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P.O.D.
Payable On Death
nu
2003 - Atlantic Records
(USA)
www.myspace.com/payableondeath

 

Dopo lo straordinario successo che hanno avuto i P.O.D. con "Satellite" nel 2001, divenne quasi d’obbligo impossessarsi due anni dopo del successivo full-length "Payable On Death", sperando di poterlo apprezzare tanto quanto l’altro. L’album in questione vede l’arrivo nella band del carismatico ex chitarrista dei Living Sacrifice (band di altissimo livello thrash/death, ora metalcore) Jason Truby, al posto del meno tecnico Marcos Curiel, e come se non bastasse anche la partecipazione di uno dei migliori chitarristi al mondo per quanto riguarda la chitarra acustica fingerstyle, ovvero lo straordinario Phil Keaggy. Tutto ciò faceva presagire un album privo di difetti, praticamente perfetto, ricco anche di innovazione del sound (vista la presenza di due chitarristi del calibro di Truby e Keaggy), ma purtroppo non avvenne così e negli Stati Uniti vendette "solo" 500 mila copie costringendo l’Atlantic Records a recidere il contratto alla band. Sebbene in "Payable On Death" il sound tenda molto di più all’alternative e al nu, abbandonando quasi completamente il rap, il risultato è abbastanza deludente perché le canzoni sembrano piuttosto ripetitive e anche mosce, tranne alcune eccezioni.

Una delle più riuscite song di tutto il Cd è sicuramente Will you, che mescola parti lente da ballad a parti più pesanti e veloci dal sound nu metal. Da evidenziare il lavoro alle chitarre Jason Truby, sicuramente più preciso e raffinato rispetto a quello dei precedenti album con Marcos Curiel. Nonostante questo, però la presenza dell’ex chitarrista dei Living Sacrifice sarà praticamente quasi impercettibile, se non nella strumentale Eternals, caratterizzata da sognanti atmosfere create dalle note di due chitarre (acustica e elettrica) suonate dalle mani di Truby e Keaggy che si rincorrono con repentini cambi di velocità, un primo assaggio di quello che è possibile ascoltare negli album da solista di Jason ("Waiting On The Wind" e "String Theory"). Passando ancora in rassegna le tracce migliori di questo album, si possono citare Execute the sounds, l’unica che riporta i cadenzati ritmi rap come negli altri album, e poi la successiva Find my way, dalla bellissima struttura composita anche se ricorda molto (anzi, è quasi identica) quella della sopraccitata Will you, e infine l’isterica (ma allo stesso tempo anche malinconica) Asthma. Il resto delle tracce, come già sottolineato in precedenza, è caratterizzato dallo stesso sound alternative piuttosto ripetitivo. Un'altra nota stonata sono le lyrics che mostrano solo qualche piccolo sprazzo di cristianità: sembra che i P.O.D. vogliano quasi celare la loro fede, probabilmente come spesso avviene perché in contrasto con la politica della casa discografica. Anche i ringraziamenti nel booklet sono molto meno sentiti di una volta, tranne quelli del nuovo arrivato Jason. Anche il booklet stesso sembra voglia nascondere la cristianità della band, mostrando disegni che sembrano avere a mio parere un significato scaramantico.

In conclusione l’album lascia un po' l’amaro in bocca, visto che ci si aspettava molto di più da una band come loro. Nel complesso la qualità delle canzoni è buona, ma sicuramente non sorprendono più come prima.

Daniele Fuligno

VOTO

72

 

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