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PANTOKRATOR
Songs Of Solomon   (Ep)
death
2001 - Self / CLC Music
(Svezia)
www.pantokrator.com

 

Sorti a metà decade passata e con alle spalle tre demo ecco che finalmente nel primo anno del terzo millennio i talentuosi quattro di Stoccolma - recentemente divenuti quintetto con l'aggiunta in formazione del chitarrista ex Sanctifica e Crimson Moonlight Jonathan Steele - se ne escono col professionale Ep "Songs Of Solomon", autoprodotto ma poi anche edito dalla CLC in uno split con i compatrioti citati unblackster Sanctifica. Sorprendente è la qualità della produzione, che sarà addirittura magistrale nel seguente full-length posteriore a questo di un biennio, il grandioso "Blod". Il sound dell'Ep in questione è lo stesso del debut, poderoso death tecnico con marcatissime influenze doom, parti sinfoniche violinistiche e ripetute, anche se mai invadenti e preminenti, partiture melodiche. Rispetto a "Blod" direi che l'irruenza sonora non raggiunge gli stessi allarmanti livelli di onda d'urto e l'intelaiatura ritmica non è ancora allo stesso grado di elaboratezza: facendo dunque passare questo per buono, per il resto? ...superlativo! A cominciare dall'ispirazione del songwriting, forse addirittura quanto a varietà superiore al full-length, terminando in una esecuzione senza alcun alone di macchia.

Lyrics work sempre biblico, qui ispirato alle vicende, metaforizzate, del saggio re per antonomasia, e durata del lavoro complessiva attorno ai 26 minuti, ripartiti in 6 episodi, il primo dei quali è Ur intets mörker. Apre il basso (sempre in primo piano nel lavoro), il resto della strumentazione è profonda ed avvolgente nel pulitissimo suono, contenute dosi di screaming affiancano il growl di Karl Walfridsson: riffing esplosivi, break violenti e fasi doom caratterizzano la buona opener. Di stampo doom è l'inizio di Divine light, angosciato, dal profondo growl: sfuriate corpose e tecniche dividono momenti più lenti ed introspettivi dal cantato riecheggiante, compreso quello dark della guest female vocal, che si staglia su riff esplosivi: alcuni elaborati secondi proiettano nell'atmosfera malinconica di un doom evocativo, anche nella sentita interpretazione vocale, nonché nella sapiente lead guitar. Terzo capitolo e troviamo Under himmelen, una instrumental song di meno di un minuto, sofferente duetto tra un'acustica ed un violino. Infuocate chitarre acustiche miscelate ad un fantasioso e veloce drumming sono il preludio alla quarta Come let us flee dove poi il death è spinto, alcuni passaggi notevolmente intrecciati: da qui in poi è l'atmosfera soffusa ed una calda seppur fioca linea melodica ad emergere, portatrice di tristezza, all'interno del più consueto sound death/doom che molto rimanda ai maestri Paramaecium: la sfuriata finale accompagnata da un deep growl assalta invasata tutto il malcapitato trovi nel suo inevitabile percorso.

Domina il doom turbato nell'introdurre Separated by night, sia nella lead che nel growl, ma anche in un'effettata leggiadra voce di donna: a brano inoltrato emerge una melodia ed una certa, intensa, complessità strumentale; il drumming si fa celere e possente fino a sfociare in una stacco death, per poi tornare al doom: la chiusa è per un emozionante e soffice palcoscenico sonoro recitato dalla female, dal growl e dallo scream intelligentemente miscelati. Il gran finale è affidato a Behind thy veil, ieratica, sinfonica, distruttiva e melodica, furiosa e soffusa, conturbante nei gridati dolorosi proclami finali. Grandi, grandi Pantokrator.

Vaake

VOTO

84

 

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