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Immesso nell'universo metallico tramite la
quantomeno non propriamente intrisa di zelo evangelico I Hate Records,
"Cemetery Earth" è il terzo travaglio dei pennsylvanianici
Pale Divine, che dall'ultimo "Eternity Revealed" approdano a
questo album sovraccaricati di un grave fardello di dolore, dovuto alla
scomparsa del bassista Larry Stout, avvenuta nel 2005 a seguito di un
incidente automobilistico. Il sound del combo neocontinentale è un
traditional doom di stampo blacksabbathiano, in cui le matrici prime
risultano essere act quali Pentagram, Saint Vitus e i
cristiani Trouble.
Produzione invero claudicante, non è né
l'originalità scritturale né tantomeno una brillante esecuzione il
cavallo da battaglia dei nostri doomster, che comunque realizzano un
lavoro discreto, per lo più rivolto ai nostalgici del genere e per
coloro che vedono nel moderno doom (quelle death, gothic, core, funeral,
ecc) una degenerazione piuttosto che un'evoluzione di quel down-tempo
primigenio sorto in seno all'heavy. Senza infamia e senza lode in questo
lavoro sia la prestazione vocale di Greg Diener che le interpretazioni
solistiche dell'axeman John Klein, tuttavia il disco riesce a tenere
grazie ad una certa compattezza e ad alcuni episodi particolarmente
riusciti. Lascia dei dubbi già l'opener The eyes of destiny,
in Fire and ice la sei corde plasma sonorità stoner, si
ricerca la melodia e il lunghissimo solo ad effetto in Broken
wings. Con la quarta (I alone) The traveller, di
8:30, la situazione si irradia di gaudio e approvazione: il mood è
forte, Diener indovina l'armonia vocale e buono è anche lo stacco up
inserito nel ventre della composizione. Ricca di solos, effetti noise e
ricerca di solennità, la sterminata title-track scorre via senza sedurre
particolarmente, lasciando spazio alla distesa di tastiere della breve
Empyrean dream. Registro canoro più deciso e tessiture
melodiche costituiscono il genotipo di The seventh circle,
e di lì un trittico finale convincente che stabilizza l'album su un
giudizio tutto sommato positivo.
Disco onesto, non entusiasmante ma che potrà essere
apprezzato dai fans del genere. Nota finale circa la cristianità della
band: le tematiche cristianeggianti sono sì uno stilema per il genere,
ma i Pale Divine pur non definendosi una christian band in senso
stretto hanno un atteggiamento esistenziale positivo, in fondo al tunnel
vedono ed enunciano la presenza della luce, e il loro atteggiamento
lirico è volto verso la spiritualità, il peccato e l'azione
compensatoria di Dio, pur tenendo a sottolineare di non voler predicare
alcunché, ma di dire ciò solo che pensano. Aspettiamo il progetto
Pale Divine ad un nuovo passaggio, per tentare di capire meglio di
che pasta sia realmente fatto.
Vaake
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