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PALE DIVINE
Cemetery Earth
doom
2007 - I Hate Records
(USA)
www.myspace.com/paledivine

 

Immesso nell'universo metallico tramite la quantomeno non propriamente intrisa di zelo evangelico I Hate Records, "Cemetery Earth" è il terzo travaglio dei pennsylvanianici Pale Divine, che dall'ultimo "Eternity Revealed" approdano a questo album sovraccaricati di un grave fardello di dolore, dovuto alla scomparsa del bassista Larry Stout, avvenuta nel 2005 a seguito di un incidente automobilistico. Il sound del combo neocontinentale è un traditional doom di stampo blacksabbathiano, in cui le matrici prime risultano essere act quali Pentagram, Saint Vitus e i cristiani Trouble.

Produzione invero claudicante, non è né l'originalità scritturale né tantomeno una brillante esecuzione il cavallo da battaglia dei nostri doomster, che comunque realizzano un lavoro discreto, per lo più rivolto ai nostalgici del genere e per coloro che vedono nel moderno doom (quelle death, gothic, core, funeral, ecc) una degenerazione piuttosto che un'evoluzione di quel down-tempo primigenio sorto in seno all'heavy. Senza infamia e senza lode in questo lavoro sia la prestazione vocale di Greg Diener che le interpretazioni solistiche dell'axeman John Klein, tuttavia il disco riesce a tenere grazie ad una certa compattezza e ad alcuni episodi particolarmente riusciti. Lascia dei dubbi già l'opener The eyes of destiny, in Fire and ice la sei corde plasma sonorità stoner, si ricerca la melodia e il lunghissimo solo ad effetto in Broken wings. Con la quarta (I alone) The traveller, di 8:30, la situazione si irradia di gaudio e approvazione: il mood è forte, Diener indovina l'armonia vocale e buono è anche lo stacco up inserito nel ventre della composizione. Ricca di solos, effetti noise e ricerca di solennità, la sterminata title-track scorre via senza sedurre particolarmente, lasciando spazio alla distesa di tastiere della breve Empyrean dream. Registro canoro più deciso e tessiture melodiche costituiscono il genotipo di The seventh circle, e di lì un trittico finale convincente che stabilizza l'album su un giudizio tutto sommato positivo.

Disco onesto, non entusiasmante ma che potrà essere apprezzato dai fans del genere. Nota finale circa la cristianità della band: le tematiche cristianeggianti sono sì uno stilema per il genere, ma i Pale Divine pur non definendosi una christian band in senso stretto hanno un atteggiamento esistenziale positivo, in fondo al tunnel vedono ed enunciano la presenza della luce, e il loro atteggiamento lirico è volto verso la spiritualità, il peccato e l'azione compensatoria di Dio, pur tenendo a sottolineare di non voler predicare alcunché, ma di dire ciò solo che pensano. Aspettiamo il progetto Pale Divine ad un nuovo passaggio, per tentare di capire meglio di che pasta sia realmente fatto.

Vaake

VOTO

70

 

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