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PAIN REMAINS
Identity
moshcore
2008 - Bullroser Records
(Finlandia)
www.myspace.com/painremains

 

Ci salutano dalla Finlandia i Pain Remains, quartetto che nonostante i natali non si dedica ad alcun genere che abbia avuto origine dalle fredde lande scandinave, bensì ad un metalcore decisamente molto hardcore e decisamente poco metal di trasudante fragranza americana. La label presenta questo full-length di debutto come: "un album che include parecchie influenze metal, ma che è ancora un hardcore straight-in-your-face" e per una volta non posso che dirmi più che d’accordo, considerando che spesso le indicazioni delle etichette discografiche sono tutt’altro che realistiche.

L’opener Drown non fa altro che confermare tutto ciò, batteria martellante, progressioni di chitarra ed urla belluine di matrice NYHC, che però non disdegnano di sfociare in growl, immancabili breakdown ed infine durata intorno ai due minuti. Buona presentazione senza dubbio. Passando a Nowhere vengono introdotte massicce dosi di gang vocals, che vanno per così dire a completare la matrice hardcore della band; bello il finale melodico da saltare e cantare. Si parte in breakdown con Rising, ma grazie ad un veloce crescendo ci si trova proiettati in velocità per poi avere la solita alternanza con le parti lente, buone anche qui le linee melodiche di chitarre, ulteriormente incattivita risulta la voce. Nulla aggiungono alla formula Tuli on… e Forthcoming threat, se non qualche maggiore ammiccamento al metal qua e là, restano comunque due canzoni azzeccate, stesso discorso valga per Circle, che probabilmente meriterebbe come sottotitolo "pit" e si distingue più che altro per il finale lento ed oscuro. Never forget col suo minuto e mezzo è la traccia più breve del platter, un lungo ed unico breakdown per far urlare la folla, ma torna il momento di pogare pesantemente e la sveglia ce la dà Sick of you, la traccia per così dire più hardcore fra tutte, tanto che il titolo potrebbe benissimo essere una citazione implicita ai Sick Of It All, gruppo che i nostri devono aver masticato quotidianamente. Nulla da segnalare in My anxiety e Air, ormai sappiamo che i nostri sanno fare il loro mestiere, mentre nella conclusiva On my grave, che è anche il pezzo più lungo, si sperimenta un po' più negli arrangiamenti e viene introdotta anche la chitarra solista.

Una buona prova senz’altro e deve esserlo davvero se lo riconosce perfino uno come me, che pensa si dica metalcore non a caso, ma perché il metal debba venire prima dell’hardcore, mentre i ragazzi dei Pain Remains ritengono che il rapporto di predominanza debba essere invertito a favore del secondo termine. Si può sicuramente intravedere una certa acerbità nel riproporre testardamente alcune soluzioni, difetto che inevitabilmente si paga sulla lunga distanza, ma la fusione fra: furia hardcore, una giusta dose di melodie, più un sapiente utilizzo dei breakdown, che non spezzano l’andamento delle canzoni, poiché anzi i musicisti ci restituiscono sempre la sensazione di "proiettarci" naturalmente nei momenti cadenzati, costituiscono un buon biglietto da visita sia per il presente che per il futuro. Se siete fan del genere aggiungete pure cinque punticini al voto.

Daniel Djouder

VOTO

75

 

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