|
Album del 2005, che vanta di ben 15 tracce per una
scorpacciata totale di 56 minuti di christian death metal. La line-up è
composta da 4 musicisti tutti ex Hostility: Richard G. Olson al
microfono, Jerry (J.D.) DeMaio alla chitarra, Harry Bittner al basso ed infine Ed Bangle dietro le pelli.
Iniziamo con Iniquity, song molto
tecnica che ci scaglia per quattro minuti in balìa di un mondo desolato
dove la batteria ci tormenta scandendo ritmi striscianti, le chitarre
dalla vitalità azzerata arrangiano depressioni senza fine, suoni oscuri
e lenti dove il cantante con la sua voce bassa e graffiante resta in
secondo piano. La seguente Finding solace è molto simile
alla prima: incontriamo sempre quell’aria stantìa e soffocante dove gli
strumenti suonano vere e proprie marce funebri, ritmi lenti e
angoscianti; troviamo solo verso la fine un rianimarsi collettivo, ma
l’angoscia fin qui creata ancora pesa come un macigno. Angoscia senza
fine con Sublime kingdom, la struttura è sempre la
medesima; ritmi struggenti che si ripetono, voce sempre abbandonata in
secondo piano: siamo totalmente immersi in un buio asfissiante. É il
turno di False prophets among us, divisa in due momenti:
l’inizio veloce, strumenti che sembra si siano svegliati e che marciano
considerevolmente veloci come anche la voce che ci intrattiene con il
suo tocco grigio e oppressivo; nella seconda parte ritornano le antiche
depressioni, gli strumenti si immergono del torpore e da lì non si
"destano" più.
Molto coinvolgente è Through
the eyes of deception: inizio
spiritato e veloce dove gli strumenti schizzano da tutte le parti; ci
rilassiamo poi grazie alla voce pulita e ad una chitarra acustica che ci
strappano momenti quasi commoventi, per poi finire in un assolo
malinconico accompagnato dal vigore di una voce non ancora domata.
The treasure
è l’intermezzo che ci fa passare velocemente a
Persecution,
song molto varia: in apertura lenta e straziante con strumenti che si
muovono a rallentatore, per poi scatenarsi in riff selvaggi molto
tecnici; momenti di torpore prevalgono però sulle continue "false
partenze" delle chitarre in particolare, che accennano a disintegrare il
muro del suono ma si inchiodano quasi subito spegnendosi nell’oscurità.
Arriviamo a
Dimension of emancipation,
traccia molto semplice e ripetitiva dove la voce risalta in primo piano
creando una sorta di monologo molto aggressivo, con le chitarre che
accentuano un palese stato di nervosismo. In
Valley of the raped
souls
ci si
trova davanti
ad un tecnicismo selvaggio: chitarre che
eseguono riff monotoni e disparati, batteria epilettica che segue un
ritmo tutto suo ed infine voce sperduta che non riesce ad emergere
restando confinata in un growl gracchiante senza potenza. Andiamo ad
ascoltare
When anger forms paranoia,
song tutto sommato calma e dai ritmi
contenuti; anche qui il solista passa in primo piano creando un monologo
concitato seguito da strumenti poco aggressivi e soprattutto dal basso
che emerge in primo piano accompagnando la voce in piroette baritonali.
Passiamo a
Head of John,
brano dalla struttura semplice e
statica; sembra che la voce stia cantando il brano tutto d’un fiato
portando il pathos e l’interpretazione a livelli infimi: gli strumenti
si limitano a strimpellare qualche motivetto per seguirla, senza mai
eccedere dalla loro nicchia di semplicità. Bitter fruits of
temptation rimane sempre nel tecnicismo puro senza accennare ad
alcuna melodia; la track si presenta nel complesso abbastanza vitale: a
parte un inizio un pò ambiguo e privo di stimoli troviamo poi una
roboante accelerata dove tutti gli strumenti nel giro di poco creano un
mini-assalto acustico,
tagliente e dall’aggressività con tonalità molto thrash. Arriviamo alla
fine del cd con Resurrectionist 94 caratterizzata da un
inizio tutto in salita: velocità e potenza con riff violentissimi e
growl che artiglia ogni suo singolo minuto; nel mezzo cambia
abbandonando l’assalto e proiettandoci in una sorta di blues oscuro
molto tecnicizzato.
Nel complesso l’album è abbastanza
apprezzabile anche se molte canzoni sono assai simili tra loro;
segnaliamo inoltre che le prime hanno un sapore decisamente doom metal, perciò
attenzione per gli ascoltatori che ricercano "composizioni devastanti"
perché non ne troveranno molte; si richiede poi un pubblico abituato al
metal tecnico e privo di melodia.
Fabio Manna |