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PILLAR
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PILLAR
Fireproof
nu
2002 / 2003 - Flicker Records
(USA)
www.myspace.com/pillar

 

Il 2000 ha visto l’uscita di "Above", il primo album dei Pillar. Il debutto è stato criticamente sia acclamato, per via di alcuni bei pezzi, sia rigettato, per via dei troppi brani insipidi (come ho già detto nell’altra recensione). Due anni dopo il debutto, i Pillar tornano alla carica con un secondo lavoro intitolato "Fireproof".

La opener è la title track, che è totalmente diversa dal debut: mancano gli scratch rapcore, manca molto rap (anche se le vocals sono alle volte veloci e ritmiche) e fanno molta più comparsa chitarre elettriche, ritmi hardcore, e melodie. Segue Just to get by che inizia con delle chitarre sintetizzate insieme a vari loop ambience, per poi passare a delle belle chitarre ritmiche e delle vocals semi-rap. Anche se c’è diverso rap è la melodia a padroneggiare il pezzo, molto orecchiabile e cantabile. Stranamente verso la fine si sente una piccola clip di soldati che corrono ripetendo le incitazioni del loro comandante, mentre un synth inquietante padroneggia in sottofondo. Tutto questo serve per introdurre il basso arpeggiato iniziale di Echelon, probabilmente il miglior pezzo dell’album, ed anche il più aggressivo. Questa volta è il rap a sovrastare tra le chitarre aggressive e le varie melodie in sottofondo. Stay up sembra una versione aggressiva di tutto ciò che hanno fatto nel debutto, grazie anche all’aiuto del rapper cristiano KJ-52; Behind closed doors è l’altra highlight del Cd, con un bellissimo ritornello e un bel breakdown finale. Le seguenti Epidemic e Hindsight sono anch’esse reduci dai loro giorni da imitatori dei Limp Bizkit, mentre Light at my feet è molto più melodica ed emozionale, la prima rock ballad dell’album, in 3/4, che dichiara che la parola di Dio è una lampada che guida i passi dell’uomo. Ashamed ha un verso melodico e un ritornello aggressivo, che incoraggia ai credenti di non vergognarsi di Colui che adoriamo. Indivisible segue più o meno lo stesso schema, tranne per il fatto che questa volta i versi sono rap: brano molto potente che ricerca quei valori americani di cristianità che ormai sono andati persi. La closer è Further, ed è una ballad molto bella, ottima per concludere l’album.

Con "Fireproof" i Pillar hanno fatto almeno 100 passi in avanti rispetto ad "Above", sia musicalmente che testualmente. Ormai il sound rapcore sta andando lentamente perduto, ed il gruppo sta ottenendo un suono sempre più personale. Questo è l’album del perdono. Una volta ascoltato non si può fare a meno di perdonare "Above". Questo è l’album di transizione, tra quello che è stato "Above" e quello che sarà "Where Do We Go From Here". Questi sono i Pillar che piacciono a me!

Christopher Warman

VOTO

70

 

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