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PANTOKRATOR
Even Unto The Ends Of The Earth
 
PANTOKRATOR
Songs Of Solomon
 
PANTOKRATOR
A Decade Of Thoughts
 
PANTOKRATOR
Aurum
 
 

 

PANTOKRATOR
Blod
death
2003 - Rivel Records
(Svezia)
www.pantokrator.com

 

Spettacolare sotto ogni aspetto il debut album dei Pantokrator, già usciti comunque con uno split condiviso coi connazionali Sanctifica, in cui i nostri presentavano l'Ep "Songs Of Solomon", e con altri precedenti demo autoprodotti: dall’artwork, elaborato in un elegante cartoncino e dal grande impatto grafico grazie all’inserimento di due splendide tavole dello straordinario pittore romantico Gustave Doré ed alla presenza nell’inlay cover di una gigantografia del volto sindonico, al concept che si occupa del dramma dell’Eden e delle sue conseguenze culminate e riscattate dal Sacrificio della croce, alla produzione, pulitissima e di terrificante potenza e profondità, per terminare con l’altissimo livello dell’esecuzione e dell’ispirazione del death con cui i quattro ragazzi svedesi ci deliziano.

Concept sulla Genesi dunque e l’album si apre proprio con il simbolo dell’inizio della tragedia dell’ umanità, il morso della mela: la creatura che, ingannata, disobbedisce al suo Creatore perchè superbamente, delirando, pretende di eguagliarlo. Segue nel lyrics work la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden e l’avvio della diffusione del male nel mondo a partire da quello che i Pantokrator individuano come momento centrale: Caino che per invidia uccide il fratello Abele. L’uomo si è macchiato per la prima volta del sangue di un suo simile (cui fa riferimento la front cover) e ciò che ne è scaturito è macabra storia e sconcertante quotidianità che è inutile star qui ad elencare nella sua infinita lista di orrori. Il peccato verso Dio poteva essere riscattato solo da Dio stesso che incarnandosi ed offrendosi come agnello immolato ha tolto la stritolante presa di Satana sull’uomo aprendo così già scenari proiettati all’alba dell’eternità. Di ciò parlano i Pantokrator esprimendolo sapientemente con un death che oltre ad essere molto elaborato, tecnico, vario e ad altissimo tasso di testosterone, inserisce passaggi di matrice più svariata: melodie dark e la bella voce femminile della guest Marie Berntsson, stacchi grindcore violenti, passaggi swedish, rallentamenti doom, violini malinconici oltre che appunto tanto tanto death di una potenza impressionante e di elevata ispirazione compositiva.

Per citare qualche traccia diciamo della finale Evighetens gryning (The dawn of eternity) dove si alternano al solito sound tipico della band, grindcore, arpeggi di acustica, alcuni accenni black, swedish, death melodico e l’unico assolo del cd (peraltro molto bello) per chiudere con una rullatona ed un delirio di growl! O Guds lamm (O lamb of God) dura solo 1.10 ed è composta di un toccante duetto di violino e riff nostalgico. Blod ropar från jorden (Blood screams from the earth) si nota per l’inizio di tipico doom in cui il growl è profondo e ogni nota è una sentenza; a ciò subentrano esplosioni sonore ed un squassante rullo compressore grindcore per poi calare di intensità facendosi a volte più tirato a volte più tecnico, con aperture vagamente melodiche rafforzate dalla presenza della female vocal. L’oscurità sonora e la devastazione acustica predominano in Syndafloden (The flood), mentre in Moria kallar (Moria beckons) è una lotta tra luce e tenebra, tra l’alternarsi ostile di cupezza e solarità. Bellissima è Tidevarv (Ages) dove lo splendido violino dell’anche bassista Jonas Wallinder, aiutato dal cantato femminile e da un gran riff, dà sentimento ed emozioni dolorose ad un death style insensibile ed asfaltante. Grandioso debut per una fantastica band che ha ancora molto, ma molto, da dire. A me "Blod" ha stupito, a voi ora goderne.

Valerio Mei

VOTO

87

 

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