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Un Grammy Awards
nella categoria Best Rock/Contemporary Gospel Album nel 1990,
certificazione di disco d'oro nel 1995 dalla RIAA (Recording Industry
Association of America), quattro Dove Awards nelle categorie Rock Album
of the Year, Long Form Music Video, Recorded Music Packaging, Rock
Recorded Song of the Year per il singolo Love restato per
molto tempo ai piani alti delle classifiche radiofoniche, fanno di "Beyond
Belief" il più grande successo dei Petra, considerato ancora
adesso il momento più alto della loro carriera. Tutti riconoscimenti
forse arrivati un po' in ritardo, dato che ci ritroviamo di fronte alla
tredicesima release di questa band simbolo del rock cristiano, nonché
precursori di quel primo white metal di cui gli Stryper sono i
leader indiscussi. Dopo questa doverosa e necessaria introduzione non ci
resta che entrare nel vivo del disco.
Si parte con
Armed and dangerous, hard rock easy-listening alla Def
Leppard, molto coinvolgente grazie ai cori del refrain e alla
strepitosa prova di John Schlitt ai microfoni: un timbro graffiante, a
volte quasi stridulo, ma in grado di fondersi perfettamente con il sound
proposto anche nei riff più melodici. Si prosegue con I am on the
rock caratterizzata da un netto contrasto tra le strofe dal
ritmo cadenzato e aggressivo e il refrain dal mood solare e melodico che
rende il tutto davvero piacevole all'ascolto. Creed si
discosta leggermente dal sound appena ascoltato: sono decisamente più
presenti le tastiere di John Lawry con un settaggio che richiama molto
al classico rock anni '80, una perfetta rampa di lancio per la title
track Beyond belief uno dei pezzi A.O.R. più celebri dei
Petra. Chi non ha mai sentito l'Inconfondibile l'introduzione di
chitarra, di nuovo le tastiere eighties, il basso martellante e quel
coro nel refrain che recita "Beyond belief Beyond belief"? Un grande
successo, perfetto sotto ogni punto di vista. Si passa poi a Love,
l'altro singolo del disco, e come si può facilmente intuire dal titolo,
si tratta di una ballad. Più che ottimi gli arpeggi di chitarra
acustica, ma l'assenza di un vero assolo non dà abbastanza pathos da
rendere il pezzo più interessante. Underground e
Last daze ripropongono quell'hard rock, che seppur ricco di riff
melodici di tastiera, rimane molto grintoso e dona nuovamente quella
carica che è mancata nella ballad precedente. Si cambia di nuovo sound
con What's in a name: classico rock melodico, ma ancora
una volta con quel timbro che ha caratterizzato il decennio all'epoca
appena concluso.
Da
evidenziare le lyrics dirette, genuine e dal tono predicatorio, le quali
erano uno standard per i gruppi cristiani di quel periodo: "What's in a
name that the demons flee / What's in a name that the captives go free /
What's in a name that every knee should bow / In the name of Jesus, name
above all names / There is power and glory, forever and ever / Forever
and ever".
Il capitolo conclusivo è affidato alla ballad Prayer,
semplice ma intensa, buona per chiudere il disco.
"Beyond Belief"
è un full-length quasi perfetto. Il merito va a tutta la band, ma in
particolare stupisce un John Schlitt che si trova sempre e comunque a
suo agio nel cambiare timbro vocale sia per i pezzi melodici, sia per i
pezzi più aggressivi. E come dimenticarsi di Bob Hartman più ispirato
che mai con la sua chitarra soprattutto dove il sound si fa più duro?
Davvero un ottimo lavoro, dove forse l'unica pecca la troviamo nelle
ballad che sono risultate un po' piatte rispetto al dinamismo di tutti
gli altri pezzi. Amanti dell'hard rock e A.O.R. anni '80 di band come i
Def Leppard, Kiss e Whitecross (per restare in
ambito white metal) rimediate questo capolavoro se non l'avete già
fatto!
Daniele Fuligno |