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PARAMAECIUM
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PARAMAECIUM
Echoes From The Ground
 
 

 

PARAMAECIUM
A Time To Mourn
doom
1999 - Self
(Australia)
www.myspace.com/paramaecium

 

"A Time To Mourn", è questo il titolo del disco di cui parlerò in questa recensione; un disco sofferto e complicato che si inquadra all'interno di un momento cruciale della carriera dei Paramaecium. L'album arriva dopo ben tre anni di distanza dal capolavoro "Within The Ancient Forest", disco che ha tracciato quella che potrebbe essere definita una fulgida e lucente via all'interno delle desolate lande del doom; un album che, sostanzialmente, ha definito le linee chiave del christian doom metal moderno. "A Time To Mourn", dicevo, arriva in un momento particolare per la vita della band, momento, se vogliamo, di solitudine del suo storico leader Andrew Tompkins che cerca di ricostruire il gruppo dopo l'abbandono di tutta la vecchia line-up. Un aiuto importante viene portato dal mitico Ian Arkley, già leader di band come Seventh Angel e Ashen Mortality, e che, nella veste di chitarrista, collabora attivamente alla realizzazione di questo lavoro. Dietro le pelli fa la sua comparsa Mark Orr ed al violino Atilla Kuti; la parte vocale femminile, infine, è affidata a Tracy Bourne.

L'album è un ottimo mix di doom metal old-school e rabbioso death metal, anche se, rispetto al precedente "Within The Ancient Forest", si evidenzia una decisa sterzata verso sonorità più gothic metal e verso melodie maggiormente riflessive ed introspettive. La parte batteristica si inquadra all'interno dei classici ritmi doom metal, lenti e dall'incedere deciso e maestoso. Il growl si alterna piacevolmente con linee vocali clean che, nell'intro e nell'outro del disco (A moment e Unceasing), nonché nella stupenda Live for the day, sono condotte dalla suadente voce della singer Tracy Bourne. Proprio Live for the day si sostanzia come uno dei brani più belli e particolari del disco; un brano in cui si ritrova tutta l'ecletticità di Tompkins che inserisce tre differenti linee vocali, ossia la sopra citata linea melodica femminile, una linea baritonale maschile, ed una linea di growl, growl che fa la sua apparizione in contemporanea rispetto ad un deciso cambio di tempo e di tonalità. "A Time To Mourn", comunque, è infarcito anche di classici brani "alla Paramaecium" come Even the walls, lenta, decadenziale e tremendamente aggressiva nella sua profondità melodica, o come Betrayed again, che sembra essere uscita da uno dei migliori album dei My Dying Bride, composta da ritmiche lentissime, voce baritonale ed un meraviglioso fraseggio di violino.

Nel complesso questo terzo lavoro della band australiana (quarto se si considera il primo demo "Silent Carnage" poi ristampato con il titolo di "Repetance"), si inquadra come una produzione di livello e di buona qualità, in parte distante dalle sonorità tipiche dei primi due album del gruppo, ma altrettanto convincente ed emozionante. Disco adatto agli amanti del doom ed ai fans dei My Dying Bride, unica nota negativa è l'eccessiva brevità della track list (appena 40 minuti), che però è giustificabile qualora si pensi che l'album rappresenta una produzione indipendente di Andrew Tompkins, non suffragata da nessuna casa discografica.

Luca Sileni

VOTO

89

 

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