dall’incontro di Lankford con John Wenger (chitarra, tastiera ma anche musica e arrangiamenti), dichiara apertamente la propria fede in Dio, fede che traspare anche dalla lettura delle lyrics. Queste parlano del bisogno di essere adottati, scelti tra tanti altri in un freddo lettino, di essere poi accettati e di accettarsi, di trovare la propria identità, il proprio padre, facendo una profonda ricerca interiore e ponendosi molte domande. Ricerca incessante questa che troverà la pace solo dopo aver trovato il vero Padre, il Padre di tutti noi. Il buon album in questione, dalle evidenti influenze di Dream Theater, Kansas e dell’hard rock moderno, è musicalmente compatto, lineare. Forse troppo però: dopo svariati ascolti si ha infatti l’impressione che sia piuttosto monocorde. Buonissima comunque la produzione (per essere un debut davvero complimenti!), ottima la prova al microfono di Lankford dalla voce calda e malinconica, a tratti davvero da pelle d’oca, bei cori, ottimi i guitar solos e gli inserti tastieristici, anche se i momenti più toccanti sono quelli in cui subentrano gli strumenti sinfonici.

L’album dal sottotitolo "Coming Into View" è diviso in tre sezioni. Si parte con Discovering new surroundings, esplosione di prog e hard rock accompagnata da un’ottima tastiera, molto potente. Non c’è che dire, il gruppo si presente bene già dall’inizio. Con la ballata Chosen i ritmi rallentano, scanditi dai trascinanti passaggi di chitarra acustica e di violino. Il refrain è davvero catchy, la voce del singer ha una marcia in più. Emozione assicurata. A seguire Full but lonely, caricata di riff più aggressivi, che offre interessanti cambi di tempo, ma niente più. Sul suo stesso piano anche Trickle down e Parts as one, sicuramente dei piacevoli brani ma con scarsa incisività. Si arriva così a quella che può essere considerata senza ombra di dubbio il masterpiece del disco: Leaving my seat at the table. Note di tastiera, conturbanti giri di violino, entra in scena anche la chitarra con un bel solo: la tensione sale fino al grido di "Father, Father!", da pelle d’oca. Atmosferica e malinconica grazie all’ottima parte strumentale. Segue Encircling arms of the Father sicuramente più solare nel sound, in cui l’inquieto cuore trova conforto nelle braccia di Dio, per approdare poi all’altro gioiellino del disco, l’acustica See what He sees, dalle atmosfere rese ancor più magiche da violino e violoncello, presenti anche nella title-track Orhpan found che parte subito con aggressivi riff per poi volgere verso un orecchiabile e melodico refrain. É evidente come questi strumenti sinfonici siano in grado di dare qualcosa in più. Esattamente sullo stesso piano si colloca un’altra ballad, Paupers unfulfilled. A chiudere questo viaggio denso di un’alternanza di emozioni non poteva che essere l’intensa Gazing down on golden streets, in cui finalmente il cuore trova un po’ di pace, (Gazing into the eyes of peace / gazing into the face of truth). Le onde del mare ci cullano serenamente nell’ultimo brano, un outro di breve durata, Wonderous love.

Buon debut che raggiunge in diverse occasioni picchi davvero alti. Ottima colonna sonora per chi ha vissuto esperienze simili, "We are all orphan until…", ma forse un po’ per tutti: siamo tutti degli orfani, almeno fino a quando non spalanchiamo il cuore al nostro Padre più grande.

Ilaria Ricci

VOTO

78

 

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