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Secondo
full-length per il quintetto svedese Pantokrator, che dopo "Blod"
del 2003 esce con questo "Aurum" per la tedesca Whirlwind
Records. Iniziamo subito col dire che dopo un album come "Blod"
le aspettative che mi ero fatto su questa band erano decisamente alte,
soprattutto perchè quello era un album capace di mischiare al tipico
death atmosfere decisamente più doom-oriented ed evocative. Nulla di
scontato e banale dunque, nonostante non si stia parlando certo di un
capolavoro o di un lavoro senza pecche: tutt'altro...le pecche c'erano
eccome ma di fronte alle cose positive messe in mostra da questi cinque
ragazzi ancora all'esordio (per quanto riguarda un full-length si
intende; in precedenza erano uscite tre demo e un Ep molto valido dal
nome "Songs Of Solomon") erano decisamente poca cosa. Ebbene
"Aurum"
rappresenta decisamente un passo indietro per questa band con ormai
undici anni di attività alle spalle, anche se ai fans più accaniti della
band dico di non disperare.
Aurum non è
certamente il disco della definitiva consacrazione che ci si
aspettava, ma neppure un album da bocciare. E lo si capisce immediatamente
fin dal primo ascolto, dove notiamo come la potenza e la cattiveria
musicale non mancano di certo ai nostri. Il cantato di Karl Walfridsson è
sempre incisivo e senza alcun momento di cedimento, direi addirittura
migliorato rispetto a "Blod"; il lavoro della Whirlwind Records è
impeccabile sia da un punto di vista dei suoni sia da quello del confezionamento del lavoro, anch'esso decisamente migliorato rispetto all'album precedente. Ciò che è cambiato rispetto a 4 anni fa è certamente l'ispirazione dei
Pantokrator, che qui si limitano - anche se è un eufemismo in
questo caso - a produrre un buon album, ma senza conferirgli quell'evocatività di cui era circondato
"Blod". Soffermandoci su
quello che è l'aspetto più tecnico di "Aurum", possiamo
certamente dire come il disco in questione sia caratterizzato dall'essere
una buona amalgama di thrash e death metal con un cantato
misto growl-scream, anche se è decisamente il primo a prevalere. Per quanto
riguarda i singoli episodi che compongono questo lavoro vanno citate la
traccia numero 5 Where lilith found her peace e la conclusiva
The hidden treasure, che rappresentano a mio modesto parere i
momenti più alti dell'album, e che si discostano almeno parzialmente come
stile dalle restanti tracce, le quali risultano a mio modo di vedere
decisamente troppo uniformi tra loro.
Concludendo, "Aurum"
è certamente un album consigliato a chi ama il death/thrash, e prenderebbe certamente un voto migliore se fosse stato concepito da una
band all'esordio. Ma poiché stiamo parlando di un gruppo, i Pantokrator,
che ci aveva fatto vedere già in precedenza quello di cui era
capace, questo lavoro non riesce dunque ad andare oltre la piena sufficienza.
Christian Khouri
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