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ORPHAN PROJECT
Orphan Found
 
 

 

ORPHAN PROJECT
Spooning Out The Sea
prog
2009 - NePlusUltra Music
(USA)
www.myspace.com/orphanproject

 

L’anno concluso ci ha regalato un’altra perla nel mondo white, in particolare in quella prospera scena che è il progressive. Gli Orphan Project continuano sulla fortunata scia del precedente disco, mescolando insieme al prog, molto hard rock di vecchio stile, che piacerà ai nostalgici di ogni generazione. Tutto funziona in questo lavoro: la voce del frontman nonché creatore del gruppo Shane Lankford è ruvida, passionale come non mai, i solos di guitar passano da una ballad a un rock progressive con grande disinvoltura, le pelli e il basso mantengono un ritmo estremo in alcuni passaggi intervallati da grandi parti di piano e cori.

E proprio con una lunghissima intro si apre Reach, piena di atmosfera molto "The Dark Side Of The Moon"; è un trionfo di archi e groove bass, a sostegno dell’intensa voce che grida "Where’s my Savior now?"; song che resta molto per il suo refrain catchy, un po’ come in tutti gli altri pezzi prodotti in questo maestrale lavoro. Il pezzo successivo è uno di quelli tosti: Angels desire, con il suo ritmo che si contorce tra sincopato, dimezzato e molto altro, è una grande song arricchita da tanto synth, nonché da uno spettacolare solo. Altra song “commerciale” nel suo ritmo è Fallen, che si sviluppa su una linea di piano e chitarra distorta e ricca di effetti; il songwriting di tutto l'album si incentra sulla ricerca di Dio e della Sua fedeltà, sulla caducità umana e sulla grandezza del Signore. Come nel disco precedente, anche in questo hanno compiuto grandi prodezze di liriche. Brano inteso e molto hard rock è To me, con tanto di tastiera Hammond; pare un pezzo leggermente differente rispetto a tutto quello che si è ascoltato finora. La prima ballad è One dark moment (providence), intensa, orecchiabile, ricca di passione con un solo breve, ma struggente. Si candida ad essere uno dei lavori migliori del full-length. Le altre song che compongono questo disco si alternano tra uno spirito hard rock come nel caso di My goodness, ai richiami prog di vecchia e nuova stagione come in Head on your platter, dai riff sporchi e aggressivi che si alternano a cori più melodici; si passa per una seconda ma non toltale ballad, Empty me, ricca forse in modo eccessivo di effetti da film di fantascienza anni ’80.

Le ultime due song meritano un’attenzione particolare: The battle rage on è un pezzo di una carica sorprendente, che segna la grande prestazione di ogni elemento, persino le tastiere simbolizzano il tutto con esemplari "acrobazie"; Spooning out the sea, la title track, è molto originale perché è completamente diversa da tutto quello cha abbiamo ascoltato fino a questo momento; si eleva verso le alte sponde del modern jazz; a metà song per fortuna la chitarra ci riporta indietro, spolverando un solo grintoso. Grande gruppo quello che abbiamo ascoltato insieme; peccato però che a volte siano un po’ ripetiti in certi passaggi, ma vi posso assicurare che vi farà piacere ascoltarli perché i ragazzi ci sanno fare!

Roberta Cannone

VOTO

79

 

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