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"A Time To Mourn", è questo il titolo del disco di cui parlerò in
questa recensione; un disco sofferto e complicato che si inquadra
all'interno di un momento cruciale della carriera dei Paramaecium.
L'album arriva dopo ben tre anni di distanza dal capolavoro "Within
The Ancient Forest", disco che ha tracciato quella che potrebbe
essere definita una fulgida e lucente via all'interno delle desolate
lande del doom; un album che, sostanzialmente, ha definito le linee
chiave del christian doom metal moderno. "A Time To Mourn",
dicevo, arriva in un momento particolare per la vita della band,
momento, se vogliamo, di solitudine del suo storico leader Andrew
Tompkins che cerca di ricostruire il gruppo dopo l'abbandono di tutta la
vecchia line-up. Un aiuto importante viene portato dal mitico Ian Arkley,
già leader di band come Seventh Angel e Ashen Mortality, e
che, nella veste di chitarrista, collabora attivamente alla
realizzazione di questo lavoro. Dietro le pelli fa la sua comparsa Mark
Orr ed al violino Atilla Kuti; la parte vocale femminile, infine, è
affidata a Tracy Bourne.
L'album è un ottimo mix di doom metal old-school e rabbioso death
metal, anche se, rispetto al precedente "Within The Ancient Forest",
si evidenzia una decisa sterzata verso sonorità più gothic metal e verso
melodie maggiormente riflessive ed introspettive. La parte batteristica
si inquadra all'interno dei classici ritmi doom metal, lenti e
dall'incedere deciso e maestoso. Il growl si alterna piacevolmente con
linee vocali clean che, nell'intro e nell'outro del disco (A
moment e Unceasing), nonché nella stupenda
Live for the day, sono condotte dalla suadente voce della
singer Tracy Bourne. Proprio
Live for the day si sostanzia come uno dei brani più belli e particolari del disco; un
brano in cui si ritrova tutta l'ecletticità di Tompkins che inserisce
tre differenti linee vocali, ossia la sopra citata linea melodica
femminile, una linea baritonale maschile, ed una linea di growl, growl
che fa la sua apparizione in contemporanea rispetto ad un deciso cambio
di tempo e di tonalità. "A Time To Mourn", comunque, è infarcito
anche di classici brani "alla Paramaecium" come Even the
walls, lenta, decadenziale e tremendamente aggressiva nella sua
profondità melodica, o come Betrayed again, che sembra
essere uscita da uno dei migliori album dei My Dying Bride,
composta da ritmiche lentissime, voce baritonale ed un meraviglioso
fraseggio di violino.
Nel complesso questo terzo lavoro della band australiana (quarto se si
considera il primo demo "Silent Carnage" poi ristampato con il
titolo di "Repetance"), si inquadra come una produzione di
livello e di buona qualità, in parte distante dalle sonorità tipiche dei
primi due album del gruppo, ma altrettanto convincente ed emozionante.
Disco adatto agli amanti del doom ed ai fans dei My Dying Bride,
unica nota negativa è l'eccessiva brevità della track list (appena 40
minuti), che però è giustificabile qualora si pensi che l'album
rappresenta una produzione indipendente di Andrew Tompkins, non
suffragata da nessuna casa discografica.
Luca Sileni |