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PILLAR
Above
nu
2000 - Flicker Records
(USA)
www.myspace.com/pillar

 

I Pillar nascono nel 1998, quando cioè dei compagni di camera della Fort Hays State University decidono di voler fare musica insieme. Escono indipendentemente con un Mini-Cd e un full-length, ed è allora che la nascente Flicker Records, venuta in possesso dei due album, decise di dare a questi ragazzi una chance. E la chance andò bene a quanto sembra, dato che l'album ha venduto mediamente, facendo inoltre vincere al gruppo il Dove Award per il pezzo Open your eyes. E' questa la breve storia dei Pillar. Io li ho conosciuti molto dopo, con l'uscita di "Where Do We Go From Here", che è un album fantastico; per ciò avevo deciso, incuriosito, di vedere da dove fossero spuntati questi Pillar...

E' una breve intro fatta di loop e suoni strani ad aprire questo album, collegandosi direttamente alla opener Live for Him che è un pezzo nu in stile Limp Bizkit, con tanto di rap, ritmi funkeggiati e scratch vari. Pezzo carino, che ci fa capire che i primi Pillar erano nati per dare alla scena cristiana l'alternativa a gruppi simil Limp Bizkit e Linkin Park. Seguono You should know, che si apre in modo un po' più oscuro della opener, con vocals basse e scratch vari per poi evolversi in qualcosa di melodico ed orecchiabile, e la title-track che, onestamente, risulta come una traccia troppo debole per essere una title. Ora c'è Original superman, che invece e' più sul punk, perdendo un po' di rap, ma non di funk. Un pezzo un po' insipido che non mi dice molto. Seguono Guess who's won, una breve traccia che segue lo schema funk-rap della opener, e Time to celebrate, brano carino in cui il singer cerca addirittura di imitare le vocals di Fred Durst. Open your eyes invece è un punto forte del Cd, essendo una delle due tracce più particolari in questo album, che sembra a questo punto un po' troppo ripetitivo. Seguono Something real, nu con rappato e scratch vari di scarso coinvolgimento, e Unity, song già un po' meno uniforme, più oscura delle altre. Ma a questo punto la voce rappata di Rob Beckley sta iniziando a stufare. Si giunge ora al brutto anatroccolo dell'album, Reaching out, brano rap latineggiante con tanto di solista alla Santana, che però distrugge l'"ambience" un po' più "seria" che si era creata con la traccia precedente. Si passa a Galactic groove, completamente rappato, con drum machine e featuring al rap: insieme a Rob, Knowdaverbs, famoso rapper cristiano. Ormai non so più cosa fare con questo album... Però poco prima avevo parlato di due pezzi particolari: il primo era Open your eyes, ora giungiamo al secondo, All day everyday, il più solido del disco con chitarre graffianti, atmosfere oscure e scream. Mi illumino d'immenso! Anche in un album cosi può brillare la luce della speranza che il futuro dei nostri riservi qualcosa di buono. L'album chiude con la prima e unica ballad, Father, e questa volta le vocals di Rob suonano meglio, essendo un pezzo cantato melodicamente, e non rappando; track non certo grandiosa, però dimostra come Rob se la cavi cantando.

Sono rimasto molto deluso nell'ascoltare questo album, essendo un fan di "Where Do We Go From Here", dallo stile decisamente più hard e senza rap. Un Cd questo con solamente due/tre pezzi decisamente buoni, con il vocalist che cerca di imitare altri vocalist. Non va per niente bene. Fortunatamente i Pillar non saranno così per sempre!

Christopher Warman

VOTO

53

 

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