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Sulla via maestra tracciata dal trionfante fenomeno
Stryper negli States del tempo sorsero una pletora di white band
loro imitatrici: raramente queste ebbero una fortuna anche solo
paragonabile, alcune invece, seppur molto valide, non riuscirono neppure
a fuoriuscire dal limbo della misconoscenza. Caso eclatante di tal
avverso destino furono gli hard'n'heavy Paradox (parliamo del
combo texano, da non confondere quindi con diversi altri monicker
identici, christian o secular), act davvero validissimo che non riuscì
neanche nell'impresa del Cd con i primi due lavori di fine anni ottanta,
rimasti confinati in demo tape. Il Cd arrivò un decennio dopo con
"The Wrath" ma evidentemente il materiale non era all'altezza di
"Ruler" e "Power And Glory", oppure semplicemente erano ormai
altri tempi, fatto sta che i Paradox rimasero un nome bomba per
pochi intimi. Il sodalizio da San Antonio esternava la propria fede in
Cristo con l'attitudine lirica più "in your face" possibile, come gli
Stryper, e come gli Stryper poteva contare su un singer
d'eccezione (davvero ottimo il modulatissimo Manuel Castillo, detentore
di un'estensione vocale vertiginosa), ma anche su un super axeman che
risponde al nome di Fernando Hernandez: i restanti membri non sfigurano,
anche se per lo più si limitano ad accompagnare i pezzi.
Il brano di apertura è già travolgente, la lead
impazza, la malleabile ed acutissima ugola di Castillo fraseggia con
coralità: poi trame intricate, un break più fosco e l'esaltata lead
trascende...You must be saved. Long live the King
è una galoppata con soste enfatiche ed un lavoro solistico mozzafiato.
Suadente, ruffiano ma ultra coinvolgente è il chorus e la melodia
portante di Singing all night, seguita dall'elegiaca e
pindarica semiballad We are the temple, il cui refrain
faticherà a spegnersi dal riecheggiare inebriante nella vostra testa.
Episodio a dir poco incandescente è quello che segue, Ruler:
la sei corde di Hernandez è in piena trance compositiva, la traccia
spinge fino a lambire lo speed. Clamoroso l'acuto all'interno della
pomposa chiusa di Last race; mielosa è la melodia di
Can't you see che ricorre però anche a proclami baritoni e
stacchi cupi. Cadenze con deliri solistici ed un'interpretazione vocale
ieratica per la track epilogo, Stand for Jesus, dal finale
carico di pathos in cui appaiono dei cori serafici che recitano "hallelujah"
su una lead ormai fuori controllo.
Superbo lavoro questo "Ruler" che però ha un
limite intrinseco: demo tape dicevamo, ed in suono è proprio da demo...non
terso, non cristallino, piuttosto ovattato. Forse in una eventuale
traslazione su digitale lo si sarebbe potuto ripulire un poco, ma questo
sappiamo non avvenne mai. Passione di fede e passione metal creano un
mix dinamitardo di old school che farà di sicuro la gioia dei nostalgici
(dato che è riuscito ad appassionare un non particolare amante dell'eighties-sound
come me); che dire, sforzatevi di farlo vostro!, anche se, mutuando le
parole del Boss, forse è di nuovo più facile che un cammello passi per
la cruna di un ago piuttosto che riusciate a trovarlo ovunque nel mondo.
Vaake
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