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Il 2000 ha visto l’uscita di "Above", il
primo album dei Pillar. Il debutto è stato criticamente sia
acclamato, per via di alcuni bei pezzi, sia rigettato, per via dei
troppi brani insipidi (come ho già detto nell’altra recensione). Due
anni dopo il debutto, i Pillar tornano alla carica con un secondo
lavoro intitolato "Fireproof".
La opener è la title track, che è totalmente
diversa dal debut: mancano gli scratch rapcore, manca molto rap (anche
se le vocals sono alle volte veloci e ritmiche) e fanno molta più
comparsa chitarre elettriche, ritmi hardcore, e melodie. Segue
Just to get by che inizia con delle chitarre sintetizzate
insieme a vari loop ambience, per poi passare a delle belle chitarre
ritmiche e delle vocals semi-rap. Anche se c’è diverso rap è la melodia
a padroneggiare il pezzo, molto orecchiabile e cantabile. Stranamente
verso la fine si sente una piccola clip di soldati che corrono ripetendo
le incitazioni del loro comandante, mentre un synth inquietante
padroneggia in sottofondo. Tutto questo serve per introdurre il basso
arpeggiato iniziale di Echelon, probabilmente il miglior
pezzo dell’album, ed anche il più aggressivo. Questa volta è il rap a
sovrastare tra le chitarre aggressive e le varie melodie in sottofondo.
Stay up sembra una versione aggressiva di tutto ciò che
hanno fatto nel debutto, grazie anche all’aiuto del rapper cristiano
KJ-52; Behind closed doors è l’altra highlight del Cd,
con un bellissimo ritornello e un bel breakdown finale. Le seguenti
Epidemic e Hindsight sono anch’esse reduci dai
loro giorni da imitatori dei Limp Bizkit, mentre Light at
my feet è molto più melodica ed emozionale, la prima rock ballad
dell’album, in 3/4, che dichiara che la parola di Dio è una lampada che
guida i passi dell’uomo. Ashamed ha un verso melodico e un
ritornello aggressivo, che incoraggia ai credenti di non vergognarsi di
Colui che adoriamo. Indivisible segue più o meno lo stesso
schema, tranne per il fatto che questa volta i versi sono rap: brano
molto potente che ricerca quei valori americani di cristianità che ormai
sono andati persi. La closer è Further, ed è una ballad
molto bella, ottima per concludere l’album.
Con "Fireproof" i Pillar hanno
fatto almeno 100 passi in avanti rispetto ad "Above", sia
musicalmente che testualmente. Ormai il sound rapcore sta andando
lentamente perduto, ed il gruppo sta ottenendo un suono sempre più
personale. Questo è l’album del perdono. Una volta ascoltato non si può
fare a meno di perdonare "Above". Questo è l’album di
transizione, tra quello che è stato "Above" e quello che sarà
"Where Do We Go From Here". Questi sono i Pillar che
piacciono a me!
Christopher Warman |