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Doom
doom
2009 - Quam Libet Records
(Svizzera)
www.pylon-doom.net

 

Moniker svizzero di traditional doom metal epico (eccetto il debut "Natural Songbirth", impelagato in tutt'altre coordinate musicali) stile Saint Vitus, che si ripresenta tramite la Quam Libet Records con un terzo full-length dalle fattezze magniloquenti, a partire da un curatissimo digipack, generoso di orpelli e simbologie doom (molto eleganti i rilievi e i lucidi in controeffetto), passando per i ben 77 minuti divisi in tredici tracce, e arrivando al considerevole numero di guest artists a dar supporto esecutivo alle due colonne portanti dei P˙lon, Matt Brand e Jan Thomas, rispettivamente voce/chitarra e basso.

Doom dai tempi molto dilatati e dalla fisionomia epica con tratti melodico-atmosferici, dagli inserti flautistici e dagli assoli effettati verso dispersioni eteree già dall'opener Renovatio (renewal & relapse), buon pezzo, così come la cupa e vocalmente echeggiante Doomstone, per arrivare al bersaglio grosso colpito da Ho Theos erchestai, dove l'enfasi tastieristica e profluvi solistici irrobustiscono l'appeal di una song dall'afflato fortemente ieratico. Doom claustrofobico, minimalismi luminosi e, in definitiva, iridescenza dei mood per In the shade, seguita Beneath, beyond, traccia che non scorre certo via come nulla fosse, e questo per grazia di un magico refrain dai sapori ossianici che ne domina il climax. Purtroppo però con l'inconsistente Dream a dream l'album giunge ad un passo falso, che l'ambient keys strumentale De rerum sanctarum una non riscatta, e che anzi la modesta Psych-Icon (troppe soluzioni sperimentali) aggrava. Il sound si ricompatta con la tuttavia troppo statica Hors des sentiers battus. Age of despair sono circa due intriganti minuti di fluttuazioni lisergiche dalle surreali geometrie, mentre con la subentrante An angel tale (dark ambient ad introdurre un massivo doom epico) il disco torna pienamente a convincere, trovando conferma nella flautistica e growleggiante funeral oriented DeadLove. La tredicesima The void thereafter è un breve outro dark ambient con pianto singhiozzato piuttosto angosciante.

Buono disco dunque questo "Doom", le cui uniche carenze sono da individuare in una produzione forse troppo ovattata, in esuberi di prolissità sicuramente strizzabile, e in una parte centrale del lavoro in difficoltà rispetto ai coinvolgenti primi cinque episodi e ai discreti ultimi. Scopriamo così una nuova importante realtà del panorama doom cristiano, che già sta pensando - stando a quanto scritto nel booklet - al successivo disco, "Armoury Of God".

Vaake

VOTO

82


 


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