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Esordio in grande stile per il giovanissimo duo finlandese che
riesce a strappare subito un contratto con la Rivel debuttando con un full-length di ben 50 minuti. Tutto ciò è insolito perchè consueta
prassi di questa tipologia di gruppi è affacciarsi sul
mercato con un demo autoprodotto o al più con un Ep per una piccola
label, ma evidentemente in questo caso il tempo da dedicare al
progetto e l'ispirazione di Smaelek e Ljungeld sono stati tali da
aver permesso loro qualcosa che noi di certo abbiamo gradito! Ad
un occhio allenato basta dare uno sguardo alla cover per capire cosa
ci offre "Offerlammets Mark": grafica tipicamente black melodica darkeggiante,
ed infatti proprio questo splendido stile musicale suonano i
Parakletos. Purtroppo per noi le lyrics sono completamente in
finnico e dai Thanks finali ci si rende conto che probabilmente ci
stiamo perdendo un aspetto sicuramente interessante del lavoro. Difetti dell'album: in primis l'uso della drum
machine, di per sé niente di poi così malvagio se non fosse che qui
spesso, dalla tipologia di ritmica molto poco articolata e dalla
profondità di battuta, ci si
renda evidentemente conto come dietro le pelli non ci sia un batterista;
inoltre la padronanza e l'intensità strumentale è ancora molto
migliorabile. Pregi dell'album: un buonissimo uso delle tastiere, a
più riprese ad effetto sinfonico (ma ci sono anche dei
campionamenti), le vere protagoniste di "Offerlammets
Mark", un gran gusto compositivo, ma soprattutto uno
straordinario talento nel generare angosciose melodie sorrow dark.Dopo l'intro tastieristico-sinfonico Ut i frostnattens morker, il
Parakletos style lo concepiamo appieno in Se Guds lamm: black
melodico a volte tirato a volte atmosferico, dalla apprezzabile
varietà strutturale ed infarcito di affascinanti melodie tetre e
nostalgiche. Bella è la seguente Frestelsen, un oscuro viaggio
guidato da consapevoli keys e sinfonie campionate, mentre in Fader var si
nota una certa epicità nel sound e colpisce un brevissimo assolo di
chiara ispirazione malmsteniano-neoclassica. L'impronunciabile
Aktenskapsbryterskan (!) è la traccia dalla maggiore
aggressività ed irruenza sonora, ma sempre addolcita da melodie
chitarristiche e tastieristiche, ed è chiusa da rintocchi di
campana. Folate di vento invece aprono Nattvarden - Herrens
maltid, seguite dal consueto alternarsi di break tirati ed
altri atmosferici. Arriviamo così al momento topico della track-list
con la doommeggiante e soffertissima I denna morka timma
che si ispira profondamente al sound Antestor di "The
Return Of The Black Death": screaming strazianti, campane,
atmosfericità oscura vanno a comporre quello che è uno degli episodi
migliori, ma non al livello della seguente Skapelsens krona,
dove l'intensa e veloce strumentazione si placa a favore di parti
recitate, accattivanti dark melodies e cambi di ritmo molto ben
eseguiti.
Emozioni ed epicità tastieristica sono il meglio di
Smartornas vag; Tordonstamman i dodsriket è
una traccia strumentale di 2:44 esaltata da un bel riff pulito. L'epicità
riecheggia anche in Uppstandelsen, dall'elaborata
chiusa finale, che poi sfuma col suono di orde marine che
delicatamente si infrangono sulla riva, effetto ambient che prosegue
introducendo l'ultima Den eviga morgonen gryr,
atmosferica ed avvincente pur nella sua semplicità.
Buono lo scream ed ancor più la produzione: risentiremo parlare
molto presto di questo promettente gruppo, sperando nell'inserimento
di altri membri, un drummer su tutti.
Vaake |