|
Prima di finire, questo 2009 ci regala uno degli album
migliori dell’anno. Ritroviamo una nostra vecchia conoscenza, che come
webzine abbiamo visto crescere, trasformarsi, migliorare fino a
raggiungere in questo lavoro, il primo con la nuova line-up, una certa
maturità. Anche la band ha presentato ai suoi fan questo lavoro come il
migliore della propria produzione: non ci sono grosse novità per quanto
riguarda il sound, tranne il fatto che sono molto Disciple/Red
oriented, ma la maturità artistica di Rob Beckley e soci è ben
definibile sotto molti punti di vista.
Tanto per dirne uno, la voce del front man è migliorata
tantissimo specialmente nell’espressività e ne dà subito prova in
apertura del disco: Fire on the inside, il primo singolo
estratto è anche un ottimo trampolino di lancio sia per il nuovo
bassista Rich Gilliand, ex nei KJ-52, christian rapper
molto quotato in patria, sia per il nuovo batterista Taylor Carroll,
inseritosi proprio durante la pubblicazione del full-length. La seconda
song è una delle più orecchiabili, radiofonicamente parlando spero che
diventi il prossimo singolo: Whatever it takes, in cui
Beckley non nega un assaggio di scream. Il secondo singolo estratto,
Secrets and regrets racchiude il messaggio di quest’album:
sono i segreti e i rimpianti che non ci permettono di andare avanti, di
non lasciarci all’Amore vero: "How many times do you need second chances?
/ Not everybody gets a another second chance", è la domanda che ci viene
fatta nel bridge che suona a mo’ di esortazione a iniziare a non avere
segreti e rimpianti che possano ostacolare la nostra personale ricerca
di Dio. Iniziano a farsi spazio gli archi con Better off now
e vi assicuro che questa song fa molto Red! Mentre in Not
without a fight ricorda tantissimo l’album "Scars Remain"
dei Disciple: vi troviamo scream a tutto tondo e una sei corde
sfruttata al massimo; in questo pezzo grande è la prova del chitarrista
storico, nonché vocals Noah Henson.
"There is just one thing about You / It's hard just to live
without You / So I'll just keep holdin' on", sono le parole del bridge
di Will You be there, prima ballad del disco; è doveroso
sottolineare che anche il songwriting è migliorato e ciò dimostra anche
la maturità delle liriche del gruppo americano. In questo album troviamo
ben due cover, la prima è Shine del gruppo post-grunge
Collective Soul, in cui sottolineiamo un solo di guitar da manuale;
la seconda è Call to action dei Copper, bad
post-hardcore, song riarrangiata in salsa alternative. Altri due pezzi
da novanta chiudono questo lavoro, ma delle due vi consiglio di
ascoltare attentamente Lose it all, un vero invito ad
abbandonare tutto ciò che non è davvero importante, tutto ciò di cui
possiamo fare a meno per dare spazio a Cristo nella nostra vita.
Molti si aspettavano grossi cambiamenti in questa band,
basti pensare soltanto al look decisamente differente dagli scatti
fotografici del passato; invece, sono stati capaci di sbalordirci in
positivo, benché il disco non dia grosse novità a livello musicale, ma
per quanto riguarda la storia personale della band è da annoverare tra i
lavori migliori. Resterà nel mio mp3 per molto tempo ancora!
Roberta Cannone |