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Homo Homini Lupus
 
 

 

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A Lament
doom
2016 - Roxx Production
(Svizzera)
www.pylon-doom.net

 

Torna la band svizzera dopo il recente e ottimo “Homo Homini Lupus”, e scava ancora nel più profondo doom tradizionale, quella branca di rock psichedelico incattivito dalle chitarre elettriche, che poco ha a che vedere con onnipresenti growl, chitarre ribassate fino a sembrare bassi, o qualsivoglia roba spaccino per doom oggidì. Al microfono ritroviamo questa volta Matt Brand, dopo la breve parentesi con Jordan Cutajar, con la sua voce caustica e tagliente. L'album è molto scarno, privo di grandi evoluzioni, dal songwriting semplice e con una produzione che riflette la ricerca di un ritorno al passato (riuscendoci, questo è da dire, in pieno).

L'album si apre con Cosmik Lizard, un mid tempo psichedelico e acido, che si avvantaggia di effetti vocali, e un feeling molto settantiano. Desolation Is Divine è un brano evocativo, lento, dall'incedere inesorabile, senza fronzoli. The Day After The War e Pantodynamos hanno in comune un sentore tragico, da fine del mondo o dei tempi. Lazarus è una lunga minacciosa canzone, che cerca di mettere in musica, la vicenda biblica del povero Lazzaro. Fair Haven of Thesterness e The Lone Rider chiudono l'album, continuando la scia psichedelica e l'aria malinconicamente tragica che permea il disco.

In generale questo lavoro sarà sicuramente apprezzabile per chi ama le sonorità del doom originale, quello di fine anni '70/inizio anni '80, prima di tutte le contaminazioni. Fan delle pietre miliari del genere, come Black Sabbath, St. Vitus e Pentagram, come anche dei più recenti Electric Wizard, sapranno apprezzare senza dubbio un disco come “A Lament”, che per tutti i quasi cinquanta minuti di durata, ripropone gli stilemi classici del genere. Pecca un po' in personalità: i giri di chitarra sono poco o per niente elaborati, gli assoli minimalisti, le strutture più o meno simili, le linee di batteria fin troppo semplici. Eppure la band fa un buon lavoro nel amalgamare gli elementi, e alla fine le canzoni intrattengono, senza mai annoiare, forse anche per la voce particolare di Brand. Tuttavia, globalmente lo considero una regressione rispetto al precedente disco, con il quale condivide sì la tradizione musicale di riferimento, ma non riesce a rielabolarla altrettanto incisivamente.


Tracklist
:

1. Cosmik Lizard (5:39)
2. Desolation Is Divine (6:33)
3. The Day After The War (5:19)
4. Pantodynamos (6:21)
5. Lazarus (9:35)
6. Fair Haven Of Thesterness (6:12)
7. The Lone Rider (6:50)
8. A Lament (2:09)


Devid "Sesbassar" Viezzi

VOTO

65


 


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