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Dopo lo straordinario successo che hanno avuto i P.O.D.
con "Satellite" nel 2001, divenne quasi d’obbligo impossessarsi
due anni dopo del successivo full-length "Payable On Death",
sperando di poterlo apprezzare tanto quanto l’altro. L’album in
questione vede l’arrivo nella band del carismatico ex chitarrista dei
Living Sacrifice (band di altissimo livello thrash/death, ora
metalcore) Jason Truby, al posto del meno tecnico Marcos Curiel, e come
se non bastasse anche la partecipazione di uno dei migliori chitarristi
al mondo per quanto riguarda la chitarra acustica fingerstyle, ovvero lo
straordinario Phil Keaggy. Tutto ciò faceva presagire un album privo di
difetti, praticamente perfetto, ricco anche di innovazione del sound
(vista la presenza di due chitarristi del calibro di Truby e Keaggy), ma
purtroppo non avvenne così e negli Stati Uniti vendette "solo" 500 mila
copie costringendo l’Atlantic Records a recidere il contratto alla band.
Sebbene in "Payable On Death" il sound tenda molto di più
all’alternative e al nu, abbandonando quasi completamente il rap, il
risultato è abbastanza deludente perché le canzoni sembrano piuttosto
ripetitive e anche mosce, tranne alcune eccezioni.
Una delle più
riuscite song di tutto il Cd è sicuramente Will you, che
mescola parti lente da ballad a parti più pesanti e veloci dal sound nu
metal. Da evidenziare il lavoro alle chitarre Jason Truby, sicuramente
più preciso e raffinato rispetto a quello dei precedenti album con
Marcos Curiel. Nonostante questo, però la presenza dell’ex chitarrista
dei Living Sacrifice sarà praticamente quasi impercettibile, se
non nella strumentale Eternals, caratterizzata da sognanti
atmosfere create dalle note di due chitarre (acustica e elettrica)
suonate dalle mani di Truby e Keaggy che si rincorrono con repentini
cambi di velocità, un primo assaggio di quello che è possibile ascoltare
negli album da solista di Jason ("Waiting On The Wind" e "String
Theory"). Passando ancora in rassegna le tracce migliori di questo
album, si possono citare Execute the sounds, l’unica che
riporta i cadenzati ritmi rap come negli altri album, e poi la
successiva Find my way, dalla bellissima struttura
composita anche se ricorda molto (anzi, è quasi identica) quella della
sopraccitata Will you, e infine l’isterica (ma allo stesso
tempo anche malinconica) Asthma. Il resto delle tracce,
come già sottolineato in precedenza, è caratterizzato dallo stesso sound
alternative piuttosto ripetitivo. Un'altra nota stonata sono le lyrics
che mostrano solo qualche piccolo sprazzo di cristianità: sembra che i
P.O.D. vogliano quasi celare la loro fede, probabilmente come
spesso avviene perché in contrasto con la politica della casa
discografica. Anche i ringraziamenti nel booklet sono molto meno sentiti
di una volta, tranne quelli del nuovo arrivato Jason. Anche il booklet
stesso sembra voglia nascondere la cristianità della band, mostrando
disegni che sembrano avere a mio parere un significato scaramantico.
In conclusione
l’album lascia un po' l’amaro in bocca, visto che ci si aspettava molto
di più da una band come loro. Nel complesso la qualità delle canzoni è
buona, ma sicuramente non sorprendono più come prima.
Daniele Fuligno |