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PARADOX
Ruler
heavy
1987 - N.D.
(USA)
n.d.

 

Sulla via maestra tracciata dal trionfante fenomeno Stryper negli States del tempo sorsero una pletora di white band loro imitatrici: raramente queste ebbero una fortuna anche solo paragonabile, alcune invece, seppur molto valide, non riuscirono neppure a fuoriuscire dal limbo della misconoscenza. Caso eclatante di tal avverso destino furono gli hard'n'heavy Paradox (parliamo del combo texano, da non confondere quindi con diversi altri monicker identici, christian o secular), act davvero validissimo che non riuscì neanche nell'impresa del Cd con i primi due lavori di fine anni ottanta, rimasti confinati in demo tape. Il Cd arrivò un decennio dopo con "The Wrath" ma evidentemente il materiale non era all'altezza di "Ruler" e "Power And Glory", oppure semplicemente erano ormai altri tempi, fatto sta che i Paradox rimasero un nome bomba per pochi intimi. Il sodalizio da San Antonio esternava la propria fede in Cristo con l'attitudine lirica più "in your face" possibile, come gli Stryper, e come gli Stryper poteva contare su un singer d'eccezione (davvero ottimo il modulatissimo Manuel Castillo, detentore di un'estensione vocale vertiginosa), ma anche su un super axeman che risponde al nome di Fernando Hernandez: i restanti membri non sfigurano, anche se per lo più si limitano ad accompagnare i pezzi.

Il brano di apertura è già travolgente, la lead impazza, la malleabile ed acutissima ugola di Castillo fraseggia con coralità: poi trame intricate, un break più fosco e l'esaltata lead trascende...You must be saved. Long live the King è una galoppata con soste enfatiche ed un lavoro solistico mozzafiato. Suadente, ruffiano ma ultra coinvolgente è il chorus e la melodia portante di Singing all night, seguita dall'elegiaca e pindarica semiballad We are the temple, il cui refrain faticherà a spegnersi dal riecheggiare inebriante nella vostra testa. Episodio a dir poco incandescente è quello che segue, Ruler: la sei corde di Hernandez è in piena trance compositiva, la traccia spinge fino a lambire lo speed. Clamoroso l'acuto all'interno della pomposa chiusa di Last race; mielosa è la melodia di Can't you see che ricorre però anche a proclami baritoni e stacchi cupi. Cadenze con deliri solistici ed un'interpretazione vocale ieratica per la track epilogo, Stand for Jesus, dal finale carico di pathos in cui appaiono dei cori serafici che recitano "hallelujah" su una lead ormai fuori controllo. 

Superbo lavoro questo "Ruler" che però ha un limite intrinseco: demo tape dicevamo, ed in suono è proprio da demo...non terso, non cristallino, piuttosto ovattato. Forse in una eventuale traslazione su digitale lo si sarebbe potuto ripulire un poco, ma questo sappiamo non avvenne mai. Passione di fede e passione metal creano un mix dinamitardo di old school che farà di sicuro la gioia dei nostalgici (dato che è riuscito ad appassionare un non particolare amante dell'eighties-sound come me); che dire, sforzatevi di farlo vostro!, anche se, mutuando le parole del Boss, forse è di nuovo più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che riusciate a trovarlo ovunque nel mondo.

Vaake

VOTO

82

 

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